Nainggolan: “Col Barça durissima. Scudetto alla Juve, Lazio agevolata. Andare via? Non adesso”

Il centrocampista belga sulla crisi di dicembre-gennaio: “Ci succede tutti gli anni, questi cali arrivano sempre e poi ci riprendiamo. Che succede? Forse ci accontentiamo, stare lassù magari ci fa pensare che le cose andranno avanti da so

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Tutto d’un fiato, senza pensare troppo a come rispondere, e pazienza se qualcuno s’offende. Radja Nainggolan è così, prendere o lasciare, ed è per questo che piace ai romanisti. Tornato dal Belgio con qualche speranza in più di giocare il Mondiale, ma infastidito per il pressing asfissiante su di lui dei media locali, il centrocampista della Roma si racconta a Il T

Dal video-scandalo di Capodanno di cui si è pentito alla sfida col Barcellona da affrontare «a viso aperto», dalle chiamate di Spalletti dell’estate scorsa fino all’offerta arrivata a gennaio dalla Cina, dove non è ancora arrivato il momento di andare. Il Ninja adesso è felice qui. E vuole lasciare il segno fino in fondo.

Ce la fate a pensare al Bologna o siete già con la testa a Barcellona?
“Una vittoria al Dall’Ara ci darebbe motivazione e la possibilità di continuare la striscia positiva, spero che la pausa per nazionali non influenzi la squadra perché dobbiamo giocarcela al massimo. E poi ci concentreremo sulla Champions”.

 

Come si fa a uscire “vivi” dal Camp Nou?
“La cosa buona è che non abbiamo niente da perdere, possiamo farci ancora più belli in Europa. Affrontiamo una squadra che non ha mai perso, sarà tosta e per chi la guarda da fuori pensa che sia impossibile batterli. Questo può diventare un punto di forza per noi perché ci considerano già spacciati e magari è un aspetto che ci motiva ancora di più. Andiamo là a giocarcela a viso aperto”.

Lei come ci arriva?
“Adesso sto bene, non sento più dolori mentre prima ho avuto qualche problema fisico ma ho continuato a giocare perché voglio sempre dare una mano alla squadra. Ci aspettano tante partite in pochi giorni, quindi dovremo essere consapevoli della nostra forza e tenere duro. Questo sarà il momento più importante anche per qualificarci alla prossima Champions: dobbiamo stare tutti sul pezzo”.

Soddisfatto finora della sua stagione?
“È meno esaltante rispetto all’anno scorso perché uno può giocare male ma se fa gol viene comunque elogiato. Io quest’anno segno poco, faccio qualche assist in più, però raccolgo meno attenzioni: il calcio è fatto così. Mi sento comunque a posto con me stesso, ho sempre dato il massimo, mi prendo le mie responsabilità e quando le cose vanno male possono criticarmi tranquillamente”.

È vero che avete chiesto a Di Francesco di cambiare?
“No, non ci siamo mai lamentati con lui. Purtroppo a Roma è così: se i risultati non arrivano viene detto che siamo tutti contro l’allenatore. Invece non c’era nessun complotto, la gente chiacchiera troppo, è facile esprimere un pensiero e poi dire l’esatto il contrario”.

Vi siete spiegati la crisi di dicembre-gennaio?
“Non so davvero che dire. Ci succede tutti gli anni, questi cali arrivano sempre e poi ci riprendiamo. Che succede? Forse ci accontentiamo, stare lassù magari ci fa pensare che le cose andranno avanti da sole. Poi perdi una partita, non sei preparato, arriva la seconda e prendi il via. Se avessimo vinto una gara in mezzo a quel periodo magari saremmo ripartiti prima, facile dirlo a posteriori ma una spiegazione esatta non ce l’ho”.

Quanto ha insistito Spalletti per portarla all’Inter?
“C’era l’interessamento da parte loro perché l’allenatore mi stima e viceversa, anche se si fanno sempre mille storie su di lui… ma lasciamo perdere. Io con Spalletti ho sempre avuto un buon rapporto, mi ha messo nelle migliori condizioni per esprimermi. Ma alla fine quest’estate non c’era nessuna possibilità che io andassi via da Roma”.

Invece la proposta dalla Cina quanto era concreta?
“C’è stato qualcosina, nulla di serio. Sarei bugiardo a dire che i soldi non mi interessano, ho 30 anni… Però la verità è che in passato ho respinto offerte importanti, due anni fa potevo andare al Chelsea e guadagnare di più, ma per me non esiste solo l’aspetto economico. Mi spiego, un conto è dire: “vado a divertirmi due anni in Cina e a prendere i soldi”. C’è gente disposta a tutto, pure a lavarsi i panni con le sue mani, pur di andare a prendere tutti quei soldi. Un altro discorso è se devo restare a pari livello e allora mi conviene cambiare città e stile di vita così spesso? Non ho ancora questo pensiero. Sto bene qui e basta”.

Sarebbe importante dare continuità al percorso di un tecnico?
“Sì, ora bisogna arrivare tra le prime quattro e poi Di Francesco deve rimanere per forza perché è giusto che continui lui a lavorare su questo nuovo gruppo”.

Lei quante altre stagioni giocherà?
“Ho sempre detto che non farò il calciatore fino a 40 anni per un semplice motivo: amo godermi la vita. Lo faccio anche da calciatore, che per me è sempre un hobby, mentre la cosa più importante è vivere bene. Io non ce la farei a giocare in una società importante e restare chiuso dentro casa tutto il giorno. La nostra vita è anche molto stressante, quando le cose vanno male si deve stare attenti a dove si va. Non è facile, stai in viaggio quattro giorni a settimana, dovunque ti muovi ti fanno le foto e adesso che Totti non gioca più tocca sempre a me, capito? (ride, ndr). A parte questo, io ragiono stagione per stagione, spero di continuare a stare bene, poi quando ci sarà da far spazio ai giovani, lascerò”.

Si è pentito per quel video a Capodanno?
“Ho fatto una cavolata, io il 31 dicembre non sono mai stato a casa, magari se ero in giro non sarebbe successo. Invece ho preso il telefono, è successo quello che è successo, mi dispiace perché ho dato un brutto esempio, ma io non sono così: ho due figlie, sono bravo e cerco di insegnare loro il massimo possibile. Soprattutto nei loro confronti è stata una cosa sbagliatissima. Però in quelle situazioni non si capisce più niente e scusarsi dopo non serve. È capitato una volta, mica tutti i giorni combino cose del genere”.

Si è ricreduto su di lei il ct Martinez?
“Mi sa di no, ha detto che non farà le scelte in base al pubblico, capito? A parte gli scherzi, sono contento perché ho avvertito l’affetto della gente e non me l’aspettavo. Adesso ho conosciuto meglio la parte umana dell’allenatore, non immaginavo fosse così: mi è successa una cosa particolare, ho chiesto un permesso emi ha lasciato andare nonostante ci fosse la rifinitura. Nella mia posizione avevo anche paura di chiederlo, ma me l’ha dato tranquillamente”.

Ai Mondiali ci andrà?
“Lo spero, ce la sto mettendo tutta, ma non dipende da me. Ci ho già creduto quattro anni fa e non mi hanno convocato quindi ora penso a fare il mio e lascio la scelta a Martinez, anche se penso di meritarmi uno spazio”.

E lo scudetto chi spera lo vinca?
“Dico la verità, ce l’ho con la Juve ma spero lo vincano loro. Niente contro il Napoli, per come giocano se lo meritano, ma se per cinque anni arrivo sempre secondo e poi lo vince una squadra diversa dalla Juve, mi roderebbe. Mertens non me ne voglia”.

Qual è la vostra vera rivale per entrare in Champions?
“Dipende soprattutto da noi. La Lazio ha l’Europa League, gioca di giovedì e non saràfacile. L’Inter è una squadra che ha fatto cinque partite male, poi è andata a Genova su un campo durissimo e ha vinto 0-5: cose inspiegabili. Noi abbiamo avuto un calo, magari anche loro e sono ripartiti adesso. Spero che alla fine la Roma sarà tra le prime quattro perché è troppo importante. Ci sono ancora scontri diretti da giocare, noi abbiamo il derby”.

La Lazio si sta lamentando per i torti arbitrali.
“Vedono rigori anche quando non ci sono e secondo me è capitato che in qualche partita siano stati agevolati. È successo pure a noi in passato di protestare tanto, ad esempio quando ci hanno fischiato contro due rigori con la Juve per falli avvenuti fuori area. Gli episodi sono infiniti, però si deve andare avanti. Invece i laziali parlano ancora dei fatti della terza giornata, ma siamo arrivati alla trentesima…”.

Giudizio su Monchi?
“Bravissimo. Sta tutti i giorni qua, rispetto a Sabatini è più coinvolto nello spogliatoio, viene, parla, è sempre disponibile e quando c’è da dire una cosa lo fa, se c’è da rimproverarci non ha problemi: le persone così mi piacciono”.

E Totti dirigente?
“Lo aiuta molto. Ha appena smesso, sa come stare vicino alla squadra e in che modo ragionano i calciatori. Si danno una mano a vicenda, l’inserimento di Monchi così positivo dentro lo spogliatoio è stato possibile anche grazie a Francesco, che a volte ci parla in nome del direttore sportivo. E in certi casi per noi è più facile ascoltare Totti piuttosto che Monchi”.

Perché Schick sta faticando?
“È un ragazzino, ha 20 anni. Alla Samp ha fatto benissimo, si vede che ha tanta qualità, in allenamento fa cose da giocatore importante, ma a Roma devi dimostrare tutto subito, avere le ossa pronte ed è difficile. Qui se sbagli le prime tre partite ti iniziano a fischiare. Lui ha anche paura perché l’hanno pagato molto, si mette sempre a disposizione, dà il massimo, vorrebbe incidere subito e forse gli manca il gol. Ma non ho dubbi: è forte”.

FONTE  IL TEMPO

Juve su Pellegrini. “Sono alla Roma, un grande club. Domani si vedrà”

Manovre dei bianconeri sulla clausola del giallorosso: Fa piacere, ma qui c’è un progetto”

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La stretta attualità parla di un polpaccio, il destro, che dà qualche fastidio e gli farà saltare quasi certamente la trasferta di Bologna. Dettagli rispetto al futuro. Lorenzo Pellegrini conosce perfettamente la situazione, come sa anche chiaramente cosa si aspetta e cosa vuole. A medio o lungo termine che sia. E quando (a Sky) gli chiedono dei tanti club che sono sulle sue tracce, ad iniziare dalla Juventus, risponde così: “A un giocatore fa piacere leggere il proprio nome accostato a grandi club, ma io sono già in un grande club, con un progetto ambizioso. Per il momento mi godo questo, poi vedremo”.

Come riportato nell’edizione odierna de “La Gazzetta dello Sport”, la Juventus è lì, pronta a pagare la clausola per portare Lorenzo subito in bianconero, fin dal prossimo giugno. Clausola particolare: 25 milioni in caso di almeno 25 gare stagionali da 45 minuti. Per ogni gara in meno il prezzo scende di un milione e mezzo, allo scattare della 26a presenza sale a 30 e poi cresce di un milione a gara. A oggi Pellegrini di gare da almeno 45 minuti ne ha giocate 20, dunque il valore odierno è di 17,5 milioni. Ma, soprattutto, nelle 30 presenze stagionali ha giocato per intero solo 5 gare. Ecco, Pellegrini il prossimo anno vorrebbe sentirsi un po’ più importante di oggi, sia nella forma sia nella sostanza.

FONTE             (A. Pugliese)

Gerson: “Calciatore grazie a una bottiglia d’acqua. Sorpreso da Spalletti, poi mi hanno massacrato

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Il centrocampista brasiliano: ” Il Barcellona è una delle migliori squadre del mondo. Andiamo lì per giocarci le nostre possibilità, per cercare di qualificarci. Sappiamo che sarà una partita difficile, ma lo sarà anche p

Il centrocampista della Roma, Gerson, ha rilasciato un’intervista al sito Ultimouomo.com. Questo un estratto delle sue parole sul campionato e la sfida di Champions League contro il Barcellona.

La sua infanzia non è stata facile…
Ho avuto un’infanzia difficile: in famiglia siamo in quattro, oltre a me ci sono altri tre fratelli, soltanto mio padre lavorava e qualche volta capitava che mancasse da mangiare. Quello che non mancava mai erano i fagioli. Ero triste della situazione perché volevo aiutare e non lo potevo fare.

Una storia simile a molte altre già sentite…
I miei amici dell’infanzia sono quasi tutti finiti nel giro della criminalità o in carcere, dove sono cresciuto io. E chissà io cosa avrei fatto. Io ho sempre avuto la testa sulle spalle, non credo che avrei fatto quella fine, anche se a volte le circostanze della vita sono imprevedibili.

 

Qual è il giorno in cui è cambiato tutto?
Eravamo in casa e c’era una bottiglia d’acqua sul tavolo… ad un certo punto è caduta, e io l’ho calciata al volo. Mio padre era lì con me e ha intravisto del talento. Da quel momento si è convinto che io sarei diventato un calciatore. Nessuno gli dava credito, lui è stato l’unico a crederci.

Il trasferimento alla Roma?
È stato tutto davvero fulmineo. È stato veloce, ma è stata anche la realizzazione di un sogno. Quando si è nel settore giovanile in Brasile si parla tra ragazzi e il sogno di tutti è quello di arrivare in Europa. Ma bisogna essere preparati anche mentalmente per fare questo salto.

La maglietta regalata da Sabatini con il numero 10 di Totti?
Era un regalo di cui ero felice, abbiamo fatto una foto: per me non c’era nient’altro. Poi c’è sempre qualcuno pronto a polemizzare, a interpretare le cose in maniera negativa. Però dal mio punto di vista e dal punto di vista delle persone che erano lì era un semplice regalo, una bella maglia.

Totti?
Arrivato a Roma ho avuto subito la fortuna e il privilegio di allenarmi al fianco di Totti e di assistere in prima persona al suo addio al calcio. È un ricordo che conserverò per sempre. È stato incredibilmente emozionante.

Lo scorso anno sei stato vicino al trasferimento in prestito al Lille…
Il club all’inizio aveva la percezione che avevo anche io: cioè di non essere ancora pronto per il calcio italiano e il calcio europeo. E riteneva fosse una buona idea quella di cedermi in prestito per fare esperienza. Mi rendevo conto che mi mancava ancora qualcosa però volevo restare nel club, volevo imparare ciò che mi mancava qui. Su questo ho insistito molto, fino alla fine, perché sapevo che dovevo migliorare, ma non volevo lasciare il club.

Spalletti pochi mesi prima di fece giocare da titolare contro la Juventus…
Contro la Juventus effettivamente rimasi un po’ sorpreso perché era un periodo in cui non stavo giocando ed era una partita importantissima. In quella circostanza mancò un po’ di preparazione mentale da parte mia. A partire da quella partita, sono venuti fuori molti dubbi su quello che era il mio gioco.

Quel periodo è stato il più difficile?
Dopo quella partita con la Juventus sono stato massacrato. Poi si parlò di un possibile prestito al Lille. Ci sono state un po’ di situazioni che mi hanno lasciato un po’ triste, abbattuto.

A quale giocatore ti ispiri oggi, chi è il tuo modello?
Da quando ho messe piede qui, Nainggolan ha sempre cercato di aiutarmi, mi piace parlare con lui e davvero lo ammiro per come interpreta il calcio, per come va in campo. Ha una grinta, una forza e un carattere straordinario, a volte gioca anche in condizioni fisiche non perfette tanto è forte il suo desiderio di aiutare la squadra. Lo guardo e spero di potermi avvicinare a quel tipo di giocatore.

Che cosa ti manca per diventare come Nainggolan?
Non devo migliorare un singolo aspetto: la velocità, la forza, il tiro. Devo concentrarmi per migliorare tutte queste cose insieme. Tutti i calciatori devono avere nella propria testa la volontà di migliorare, di imparare qualcosa sempre. Questo vale per tutti, anche per Messi, Cristiano Ronaldo, Neymar, per i migliori giocatori del mondo: puoi fare sempre qualcosa per migliorarti. Questo vale ad ogni età: a 20 anni come a 40.

Tra pochi giorni andrete a Barcellona per giocare i quarti di finale di Champions League. Come ci si sente a pensare di poter giocare una partita del genere, contro una squadra del genere e contro Messi?
Giocare al Camp Nou è un sogno. Il Barcellona è una delle migliori squadre del mondo. Andiamo lì per giocarci le nostre possibilità, per cercare di qualificarci. Sappiamo che sarà una partita difficile, ma lo sarà anche per loro. Anche incontrare Messi è uno dei sogni che avevo. Ma ne ho molti altri ancora da realizzare.

FONTE     FORZAROMA.INFO

Allenamenti Roma, Per Pellegrini e Karsdorp solo lavoro individuale

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Per Pellegrini e Karsdorp solo lavoro individuale stamane a Trigoria. La squadra di Eusebio Di Francesco è tornata ad allenarsi alle 11:00 per preparare la gara contro il Bologna, in programma sabato alle 12.30.Karsdorp e Pellegrini continuano un lavoro individuale, mentre continua a lavorare in gruppo Defrel. La squadra ha iniziato la seduta analizzando alcuni video tattici per poi spostarsi sul campo C.

 

Monchi: “Totti è un supereroe”

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Il ds: “Francesco ha una capacità, un raggio d’azione, d’influenza e di credibilità così grande che la Roma deve sicuramente utilizzare”

Ha vissuto le Nozze d’Argento in giacca e cravatta, da dirigente. Per la prima volta Totti si è goduto i complimenti (social e non) per l’anniversario del suo esordio in A (il 28 marzo 1993 a Brescia) senza gli scarpini, come riporta Leggo. Ha preferito non parlare l’ex capitano. Lo ha fatto così il ds Monchi in un’intervista a Fox Sports: “Totti ha una capacità, un raggio d’azione, d’influenza e di credibilità così grande che la Roma deve sicuramente utilizzare. Sarebbe assurdo, avendo un supereroe, non utilizzare i suoi poteri. E Totti è un supereroe”.

FONTE  FORZAROMA.INFO

Roma, Monchi: “Alisson resta. Schick non è convinto di valere 40 milioni”

Il direttore sportivo sul match contro il Barcellona: “Con la testa sarà sfida difficile, se parlo con il cuore penso che ce la possiamo fare”. Sulla cessione di Salah: “Io e Baldissoni non siamo scemi”

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Il direttore sportivo della Roma, Monchi, ieri ha parlato a lungo con la stampa estera, affrontando a 360 gradi tutto il mondogiallorosso. Come riportato da Gazzetta.it, il diesse è partita dalla sfida di Champions contro il Barcellona:“Con la testa sarà sfida difficile, loro sono forse la miglior squadra del mondo. E hanno più possibilità di noi. Se parlo con il cuore penso che ce la possiamo fare. Guardo calciatori e staff e vedo qualcosa di diverso fino a ciò che vedevo qualche settimana fa”.

MERCATO – I tifosi, oltre che al Barça, pensano però già al mercato dell’estate: “Finora non abbiamo venduto nessuno e non abbiamo ricevuto offerte. L’obbligo di un d.s. è ascoltare tutti. In questo momento però – ha aggiunto Monchi – dobbiamo fare meno e parlare di più”. Capitolo mercato estivo, Monchi ha parlato di Patrik Schick: “Sappiamo che è un calciatore ancora giovane e ha bisogno di un percorso, ma la qualità ce l’ha. Magari quando arriverà a 40 milioni come valutazione tutti saremo più convinti che li vale. Anche lui non è convinto ancora. Dani Alves è stato un anno e mezzo un giocatore normale, e i tifosi non erano contenti. Poi è diventato importante. C’è una parola molto importante: adattamento”. Per Monchi, poi, baby Kluivert non si adatterebbe bene alla Premier: “Forse al City, ma non è fisicamente forte, anche se tecnicamente è fortissimo. Sembra più un giocatore per Spagna o Italia”.

PALLOTTA E I TIFOSI- Il direttore sportivo romanista ha poi replicato a chi gli diceva che Pallotta fosse interessato solo a sistemare il bilancio: “A Pallotta interessa seguire le regole dell’Uefa, ha investito tanti soldi nella Roma e li investe ancora, ma ci sono delle regole. Dobbiamo sistemare il bilancio. Il nuovo stadio sarà uno step positivo per il futuro”. A proposito di futuro, Monchi ha rigettato con forza l’idea che i calciatori non vogliano accettare la Roma perché la città è caotica e i tifosi violenti: “Non sono d’accordo con questa descrizione. La mia forza è il brand Roma, quando chiamo e dico che sono il d.s. della Roma le porte si aprono”.

UNDER E SALAH – Monchi ha parlato anche di Under: “Dove può arrivare non lo so, ha qualità e testa e ha la voglia di fare cose importanti. Queste tre cose sono fondamentali. Se diventerà un giocatore importante o per club più grandi non lo so. Alisson? Se penso ad un futuro di Alisson alla Roma per trenta anni dico di no, se invece penso ad un futuro di una settimana dico di sì o se mi chiedete per il prossimo anno dico di sì. Noi non abbiamo la necessità di venderlo”. Riguardo la cessione di Salah: “Su Momo ci sono due cose importanti da capire. Primo: la cessione fatta prima dell’effetto Neymar che ha rivoluzionato il mercato. Ma soprattutto è importante sapere che noi avevamo necessità vendere Salah prima del 30 giugno. Con queste due condizioni penso che abbiamo fatto una vendita importante, altrimenti diventa che io e Baldissoni siamo scemi”
FONTE     GAZZETTA.IT

La nuova vita di Francesco Totti tra ieri, oggi e domani

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 – F. Totti. Targhetta plastificata, cartoncino inserito dentro con sopra scritto, appunto, F. Totti e siamo sicuri che a nessuno verrà l’interrogativo di cosa voglia dire quella effe. La stanza del Capitano. Lo era prima quando calzava gli scarpini, lo è adesso che qualche volta è costretto a farsi anche il nodo alla cravatta perché così vuole il ruolo di dirigente della Roma. È al primo piano della palazzina principale di Trigoria, sul corridoio altre stanze con targhette meno impegnative, molte facce e altrettanti sorrisi che il numero dieci vede da almeno venticinque anni, quasi tutti, meno l’ultimo, trascorsi a disegnare calcio vietato agli umani. La frequenta poco quella stanza, il Capitano. Era così anche quando giocava. Ma ora, forse, c’è un motivo in più per farlo. Perché là dentro c’è il suo ieri. Una stanza che potrebbe far collassare qualsiasi tifoso della Roma, ancora di più i collezionisti di memorabilia da football. C’è la sua carriera, in quella stanza. Non c’è un centimetro quadrato libero alle pareti e sul soffitto. Ci sono, belle ordinate e incorniciate, tutte le maglie indossate con la sua Roma, dalla prima all’ultima, non mancano neppure quelle onorate con la Nazionale. E poi quelle dei più grandi campioni che ha incrociato sui campi di calcio, Messi, i due Ronaldo, Ibrahimovic, Figo, Del Piero, Buffon, Kakà, Maldini e si potrebbe continuare perché non c’è stato un numero uno del calcio che non abbia voluto scambiare la sua maglia con quella del nostro numero dieci. Sono tutte intervallate dalle foto più significative della carriera comprese quelle dei ritiri precampionato quando era poco più di un bambino, mentre sul soffitto ci sono i poster delle sue vittorie, a partire da quello del giorno dello scudetto, diciassette giugno 2001. Non mancano neppure le immagini dei suoi spot più riusciti, in particolare uno con John Travolta.

E poi c’è tutta una serie di scarpini, quelli indossati nei suoi venticinque anni di Roma e, anche, le fasce da Capitano che lo hanno accompagnato su tutti i campi del mondo. C’è anche una scrivania, ovviamente, nella stanza del Capitano. Ricoperta di targhe e premi accumulati nel tempo, roba che praticamente oscurano il computer d’ordinanza. C’è anche qualche oggetto strano su quella scrivania. Come, per esempio, l’elmo del Gladiatore che gli ha regalato il protagonista Russel Crowe. Il suo ieri, insomma, anche se piano piano Totti sta affrontando il presente con un occhio sempre più proiettato verso il futuro. Perché è lì, a Trigoria, con la sua Roma che si vede ancora per molti anni, probabilmente per sempre. Anche per questo, le sirene che hanno provato a portarlo via da casa sua, non ci sono riuscite. E non c’è stato neppure bisogno che si facesse legare all’albero maestro come Ulisse per non cadere in tentazione. È roba di pochi giorni fa, partita di Champions con lo Shakhtar all’Olimpico, in tribuna anche un vecchio compagno d’azzurro come Billy Costacurta, oggi vice commissario di una Federcalcio mai caduta così in basso.

Ti andrebbe di venire a lavorare in Figc? Costacurta ci ha provato, il Capitano gli ha risposto che casa sua è la Roma, che vuole restare dove è sempre stato. Anche oggi, da dirigente apprendista, gran parte della giornata il numero dieci la trascorre a Trigoria. Si presenta al cancello intorno alle nove di mattina, va al bar a fare colazione, una battuta con il barista, una chiacchierata con De Sanctis che conosce da quasi trenta anni. Non tutti i giorni passa per la stanza del Capitano. Sempre invece si presenta davanti allo spogliatoio, il suo regno, magari dà uno sguardo di sfuggita a quello che è stato il suo armadietto, ora è occupato da Under ma pare che al turco non glielo abbiano detto. Scambia quattro chiacchiere con i giocatori. Non è raro, poi, che vada negli spogliatoi degli allenatori, si cambi e si trasferisca in palestra. Parla spesso con i suoi ex compagni, vuole sapere come va, condividere speranze e preoccupazioni, regalare qualche consiglio, sentire il profumo dell’olio canforato anche se l’olio canforato non si usa più. In campo con la tuta non ci si presenta mai. Ci va, ma da dirigente, vestito casual, comunque dirigente. Segue l’allenamento, spesso in compagnia di Monchi, scambiandosi opinioni ma soprattutto ascoltando, spesso due chiacchiere le fa anche con il direttore generale Baldissoni con cui il rapporto sta diventando solido. Perché Totti è il primo a sapere che in questo suo nuovo ruolo, deve imparare tutto o quasi. Non ci si inventa dirigenti dall’oggi al domani. La transizione tutto è stata meno che semplice, soprattutto per uno come il dieci che, potete scommetterci, ancora oggi si sente calciatore. Ma ha capito che quel tempo è scaduto. Ora c’è una nuova vita da affrontare. Lo sta facendo con l’umiltà delle persone intelligenti, presto si iscriverà anche a un corso d’inglese. Si è dato tempo un anno per capire com’è la vita dall’altra parte dello spogliatoio. Un anno in cui comunque ha partecipato sempre di più alla vita della società. Presenza fissa ai sorteggi dove è stato il più inseguito da tutti. Presente pure recentemente alla convention degli sponsor, roba che se gliela avessero proposta dodici mesi fa avrebbe mandato tutti a quel paese. Vuole conoscere, apprendere, migliorare, dare una mano alla sua Roma. Spesso, in questi ultimi mesi, da quel ventotto maggio dello scorso anno quando ci ha fatto piangere, qualcuno ci ha domandato: ma oggi Totti che fa, qual è il suo ruolo? Detto che già fare Totti sarebbe abbastanza, il Capitano sta cominciando a capire quale potrebbe essere il ruolo in cui poter dare una mano alla sua Roma. Un ruolo, per intenderci, da cuscinetto tra la squadra e la società, il dirigente in grado di appianare i problemi perché conosce bene le dinamiche di uno spogliatoio e, ora, sta cominciando a conoscere anche l’altra parte della barricata. Continuando, nel mondo, a essere il Capitano. Perché, semplicemente, è Francesco Totti. Senza la effe puntata.

FONTE         IL ROMANISTA – TORRI 

De Rossi, la fascia tosta della Roma

Daniele pronto a vivere l’inedita gioia di ricominciare senza le fatiche azzurre. Dal Bologna al derby via Barcellona: il capitano c’è, ora tocca a Di Francesco

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Stavolta è tutto per la Roma. Non capitava dal settembre del 2004, scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero, quando De Rossi aveva esordito in Nazionale: da quella volta, ogni convocazione un calvario (per la Roma). La squadra in questo momento ha bisogno di lui, specie della sua esperienza. Bologna, Barcellona, Fiorentina, ancora Barcellona e infine (nemmeno troppo) Lazio.

 

Di Francesco non può sapere oggi se Daniele sarà in grado di reggere tutte e cinque le partite, valuterà volta per volta. Le forze di De Rossi in questa stagione sono state gestite con una certa regolarità. La pausa con il Crotone è capitata al momento giusto: Daniele con quella fascia tosta è pronto per il rush decisivo. Quello per uomini, a prescindere dal ruolo, e se lui sia più o meno adatto a ricoprirlo. E Daniele non pensa a tirarsi indietro. Lui, per primo, ha parlato del Barcellona da affrontare “con serenità”. La stessa dell’uomo d’esperienza: “Siamo undici noi e undici loro”, ha detto Daniele dopo il sorteggio. Vagli a dare torto.

FONTE   A. ANGELONI

Barcellona-Roma, file allo store di via del Corso: 3500 biglietti in vendita –

Alle 7 al via la quarta fase di prelazione per i tifosi che hanno assistito ad almeno una trasferta in Champions e per i possessori di un abbonamento. Dopo i mille tagliandi già staccati nei primi giorni di prevendita, alle 10.15 sono 137

 

Una settimana a Barcellona-Roma. Il conto alla rovescia continua per tutti i tifosi giallorossi, in particolare per quelli che hanno acquistato o acquisteranno il biglietto per la partita del Camp Nou. Stamattina al via la quarta fase di prelazione destinata ai soli possessori di almeno un biglietto per le gare Chelsea-Roma, Atletico-Roma o Shakhtar-Roma, oppure almeno un abbonamento stagionale, per il campionato o per la Champions. Nei giorni precedenti circa mille i biglietti per la partita del 4 aprile già venduti.
Dal mattino di mercoledì file allo store di via del Corso, con circa 250 tifosi che si sono presentati in centro per acquistare un biglietto: quasi 150 quelli staccati in circa tre ore, più di 200 i romanisti in lista. Poco più di 3500 i tagliandi ancora disponibili.

FONTE   FORZAROMA.INFO

Stampa belga, Nainggolan assente all’allenamento per un lutto familiare

Ieri la federazione belga ha dato un permesso al centrocampista della Roma, ma oggi Radja sarà regolarmente a disposizione di Martinez per l’amichevole contro l’Arabia Saudita

Nessun problema fisico o disciplinare per Radja Nainggolan. La Federcalcio belga è stata chiara: il Ninja ha saltato l’ultimo allenamento prima del match amichevole di oggi contro l’Arabia Saudita per questioni personali. Questa mattina i media belgi fanno ulteriore chiarezza sul motivo della sua assenza: secondo quanto riporta il quotidiano “La Derniere Heure”, il centrocampista della Roma è stato colpito da un lutto familiare. Permesso accordato dalla nazionale di Martinez, oggi Radja sarà regolarmente a disposizione.

FONTE   FORZAROMA.INFO

Schick torna rigenerato da Nanchino

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–  Un «aiutino» dalla Nazionale. Schick torna dalla Cina rigenerato, il gol con la Repubblica Ceca nell’amichevole di Nanchino vinta per 4-1 può essere un punto di (ri)partenza per l’attaccante che non è ancora riuscito a lasciare traccia di sé nel campionato italiano: «Non voglio esagerare e sopravvalutare questa rete, ma penso che mentalmente sia un piccolo aiuto». Ci ha messo meno di un quarto d’ora a segnare il momentaneo 2-1, subentrato ad inizio ripresa dopo i 90 minuti contro l’Uruguay si è fatto trovare pronto, al posto giusto e al momento giusto, per fare centro da due passi precipitandosi sul pallone sfuggito al portiere. Non un gol memorabile, ma forse un interruttore che può far scattare qualcosa in Patrik, poco incisivo finora nel 4-3-3giallorosso. E se il ct Jarolim sta pensando di costruire la squadra del futuro intorno alle due punte Krmencik e Schick. Di Francesco non è della stessa idea, gli esperimenti di coppia con Dzeko non hanno funzionato e servirebbe un radicale cambio di modulo che rimetterebbe in discussione gli equilibri trovati, un lusso proibito a stagione inoltrata. Il ceco dovrà piuttosto cercare di integrarsi il più possibile nel sistema esistente, anche se persa l’identità di ala destra sta faticando a trovare spazio in campo con la Roma e a Bologna gli sarà probabilmente riservata un’altra panchina dopo quella di Crotone.

Con volo e fuso orario da smaltire, Schick si riaffaccerà a Trigoria domani assieme a tutti gli altri nazionali, preceduti dal solo Strootman, che ieri sera ha chiuso l’agenda degli impegni con l’Olanda partendo da riserva contro il Portogallo e già oggi sarà nella capitale. Sarà di nuovo in campo dal 1′ Dzeko nell’amichevole in programma stasera alle 19, dopo i 75′ a risparmio energetico nella vittoria con la Bulgaria: il ct Prosinecki ha anticipato le scelte dell’undici balcanico che schiererà a Le Havre, in Normandia.Dovrebbe esserci, e dall’inizio, Nainggolan nella formazione del Belgio che se la vedrà con l’Arabia Saudita alle 20.45, come annunciato da Martinez in conferenza stampa: «Sarà una buona occasione per vedere in campo Radja, un giocatore che deve avere la libertà di entrare nell’area avversaria. Guarderò con interesse la sua prestazione. Ogni gara mi dà indicazioni per la scelta dei 23 per il Mondiale, ma non basta una partita: non ci dimentichiamo di chi è stato decisivo per la qualificazione». Ninja avvisato prima della preziosa chance e assente nella rifinitura: dal Bemardini hanno escluso problemi fisici e la Nazionale belga con un tweet ha chiarito che «non si è allenato per motivi personali».Ha usufruito di un permesso e oggi sarà a disposizione. L’osservato speciale in campo alle 19.10 è Under, che ha smaltito la distorsione al ginocchio e giocherà con la Turchiain Montenegro. Tocca anche a Manolas (Egitto-Grecia) Kolarov (Nigeria-Serbia , Alisson (Germania-Brasile , Perotti e Fazio (Spagna-Argentina), oltre agli azzurri: Di Francescoaspetta tutti domani a Trigoria.

FONTE        IL TEMPO – MENGHI

Roma sulle ali di Dzeko

Il bosniaco continua a essere la punta più efficace di Di Francesco anche se ha segnato soltanto 17 reti

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Tredici gol (su azione) in campionato (17 considerando la Champions), appena uno ogni 182minuti disputati (lo scorso anno la media scendeva a 103) con il 13% di realizzazione (13 su 101 tiri complessivi), a -11 da Immobile (che ha calciato 7 rigori) e – 9 da Icardi (che ha usufruito di 5 penalty). Analizzando meglio il campionato di Dzeko, scrive Stefano Carina su Il Messaggero, ci si rende conto quanto i numeri, a volte, regalino una fotografia parziale di un attaccante. E magari ci si accorge che l’attaccante con Di Francesco ha già lasciato il segno con il Napoli (doppietta), l’Inter e il Milan. In Champions, ha salvato i giallorossi a Londra con un’altra doppietta, contribuito al 2-1 col Qarabag e preso per mano i compagni di squadra nel ritorno dei quarti di finale contro lo Shakhtar:primo tiro in porta al 52’ e gol. Il tutto, senza contare il lavoro che lo vede spesso e volentieri iniziare l’azione offensiva della Roma a centrocampo.

Di Francesco si affida ancora una volta a lui. Non lo ha mai messo in discussione, nemmeno quando si lamentava a settembre «per essere troppo solo» o quando a gennaio sembrava ormai partente e in una fase involutiva che non gli faceva inquadrare mai la porta avversaria. Tolto Alisson, che è sempre stato in campo dall’inizio alla fine, Edin è stato utilizzato sinora per 2491 minuti(recuperi inclusi), 28 in meno di Kolarov che tuttavia, aspettando Jonathan Silva, nel ruolo non ha una riserva pronta a farlo rifiatare.

 

Letale e spietato, ormai che ha tagliato il traguardo dei 32 anni, non lo sarà mai o lo potrà essere a periodi. Uno però che al momento è l’unico attaccante in circolazione ad aver segnato almeno 50 reti in tre dei cinque migliori campionati europei, non si trova dietro l’angolo.

FONTE   S. CARINA

Addio a Fabrizio Frizzi, tifoso romanista dal sangue rossoblù

 È morto a 60 anni per un’emorragia cerebrale lo storico presentatore televisivo. Giallorosso dalla nascita, era legato anche al Bologna grazie al padre. A Totti disse: “Non aver paura”

Lutto nel mondo della televisione. È scomparso a soli 60 anni Fabrizio Frizzi, volto noto della Rai. Si è spento all’ospedale Sant’Andrea a causa di un’emorragia cerebrale.
Dopo l’ischemia che l’aveva colpito nel mese di ottobre, era tornato a condurre l’Eredità.
Dichiaratamente tifoso romanista, era legato anche al Bologna grazie al padre: “Roma-Bologna è la partita che mi fa soffrire di più; nasco romanista, poi mio padre, che si chiamava Fulvio come Bernardini, mi portò a vedere lo spareggio dello scudetto del ’64 e non potevo certo rimanere indifferente alla sua passione. Mio padre era di Faenza ma aveva il Bologna del cuore fino a starci male quando i rossoblu perdevano. Quando è morto, mi è sembrato naturale, giusto e quasi doveroso tener viva la sua fede, e da allora tengo anche per il Bologna. Quando Roma e Bologna si scontrano, spero che vinca chi ha più bisogno di punti e sto male comunque finisca”.

Lo scorso 28 maggio, anche un omaggio a Francesco Totti al momento del suo addio al calcio: “Ci hai fatto godere per 25 anni e stasera ci hai fatto piangere di bellezza. Non aver paura, buon futuro nella tua meravigliosa semplicità”. 

Lo stadio per il rinascimento giallorosso

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IL SOLE 24 ORE – Goldman Sachs lavora a un project financing da circa 800 milioni tra equi ty e debito (coinvolto il Credito sportivo) Il rinascimento giallorosso avrà nel nuovo stadio di proprietà il suo monumento. Dal punto di vista amministrativo, dopo l’ok politico del sindaco Virginia Raggi e quello della Conferenza regionale dei servizi, si stanno recependo le ultime prescrizioni imposte lo scorso dicembre confluite nella variante urbanistica che l‘Assemblea capitolina deve ora ratificare. La Giunta regionale dovrà poi ratificare il tutto emettendo un atto che sostituirà ogni “permesso a costruire“, mentre il Comune provvederà alla stesura dello schema di Convenzione.

Passaggi burocratici che richiedono ancora un paio di mesi di pazienza. Dovranno essere espletate inoltre delle gare europee per i segmenti di lavori pubblici che accanto alle opere private andranno a comporre a Tor di Valle l’area del nuovo stadio, il business park e le strutture commerciali. Per i cantieri, attesi al via entro la fine dell’anno, si prospetta un impegno di circa due anni e mezzo. Il traguardo della società giallorossa è quello di debuttare nella stagione 2020/21. Più o meno a sette anni di distanza dalla presentazione del primo progetto. Lo stadio avrà52.5oo posti che potranno essere estesi fino a 55mila grazie alla modularità dei megaschermi e dei settori non vip. La curva sud avrà due anelli, divenendo una specie di ”muro” del tifo giallorosso, mentre il resto dello stadio avrà le gradinate suddivise in tre anelli. Nei prossimi due mesi sarà assemblato un project financing da circa 800 milioni, una parte in equity e una a debito (intorno al 70%). Queste somme sono destinate allo stadio e alle sue “pertinenze” (dal museo alla “nuova Trigoria” pe rgli allenamenti). Goldman Sachs raccoglierà le adesioni dei finanziatori e una quota sarà sottoscritta dal Credito sportivo. «A tal proposito – precisa l’ad della As Roma Umberto Gandini – va sfatato il mito che lo stadio della Roma appartenga a Pallotta. Anche Lione, Bayern Monaco e Arsenal quando hanno costruito i loro impianti hanno creato una società veicolo che si è assunta l’indebitamento senza gravare sul club e che è servita a garantire i finanziatori con i ricavi pluriennali che vi affluiscono, come quelli per i naming rights».

Le trattative sulla cessione dei diritti di intitolazione così come quelle del main sponsor sono in dirittura d’arrivo. Sia la società veicolo che ha in pancia lo stadio che la As Roma sono controllate (al 78% il club) dalla Neep Roma Holding di Pallotta e dei soci Usa. «Realizzato lo stadio – spiega ancora Gandini – sarà stipulata una convenzione tra le due realtà. La As Roma pagherà alla società veicolo un affitto analogo a quello che versa al Coni per l’Olimpico, 2,8 milioni all’anno, ma potrà beneficiare di ricavi extra che oggi non incamera. Dal food and beverage ai parcheggi, dal museo allo store ufficiale». La As Roma si farà carico di una sessantina di milioni per gli interventi pubblici connessi all’impianto confermati dopo la riduzione delle cubature commerciali e la contrazione delle misure compensative. Mentre il costo complessivo di tutte le nuove opere che sorgeranno a Tor di Valle si aggirerà sul miliardo e mezzo.

FONTE      IL SOLE 24 ORE

Negrisolo: “Alisson? Diventerà il più bravo al mondo

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Roberto Negrisolo, ex portiere e preparatore, ha parlato ai microfoni de La Signora in Giallorosso, in onda su Tele Radio Stereo. Di seguito le sue dichiarazioni:

Quali sono le caratteristiche invisibili dei portieri?
“Scuffet era bravissimo ma non ha fatto un determinato tipo di lavoro. Nelle valutazioni di un portiere spesso si sbaglia nell’andare a guardare la percentuale di parate, bisogna vedere i punti che porta. Donnarumma è un portiere eccezionale, allenato da Gigi Romano che è stato allontanato dal Milan perché ha detto come si sarebbe dovuto lavorare col ragazzo. E’ un diamante grezzo perché non lo allenano tecnicamente. Nella partita contro l’Arsenal ha ricevuto due conclusioni uguali, una l’ha parata e sull’altra ha fatto una papera, ma al primo intervento si è parlato di miracolo. Szczesny è stato onesto, è stato Schick a sbagliare, lui era già a terra e non ha fatto nulla. L’ha presa sullo stinco, è successo questo. Szczesny ha preso 10 milioni di euro nei due anni alla Roma e li deve a Marco Savorani, l’attuale allenatore dei portieri. E’ un fenomeno, gli altri non sanno fare quello che sa fare lui”.

Su Alisson?
“Diventerà il più bravo del mondo. Si parla di Taffarel che lo vede tre giorni ogni cinque mesi, lui era già bravo a vent’anni. L’anno scorso non ha giocato ma si è allenato. Savorani è il più bravo in assoluto. Si parlava di esplosività ma non c’entra niente, Mazzantini è stato il portiere più rapido che io abbia mai visto. Alisson è un ragazzo calmo, preciso, è diventato fortissimo sulle palle basse. Contro il Torino ha fatto su Acquah una cosa che non fa nessuno, ossia è andato a coprire il secondo palo. Quello è sicuramente un lavoro quotidiano, sul tiro di Trotta contro il Crotone alza la mano sinistra su Stojan, questo dà la sensazione che possa prendere il pallone e l’attaccante ha provato il pallonetto per scavalcarlo. Bisogna vedere quello che un portiere fa con i piedi”.

Un parere su Skorupski?
“Non è migliorato, ad Empoli l’hanno peggiorato. Era bravo ma non facendo certi tipi di lavoro fai quello che ti capita. Nelle uscite basse quanti vanno con le mani incontro al pallone? Nessuno, vanno tutti con i piedi, che però non sono prensili. Ha l’età giusta per diventare un grande, ma solo se lavorerà come ha fatto Alisson”.

Perché non ci sono più preparatori dei portieri di livello?
“Perché si presentano persone che non hanno le capacità, sono preparatori atletici”.

L’hai insegnato tu a Sebastiano Rossi a uscire col ginocchio alto?
“No, lo faceva lui. Ha dato qualche scarpata a Rizzitelli. Rossi era uno come Skoruspki e ha il record di imbattibilità, in un campionato ha subito 9 gol, nessuno riuscirà a superarlo, eppure non era bravo nelle uscite sui piedi. Gli allenamenti che si fanno adesso sono con lo scudo, lo spara palloni e l’elastico, ma se uno guarda quello che c’è da fare adesso è lo stesso lavoro che bisognerebbe fare adesso. Due anni fa sono stato a Trigoria a vedere Szczesny, prima dell’allenamento c’era Alisson. Gli ho fatto vedere la foto di Masetti e lui ha l’ha baciata, diventerà il nuovo Pelé”.

FONTE   TRS

Tenere Alisson un’altra stagione. Il piano in 3 punti

Ecco i passaggi per blindarlo: rinnovare il contratto offrendogli 4 milioni a stagione senza clausola, assicurarsi un vice “giovane” e chiudere prima del 30 giugno 2 cessioni che producano circa 50 milioni di plusvalenze

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Un anno fa Alisson non era che la riserva di Szczesny alla Roma, oggi è un totem, la chiesa al centro del villaggio romanista che però ha il terrore di perderlo, sacrificato sull’altare del dio plusvalenza, scrive Matteo Pinci su “Repubblica“. La Roma però ha un piano per trattenerlo almeno un anno. I motivi sono tanti: Pallotta ha messo un veto sul Alisson, e se non sempre il “niet” del presidente si è rivelato definitivo, è comunque raro che Mr. James si faccia cogliere dalla passione per un calciatore. Monchi lavora per trattenere il numero 1 brasiliano. Un progetto in tre pu

Il primo tassello per trattenere Alisson è scontato: rinnovare il contratto per adeguare lo stipendio alle cifre con cui altri potrebbero tentarlo. La Roma gli offrirà 4 milioni senza clausola: potrebbe essere l’agente del calciatore a chiedere di inserirla, per avere un prezzo fissato. Per il club vorrebbe comunque dire blindarlo fino alla stagione successiva. Secondo punto: assicurarsi un vice “giovane”, che possa poi, magari dopo una stagione alle sue spalle, ereditarne la maglia da titolare. In questo senso, più il francese Lafont (contatti avviati) che un “vecchietto” alla Mirante. Il terzo punto è forse il più importante: chiudere prima del 30 giugno almeno 2 cessioni “pesanti”, che producano plusvalenze intorno ai 50 milioni mettendo la Roma in condizione di non doversi piegare. Nainggolan sarebbe partito già a gennaio se la proposta cinese si fosse concretizzata: se da quelle parti le possibilità d’investire tornassero fluide, lo scenario tornerebbe attuale. Pellegrini ha una clausola rescissoria (in crescita) sui 30 milioni, Florenzi un contratto in scadenza 2019 e gli occhi della Juventus addosso. Ma tutti o quasi i calciatori che hanno compiuto i 30 anni e vedono assottigliarsi le possibilità di produrre effetti positivi sui conti con la loro cessione, sono a rischio. Una cosa è certa: in estate il Real comprerà un portiere e il primo obiettivo è De Gea (perché spagnolo). Il secondo Alisson. Ma anche in caso andasse in porto il piano-A, sarebbe lo United ad aver bisogno di un numero 1. Le minacce non mancano.

FONTE   M. PINCI  REPUBBLICA