Di Francesco scuote la Roma: “Più cattiveria e mentalità”

 

Il tecnico giallorosso affronta il suo Sassuolo e riparte da Schick: “Patrik deve avere la forza di superare il gol sbagliato, è il calciatore a cui sono più vicino: è forte, è un patrimonio della società, può diventare un grande campione”

Di Francesco riparte da Schick. L’attaccante ceco sarà titolare oggi pomeriggio all’Olimpico (ore 15) contro il Sassuolo. “Giocherà, gli altri non li dico. Il gol sbagliato pesa, ma Patrik deve avere la forza di superarlo, è il calciatore a cui sono più vicino: è forte, è un patrimonio della società, può diventare un grande campione. Non è sua la colpa se abbiamo perso con la Juventus”. A sei mesi dal suo arrivo, per il tecnico giallorosso è tempo per fare un primo bilancio, senza pensare al mercato di gennaio. “Non mi interessa parlarne ora, sono in sintonia con Monchi: io penso solo a conquistare sei punti prima della pausa, poi più avanti si potrà anche cambiare idea sul mercato. Il bilancio? Non mi do voti, anzi accetterò quelli che mi daranno. Abbiamo fatto ottime cose, ma ci mancano ancora un po’ di cattiveria e un po’ di mentalità, che ha avuto la Juventus contro di noi nella prima ora di gara. Siamo cresciuti tanto, ma non siamo ancora competitivi sotto tutti i punti di vista, questo deve spronare la squadra. In Champions abbiamo fatto qualcosa di straordinario, in campionato siamo in corsa almeno per dar fastidio, per ripartire bisogna vincere, non ci sono altri rimedi“.

FONTE     FORZAROMA.INFO

La Liga spagnola esalta Cristian Totti

Il primogenito di Francesco è stato impegnato nei giorni scorsi a Tenerife per la Liga Promises

Cristian Totti, primogenito di Francesco, è stato impegnato nei giorni scorsi a Tenerife per la Liga Promises che ha messo a confronto le formazioni Under 12 di alcune squadre big del calcio spagnolo con altre squadre provenienti da tutta Europa, tra cui appunto la Roma. In un post pubblicato dall’account della Liga spagnola, si parla di Cristian Totti così (in inglese): “Tale padre, tale figlio… il calcio scorre nelle vene di Christian Totti”. In realtà, il primogenito del Capitano si chiama Cristian, e gioca con il numero 9, ma in Spagna pur di celebrarlo hanno sbagliato il suo nome.

FONTE   FORZAROMA.INFO

Le verità nascoste…..

Le verità nascoste. Roma, la solidità non basta. Ma i gol di Dzeko faranno la differenza
  – Ci siamo, finalmente. Ecco la novità che sa tanto di antico: stasera e domani gioca la Serie A e, il 29 e 30 dicembre, non capitava dal 1990.Tutti in campo nel bel mezzo delle feste come fa solo la Premier inglese, per chiudere il girone di andata con un turno tutt’altro che banale. Dalla cima al fondo della classifica, staccatissimo Benevento a parte, prima di dare l’addio al 2017 sono attese risposte importanti. Tante le questioni irrisolte, almeno due i quasi spareggi (Inter-Lazio e Fiorentina-Milan) con vista sull’Europa. Ci sono giocatori ma anche squadre intere che provano a sbloccarsi, segnali di riscossa da confermare. C’è da verificare la risposta del pubblico al pallone che rotola anche tra Natale e Capodanno. C’è un titolo d’inverno da assegnare: il Napoli può prenderselo già stasera.
LA ROMA TORNERA’ A SEGNARE? – La difesa rimane la migliore della Serie A, ma l’attacco nelle ultime giornate si è inceppato e la solidità, da sola, non è sufficiente per mantenere il passo di Napoli e Juventus. La Roma, nelle ultime tre giornate di campionato, ha segnato un solo gol, per altro all’ultimo respiro della partita con il Cagliari, pareggiando a Verona con il Chievo (0-0) e perdendo a Torino (1-0), così è scivolata a 7 punti dagli azzurri e a 6 dai bianconeri. In mezzo, c’è stata l’eliminazione dalla Coppa Italia (1-2 con il Torino) e anche l’ultima di Champions (1-0 al Qarabag) ha evidenziato difficoltà offensive inattese. Nessun dramma. Si tratta di ripartire. Ricordando che c’è anche una partita da recuperare e nulla è perduto, l’importante è non lasciarsi travolgere da critiche eccessive. La garanzia giallorossa sono i gol di Dzeko: finora ha latitato, ma campioni così non si imbrocchiscono, vivono solo dei periodi un po’ più bui, e appena il bosniaco tornerà spietato tutto diventerà più facile. D’altronde, i pochi gol sono figli di errori tecnici, non di gioco asfittico: se Schick non avesse fallito l’occasionissima a Torino, racconteremmo un’altra storia. In casa giallorossa, comunque, la fiducia è massima: «La Roma è candidata allo scudetto – dice Francesco Totti a Sky -, ci sono tre-quattro squadre fortissime, è un campionato diverso dal precedente».

FONTE     LA STAMPA – BARILLA’ – CONDIO

Lo scudetto dei capitani Totti:

Totti: “La Roma è una delle 3 o 4 che possono realmente arrivare a contendersi il titolo”, De Rossi: “”Vincere è un percorso lungo, è una parola della quale non si deve abusare”

Totti ha accettato di vincerne uno in 25 anni pur di mantenere il suo patto d’amore con la Roma, De Rossi non ha mai ceduto alla tentazione di andarsene per provare in tutti i modi a festeggiarne uno prima che sia troppo tardi, come evidenzia Il Tempo.

Il soggetto mancante è ovviamente lo scudetto, un ricordo diventato ormai ossessione in questi lunghi 16 anni che ci separano dall’ultimo tricolore giallorosso del 2001. La sconfitta in casa della Juventus dello scorso 23 dicembre ha allontanato il sogno, ma non lo ha ancora distrutto. Ne è convinto Totti, che ieri a Dubai ha incontrato proprio Capello, il condottiero dell’impresa della sua carriera a cui tiene più del Mondiale vinto. C’era anche Lippi tra gli invitati ai Globe Soccer Awards, dove l’ex capitano romanista ha ricevuto il premio alla carriera dopo aver tenuto il suo primo discorso da relatore-dirigente. E tra un stretta di mano e un selfie con gli allenatori più importanti della sua carriera, ha provato a ricaricare le pile della squadra ferita. “La Roma – dice Totti – è una candidata a vincere lo scudetto, è una delle 3 o 4 che possono realmente arrivare a contendersi il titolo perché è competitiva e forte. Cosa invidio alla Juventus? Nulla, posso solo dire che loro rispetto a noi hanno lo stadio “personale””.

La Roma dovrà aspettare altri tre-quattro anni per giocare nel suo impianto di proprietà a Tor di Valle, ma l’obiettivo è di arrivare a dama prima. “Purtroppo vincere nella Capitale è più difficile – riconosce Totti a Sky – lo dicono le statistiche. Sarà una chiacchiera leggendaria, però riuscirci a Roma vale 10 volte di più rispetto a tutte le altre città d’Italia”.
Vallo a dire a De Rossi, che s’è affacciato in prima squadra nella stagione col tricolore cucito sul petto ma ha visto fallire i sedici tentativi seguenti. Con tanto di nove secondi posti (compreso quello assegnato a tavolino causa Calciopoli) dal sapore spesso amarissimo. Eppure in lui ha sempre prevalso un pensiero: “E se me ne vado e la Roma vince?”. In fondo, è lo stesso spirito che ha spinto Totti a non cambiare mai maglia, “anche se insieme abbiamo vinto poco” ricorda Francesco (due coppe Italia e una Supercoppa oltre al Mondiale), e ora a Daniele restano da contratto due tentativi per scrivere il lieto fine della sua carriera. Ma rispetto a Totti, si mostra più cauto. “Vincere è un percorso lungo – sottolinea De Rossi a Sky – è una parola della quale non si deve abusare. Me l’ha insegnato un allenatore al quale devo tanto come Conte. Si arrabbiava quando dicevamo di vincere, lo si fa tutti i giorni in allenamento, con gli atteggiamenti fuori dal campo, con gli episodi, un tiro, una parata, è tutto importante. Con la Juve un pareggio poteva starci ma se loro vincono da 6 anni significa che sono più forti degli altri. La Juve resta davanti a tutti ma da due anni vedo il Napoli è accreditato per vincere, subito dietro ci siamo noi”. Con un Di Francesco “che potrebbe fare più punti di un tecnico magnifico come Spalletti”, un centravanti, Dzeko, “che è un campione assoluto” e la guida spirituale di Totti, “calato bene nel nuovo ruolo grazie al rapporto con Monchi”.
Un De Rossi sempre più positivo, con una parola buona concessa a tutti (persino a Tavecchio… ), per combattere quella negatività che, secondo molti dentro Trigoria – compreso il neo arrivato Monchi – è il vero male da estirpare.

FONTE  FORZAROMA.INFO

Florenzi, che festa: 200 con la Roma, poi contratto a vita

Al Sassuolo non sono legati bei ricordi. Proprio contro la formazione emiliana, allora allenata da Di Francesco, il 26 ottobre 2016 a Reggio Emilia, come ricorda Gianluca Piacentini sul Corriere della Sera, Alessandro Florenzi riportò la rottura dei legamenti che ne ha pregiudicato tutta la passata stagione, soprattutto a causa di una ricaduta quando era quasi pronto a tornare in campo.

Roma, Totti inguaribile romantico: «Il calcio non è business, ma fedeltà e appartenenza»

Francesco Totti: una mosca bianca alla Dubai International Sports Conference. L’ex capitano della Roma seduto accanto a Carl Puyol ha preso la parola davanti ad una platea incantata. Anche in questa occasione, Francesco è rimasto il ragazzo di sempre raccontando le sue esperienze in 25 anni di carriera e dando una visione più romantica del calcio, ormai troppo legato ai guadagni: «Il calcio rispetto ai tempi nostri è cambiato, preferivo quello di prima a quello di adesso: ora si pensa più al business che al calcio, prima si pensava più a far crescere i ragazzi. Gli aspetti più romantici del calcio sono la fedeltà e l’appartenenza, non la parte commerciale. Ho vissuto quell’era del calcio con passione».

Parole che pesano come un macigno, specialmente se pronunciate davanti a sceicchi miliardari invitati ad una conferenza dove si discute di come sfruttare al meglio le risorse che il pallone mette a disposizione: «Ho preferito il calcio ai soldi, è sempre stato così per me. Il mio investimento principale è stato il calcio, di tutto il resto parlo col mio commercialista. Fino allo scorso anno pensavo solamente a giocare, adesso è normale che abbiamo altre priorità come investire espandendo il mio nome e quello della Roma in tutto il mondo».

Al termine dell’intervento sono arrivate le domande dalla platea, qualcuno vorrebbe vedere Francesco Totti in panchina: «Quasi tutti i miei colleghi, appena finita la carriera da giocatore, hanno intrapreso quella da allenatore. È un pensiero che avevano nella loro testa, io penso a fare altro, poi se un domani scattasse questo pensiero allora valuterei». Rispetto al calcio europeo, quello italiano risulta essere molto indietro in termini di investimenti e di vittorie in campo internazionale: «In Italia ci sono Milan e Inter che sono le squadre più blasonate. Poi Real Madrid, Barcellona, Manchester, sono più strutturate economicamente. Per noi in Italia è più complicato affrontarle, si fa più fatica rispetto alle altre nazioni. Il miglior giocatore al mondo? Messi». 

FONTE  Gianluca Lengua IL MESSAGGERO

Anche Defrel cerca spazio col Sassuolo

 

–  Gregoire Defrel spera in una convocazione per la gara con il Sassuolo(sabato ore 15). L’attaccante, infortunatosi al ginocchio in Genoa-Roma dello scorso 26 novembre, non è ancora al 100% ed è dunque possibile che Di Francesco gli conceda altro tempo per recuperare. Contro gli emiliani sono previsti 40 mila spettatori all’Olimpico. Oggi, invece, inizierà (ore 10) la prevendita 2.000 biglietti al costo di 7 euro per la trasferta di Champions League in Ucraina contro lo Shakhtar, in programma il 21 febbraio. Sempre oggi, Totti parlerà alla Dubai International Sports Conference,mentre ieri è stato il turno dell’ad Gandini: «Lo Shakhtar è da prendere con le molle, ma abbiamo una piccola percentuale di favore perché il ritorno lo giocheremo in casa. Salah? Ha chiesto lui di andare in Premier». Capitolo mercato: al momento a Trigoria è tutto fermo. Se dovesse arrivare l’offerta giusta, allora Monchi potrebbe valutare il prestito di Vrsaljko.

FONTE    IL MESSAGGERO

Vidal può partire ma solo per 13 milioni di euro e non in prestito

Aleix Vidal è in vendita ma non andrà via dal Barcellona in prestito. Secondo quanto rivelato dal portale calciomercato.it e a differenza di quanto dichiarato ieri dal procuratore del calciatore, i blaugrana non sarebbero disposti a cedere l’ex Siviglia a titolo temporaneo ma solo definitivo. Il laterale spagnolo viene valutato 13 milioni di euro ed il Barca non ha intenzione di fare sconti, pagato 17 milioni solo 2 anni fa. Sul giocatore, ci sono con forza sia la Roma che l’Inter, anche se entrambe preferirebbero il prestito con diritto di riscatto.

FONTE  CALCIOMERCATO.IT

Vincere o perdere, non ci avrete mai

 

Vincere o perdere, non ci avrete mai: voi Tuttosport, noi Giorgetto
Per rispondere a quella prima pagina sarebbe bastato scrivere: «Abbiamo vinto poco… Però è bastato vincere una volta per dire che avevamo vinto più di tutti»

Non credo ci sia un romanista che baratterebbe non dico la rovesciata al 90′ di Pruzzo, la mezzarovesciata di Montella nel 2001, il 5-0 del ’31, ma un attimo delle sue sconfitte, dei suoi “Grazie lo stesso”, col numero letteralmente (e aritmeticamente) imprecisato degli scudetti juventini. Sono cose nostre. Cose della Roma. Non si tratta di fare retoriche e apologie delle sconfitte, profili da maledetti contro vento (no, io voglio vincere e cantar per te), si tratta proprio di un’altra cosa. Di cose della Roma. Di paradigmi diversi, di ragionare in piano o nello spazio, di guardare le cose o fra le cose, di “sentire” la Roma come sangue e invece “tenere” per la Juventus come si tiene famiglia. Ognuno faccia il suo. Non ci sono colpe, semmai scelte, e Tuttosport ha il merito di aver ricordato la differenza che c’è fra noi e loro, anzi che c’è un Noi e che c’è un Loro.
Quella prima pagina non dovrebbe nemmeno offendere i romanisti, e non solo perché Szczesny, Pjanic e Benatia non sono romanisti visto che un romanista alla Juve non ci va, piuttosto perché tocca solo chi ragiona con la categoria della vittoria a ogni costo, del risultato come unico rendiconto, del trofeo come fine esclusivo di una squadra di calcio. La Roma no. A me che me frega che me dici che non ho vinto? Io romanista mi offendo se qualcuno mi dice se sono stato scorretto, se non ci ho provato, se ho barato. Io non insegno la vittoria a ogni costo, né che la vittoria è l’unica cosa che conta, ma che l’unica cosa che conta è provarci, e soprattutto che per provarci con tutto te stesso devi sentire la cosa per cui fai lo sforzo, per cui ti impegni, per cui lavori, forse preghi. La Roma è una preghiera e una certezza.
La Roma è la cosa più fica che c’è e fidatevi – potete fare solo quello visto che non sapete cosa si prova – ti galvanizza già il solo fatto di tifarla. Di nominarla addirittura: t’innamora il nome. La Roma è i suoi tifosi e la gente che l’ha sostenuta, non è una maglia da riempire con toppe di sponsor e di trofei, ma una maglia. Una bandieretta rossa antica. Una pezza. Una sciarpa sdrucita. Un ricordo lontano e la prossima partita. Una vita. Quello che auguro alle persone che amo non è di vincere ma di vivere veramente.
Essere romanista non andrà mai in copertina, tantomeno su Tuttosport. E questo è un vanto, uno di quelli che non potranno mai avere. Che poi per rispondere a questa prima pagina sarebbe bastato citare subito Giorgetto: «Abbiamo vinto poco… però è bastato vincere una volta per dire che avevamo vinto più di tutti». Perché che significa vincere o perdere veramente nella vita chiedetelo a chi ha scelto di percorrerla col cuore.

FONTE                 IL ROMANISTA   Tonino Cagnucci

Amico scusami. Firmato Mire e Radja

Costretti a essere avversari, ma mai nemici: la scelta opposta di Pjanic e Nainggolan, anime di Juve e Roma

Mire e Radja hanno giocato novantuno partite insieme. Come quattro giorni e mezzo consecutivi in campo: ce n’è a sufficienza per sentirsi compagni, evidentemente pure per diventare amici. Perché questo sono Pjanic e Nainggolan, (anche) a questo è servito quel pezzo di vita firmato Roma, scrive Davide Stoppini su “La Gazzetta dello Sport“. Oltre tutto. Nemici mai, perché chissà quante altre vacanze progetteranno insieme, chissà quanti segreti conservano il bosniaco del belga e viceversa.

Fratelli coltelli, per favore no. Fratelli e basta, con obiettivi evidentemente differenti. Pjanic scelse il bianconero per inseguire uno scudetto che a Roma vedeva sempre come un miraggio: “Giocavamo un buonissimo calcio, in squadra ci ripetevamo sempre che sarebbe stato l’anno buono – ha raccontato il bosniaco di recente alla rivista Undici – Poi però arrivavano partite in cui non eravamo proprio presenti in campo. Alla Juve questo non accade“. Non che lui in giallorosso fosse esente da colpe. Non che in bianconero, magari, abbia evitato di scegliere in alcuni frangenti la linea della concretezza a scapito della leggerezza.

 

Nainggolan invece leggero non ci va mai, se s’imbatte nella Juventus. Che sia sui social, in aeroporto, per strada o allo stadio: poco importa, Radja e la Juve è antipatia allo stato puro. “Comunque non mi vedrete mai con quella maglia”, è la firma che chiude sempre il ragionamento del belga quando gli viene chiesto del futuro. Al mondo in bianco e nero ha sempre preferito quello a colori di Roma. A maggio, dopo aver segnato e mandato a marcire la torta scudetto che la Juventus s’era portata a Roma, il belga esultò in serie con linguaccia, schiaffo virtuale e pollice verso rivolto ai tifosi avversari. Pjanic non s’offenda, stasera proverà Radja a fare lo stesso. Perché si può essere amici anche avendo scelto una strada completamente differente, in fondo di fronte allo stesso bivio.

FONTE  FORZAROMA.INFO

Juve-Roma, le probabili formazioni dei quotidiani: DiFra mette da parte il turnover, ecco i titolari

 

In difesa la coppia Manolas-Fazio, Florenzi a destra e Kolarov a sinistra. Trio di centrocampo composto da Nainggolan, De Rossi e Strootman. In attacco tridente El Shaarawy-Dzeko-Perotti

Squadra che non vince si stravolge. La Roma va all’Allianz Stadium con una formazione completamente diversa rispetto a quella che mercoledì ha affrontato il Torino in Coppa Italia. Contro la Juventus, Eusebio Di Francesco si affida ai titolari. Quotidiani tutti d’accordo: in porta torna Alisson, con la coppia centrale Manolas-Fazio a difendere i suoi pali. A destra c’è Florenzi, a sinistra Kolarov. De Rossi si prende la cabina di regia, Nainggolan e Strootman completano la linea di mediana. Attacco guidato da Dzeko, con El Shaarawy e Perotti ai suoi lati.
Ecco le probabili formazioni dei principali quotidiani:

LA GAZZETTA DELLO SPORT
Roma (4-3-3): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strootman; El Shaarawy, Dzeko, Perotti
IL MESSAGGERO
Roma (4-3-3): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strootman; El Shaarawy, Dzeko, Perotti
IL CORRIERE DELLA SERA
Roma (4-3-3): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strootman; El Shaarawy, Dzeko, Perotti
LA REPUBBLICA
Roma (4-3-3): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strootman; El Shaarawy, Dzeko, Perotti
IL TEMPO
Roma (4-3-3): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strootman; El Shaarawy, Dzeko, Perotti
IL CORRIERE DELLO SPORT
Roma (4-3-3): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strootman; El Shaarawy, Dzeko, Perotti

FONTE     FORZAROMA.INFO

Natale in campo: il 22 dicembre la beneficenza fa gol

Tanti nomi noti per un evento di beneficenza. Sarà il campo sportivo AMEDEO FABBRIZI – VIA PAZZANO 1 di Morena a fare da cornice all’iniziativa promossa da Assocentauri Calcio ASD.
 
Una partita di beneficenza tra Ex Calciatori di Roma e Lazio :
– Nela – Giannini – Desideri – Giordano – Venturi – Policano
– Attori Ninetto Davoli – Stefano Masciarelli – Maurizio Mattioli – Gianfranco Butinar
– Rappresentanti Comune di Ciampino
– Nazionale Italiana Polizia di Stato

Premierà il Sindaco di Ciampino Giovanni Terzulli alla presenza del Consigliere Regionale On. Simone Lupi – Presidente Commissione Bilancio
 
 
Il biglietto costa solo 5 euro. Tanti premi in palio per tutti.

Di Francesco: “Scudetto? Lasciamo stare, noi vogliamo dare fastidio”

– Il mondo di Eusebio Di Francesco è serio, coerente, curioso. E guai ad uscirne fuori altrimenti il gioco si ferma. Serietà negli atteggiamenti, coerenza nei fatti, curiosità nelle svolte tattiche e tecniche.
Si può pensare di vincere anche a Roma?
«Lo scudetto? Per ora lasciamo stare. Noi vogliamo dare fastidio: se cresceremo ancora e se passeremo esami come quello di Torino, più avanti ne parleremo».
Torino e la Juve: sabato il duello. Proviamo ad entrare in partita…
«Loro sono in crescita. La Juve è tornata cattiva e cinica, dà la sensazione di non subire mai l’avversario come nei tempi migliori: avete visto lo 0-0 con l’Inter? Non hanno vinto, ma avrebbero meritato di farlo».
Sindrome da Allianz Stadium alle porte, dunque?
«Nessuna sindrome, anche perché io penso in positivo. E, poi, con la Roma è la prima volta che me la gioco là: se c’è una sindrome, per me, può essere quella che mi avvicina all’Inter per i 7 gol presi due volte con il Sassuolo».
Il campionato la diverte?
«Lo trovo, per certi versi, inaspettato: la maggiore competitività mi stimola e credo che, per il vertice, la corsa sarà fra le prime cinque. Ci metto anche la Lazio, sebbene si sia un po’ staccata».
Un motivo perché, alla fine, alzi le braccia al cielo il Napoli…
«Il Napoli può vincere lo scudetto perché ha messo al centro di tutto il lavoro di squadra: si muovono meglio degli altri e a chi sostiene che la ripetitività ti rende prevedibile dico che la stessa ripetitività ti dà maggiori certezze».
Una ragione perché può trionfare l’Inter…
«L’Inter può essere la sorpresa: non gioca le coppe europee ed è un vantaggio non da poco. E, poi, Spalletti ha una buona rosa e idee molto chiare: non si rimane imbattuti per sedici gare per caso».
È il turno della Juve…
«La Juve è, fra l’altro, abitudine alla vittoria. E i bianconeri sono guidati da un allenatore “europeo”».
Europeo? Perché? 
«Allegri lo è per come sa gestire uomini e situazioni. Viaggia con una grande consapevolezza dei propri mezzi».
Gestioni come quelle di Dybala?
«Sta cercando di aiutarlo. Dal punto di vista psicologico il tecnico bianconero è all’avanguardia».
Psicologia e tattica. O psicologia prima della tattica: come la pensa?
«Il calcio è fatto di tecnica, fisicità e psicologia. In percentuale direi 30, 30 e 40».
Quanto tempo dedica al dialogo con i giocatori?
«Il giocatore vuole capire perché deve fare qualcosa, non è come una volta: prima gli dicevi “buttati nel fuoco” e lo faceva. Adesso devi saper spiegare quello che proponi».
È stato, questo, l’aspetto che più temeva ereditando la realtà di Spalletti alla Roma?
«La difficoltà maggiore era riuscire a subentrargli con le mie idee, piuttosto che scimmiottarlo. Pensavo di impiegare più tempo…».
Un salto all’indietro: la sconfitta, amara, con l’Inter all’Olimpico di fine agosto aveva generato un po’ di malumore…
«In quindici minuti rovinammo il lavoro dell’intera settimana: quella sconfitta fa parte del già citato processo di crescita».
Processo di crescita in una città che va di corsa…
«Non è semplice staccarsi dall’ambiente che, qui, ti circonda. Ogni giorno a Roma facciamo parlare tutti, dall’ artista al cabarettista, basta saperlo e prenderlo nel modo giusto: se mi mettessi a rispondere perderei energie inutili».
Eppure si parla…
«Non ascolto mai le radio, non mi interessa. L’esperienza vissuta nella Roma da giocatore mi aiuta perché tante dinamiche non sono sconosciute».
Quello in corso sembra essere anche il campionato di chi sceglie di ruotare l’organico e di chi va avanti con i soliti noti…
«Il turnover è un rischio calcolato, un modo per far sentire tutti parte del progetto. Lo faccio io, lo fa anche Allegri: l’allenatore bianconero non cambia spesso perché vuole fare il fenomeno. Ci sono altre squadre che possono fare lo stesso, ma non vogliono farlo».
Più Ancelotti o Conte? 
«Di Ancelotti mi piace la pacatezza e il rapporto che sa instaurare con i suoi ragazzi. Conte dal punto di vista motivazionale è bravissimo e sul campo un grande lavoratore: penso di pormi nelmezzo fra i due».
A proposito di Ancelotti. Riuscire ad avere continuità di lavoro nello stesso club come capitò all’ex rossonero al Milan quanto pesa?
«Pesa moltissimo. E, per questo, mi piacerebbe rimanere a Roma a lungo: questa società ha creato i presupposti per centrare traguardi prestigiosi. E come dice il direttore Monchi conta la fiducia, non il contratto in essere…».
Un veloce giro d’orizzonte. Se dovesse fare il nome del giocatore che più sta incidendo nella stagione direbbe?
«Mertens. Il belga ha cambiato il modo di fare il centravanti e sa spostare gli equilibri di una squadra».
Un po’ come Totti qualche anno fa…
«Sì, ma Francesco da ragazzo faceva l’attaccante. O, meglio, ha sempre saputo fare tutto: ricordo quando in partitella Capello lo metteva come mediano ed erano meraviglie».
Un voto al Totti dirigente?
«Lo definirei il regista dietro alla scrivania. Chiacchieriamo spesso, conosce tanti ragazzi dello spogliatoio, mi dà gli input in più su come trattarli».
Schick può essere una delle sue scommesse da vincere?
«Lo sto conoscendo, è prematuro giudicarlo. Mi ha impressionato per i suoi grandi mezzi, fisici e tecnici: ci vuole tempo e pazienza per diventare un campione. Se Allegri dice che Dybala deve crescere, pensate a quanto deve aspettare Schick».
Lei ha candidato Montella per il ruolo da prossimo ct. Perché?
«Ha le capacità per farlo. E anche lo stile».
Ha anche candidato Tommasi per la presidenza della Figc…
«Ha le qualità per capire le esigenze di tutti. E, poi, è il tempo di un ex giocatore al vertice».
Domani c’è il Toro in Coppa Italia…
«Vogliamo andare avanti perché la crescita passa attraverso gli obiettivi da raggiungere. Ditemi quante volte la Juve ha tralasciato una competizione».
Le piacciono i granata?
«Anche per loro la Coppa conta. E c’è sempre un certo Belotti là davanti».

FONTE     
LA STAMPA – BUCCHERI

Pazzesco: multa per lo striscione pro De Rossi

Non era autorizzato. Un tifoso dovrà pagare 167 euro

Altra gara, altra multa. Cara è costata l’esposizione in Curva Sud dello striscione a difesa di De Rossi nel corso della sfida casalinga con la Spal dello scorso primo dicembre. Per la precisione 167 euro. Dopo le sanzioni indirizzate ad alcuni lanciacori dopo Roma-Atletico Madrid di Champions, rei di essersi issati sulle balaustre per cercare di coordinare il tifo del settore più passionale dell’Olimpico, una nuova multa ed ennesima pagina l’assurdo divieto ai tifosi spallini di introdurre la bandiera raffigurante il volto di Federico Aldrovandi, con conseguente sciopero del tifo messo in atto nel settore ospiti come segno di protesta. In occasione della sfida contro la squadra di Ferrara, infatti, la Sud aveva preso posizione in merito alle polemiche sorte dopo la sciocca espulsione rimediata da Daniele De Rossi a Marassi contro il Genoa. “Sangue romano… DDR nostro capitano”, lo striscione esposto da alcuni ragazzi del gruppo Roma, un messaggio di vicinanza al numero sedici con la fascia al braccio. Com’è giusto che sia in base a un legame con le bandiere e i figli di Roma che può momentaneamente incrinarsi, ma mai spezzarsi.
Al netto del già citato Regolamento d’uso secondo il quale “è vietato introdurre o esporre striscioni […] diversi da quelli esplicitamente autorizzati dal Gruppo Operativo per la Sicurezza”, il contenuto assolutamente non minaccioso avrebbe potuto far desistere gli organi competenti, considerando anche la spontaneità dello stesso che, in base alle ferree regole, non avrebbe potuto entrare a priori in base ai sette giorni di anticipo entro cui dovrebbe pervenire la richiesta. Sarebbe bastato un po’ di buon senso o la comprensione di una risposta che si poteva preventivare. Ma in fondo in un Olimpico in cui lo scorso gennaio venne vietato l’ingresso di uno striscione in favore delle popolazioni colpite dal terremoto, con la motivazione della mancata richiesta scritta e della natura non ignifuga dello stesso, si poteva altresì preventivare anche una dura reazione. E così è stato. In data 13 dicembre infatti il Commissariato di Prati, mediante l’uso delle telecamere interne, ha comunicato a un tifoso romanista la sanzione di 167 euro (pagamento in misura ridotta) per l’esposizione dello striscione in favore di capitan De Rossi, in quanto “non autorizzato dal G.O.S”. Stessa sorte toccata diversi mesi fa ai tifosi romanisti che avevano esposto le immagini di Alberto Sordi e Gigi Proietti nei panni di vigili urbani. Sana ironia per rispondere con un sorriso alle tante multe piovute nel corso delle recenti stagioni. Dopo Sordi e Proietti è arrivato il turno di Daniele De Rossi. Chi sarà il prossimo?

FONTE   IL ROMANISTA