Quella notte al Camp Nou. Fermati solo da noi stessi…

– C’è stato un tempo in cui ci presentavamo in quel di Barcellona se non con i crismi dei favoriti, almeno con la consapevolezza di non aver nulla di meno rispetto ai blaugrana.

Un tempo nel quale il popolo giallorosso sognava ad occhi aperti di uscire con i tre punti dal tempio catalano e vedeva il risultato sfumare soltanto a causa di un errore della propria retroguardia.

Sono passati poco più di quindici anni: calcisticamente una vita fa, ma se pensiamo all’aspetto cronologico che esuli dal calcio sono in realtà quasi ‘ieri’.

Eppure, da quel 20 febbraio del 2002 in cui la Roma di Fabio Capello con lo scudetto sul petto andava a testa alta e senza paura a sfidare il Barcellona di Charlie Rexach, in riferimento alle due squadre è cambiato praticamente tutto.

Ovviamente, i giocatori in primis. I blaugrana hanno visto avviare il ciclo di uno dei più grandi allenatori della storia del calcio come Pep Guardiola e l’era di un marziano in campo come Leo Messi, diventando praticamente una squadra imbattibile.

La Roma, invece, ha passato una profonda crisi societaria, che l’ha vista costretta a cedere molti dei campioni protagonisti quella sera al Camp Nou, ma ha poi dato vita ad anni di spettacolo puro in campo grazie a LucianoSpalletti. Nel frattempo, infine, ha cambiato pure proprietà, passando dalla famiglia Sensi al consorzio americano in cui sin da subito si evinse che il socio forte sarebbe stato l’attuale presidente Pallotta.

Il divario tra le due realtà, insomma, è diventato abissale. Ad affermarlo, banalmente, ci pensano pure ifatturati, che nel 2002 parlavano di un sostanziale equilibrio tra i due club e ora sono letteralmenteimparagonabili.

Ma cosa succede, insomma, in quella fredda sera catalana del febbraio 2002 al Camp Nou?

Accade che, a quarant’anni dall’ultimo successo in Spagna (record poi disintegrato la stagione seguente grazie al ‘colpaccio’ al Bernabeu grazie a capitan Totti), la Roma va vicinissima a uno storico trionfo di fronte ai 90 mila del Camp Nou.

Uno splendido gol di Panucci, che annusa l’aria del derby da ex Real, regala un sogno ai cinquemila romanisti al seguito per circa venti minuti. A condannare i giallorossi al pareggio è soltanto un errore di Candela, che cerca una finezza nella propria area, si fa rubare palla da Puyol e consente poi a Kluivert di strappare il pari.

In realtà, doveva essere la sfida tra Rivaldo e Totti, ma i due campioni non lasciano il segno. Totti non ripete la prova del Bernabeu: lotta e sgomita ma non trova il colpo di genio. Come del resto Rivaldo, irretito dalla trappola romanista, con difensori e centrocampisti che rinvengono da tutte le parti.

La Roma conferma i suoi pregi, attutisce i suoi limiti offensivi e fornisce una caparbia prova di maturità. In Champions è sempre una squadra che ha personalità, che sa farsi rispettare.

Il Barcellona, come da tradizione, innaffia copiosamente il campo prima dell’inizio per rendere il gioco più veloce. I tifosi catalani offrono uno spettacolo multicolore, i cinquemila giallorossi rispondono con unostriscione perentorio: “Barcellona provincia di Roma”. Leggendario.

L’allenatore blaugrana Rexach tiene fede alle promesse effettuate nella settimana precedente al match e offre il suo celebrato tridente Saviola-Rivaldo-Kluivert. Un tris d’assi che, però, non punge più di tanto.

La prima fiammata della gara è del Barcellona, che al 16′ va vicino al gol prima con un gran tiro di Motta, su cui Antonioli respinge, poi con Saviola che tenta la ribattuta ma Candela chiude splendidamente.

Al 31′, punizione per lo specialista Rivaldo, ma il brasiliano non ne approfitta.

Finisce il primo tempo senza grossi acuti e con la sensazione di una partita molto tattica.

Capello presenta una Roma più aggressiva nella ripresa, più convinta delle sue possibilità e senza troppi timori reverenziali.

Zebina al 1′ e Panucci al 3′ entrano in area avversaria da soli per il cross ma non trovano l’assist giusto, poi la Roma passa al 12′: punizione di Totti, Batistuta non ci arriva, aggancia Panucci che si gira e fa secco PepeReina. Esplode il coloratissimo settore ospiti.

A questo punto, i padroni di casa si innervosiscono e iniziano a picchiare duro, soprattutto con Luis Enrique ePuyol.

Al 25′ Rivaldo si sveglia e piazza un gran tiro, che viene respinto da Antonioli in maniera eccellente.

Quando sembra che tutto si incanali verso la grande vittoria romanista, arriva l’enorme ingenuità di Candela. L’ex Milan Kluivert fa 1-1 e la partita finisce praticamente così.

Illusione e disillusione nel giro di un breve lasso di tempo: una partita che riassume l’intera storia di noi poveri tifosi giallorossi.

FONTE    INSIDEROMA.COM – LUCIANI

Zenden: “ll Barcellona quest’anno gioca con il 4-4-2, giocare al Campo Nou è un’esperienza speciale. Strootman tornerà a grandi livelli”

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Boudewijn Zenden, ex barcellona, ha parlato in esclusiva esclusiva a Tele Radio Stereo.

Questo il suo commento sul match di Champions League di domani sera, in chiaro su Canale 5:

“Giocare al Campo Nou è un’esperienza speciale, il Barcellona non può non essere favorito, fare risultato per la Roma sarebbe prezioso per quella che poi sarebbe l’impresa da fare all’Olimpico, anche un risultato di parità, la Roma potrebbe accettare di buon grado una sconfitta di misura con gol. Il Barcellona quest’anno è cambiato, gioca molto di più con il 4-4-2, è diverso rispetto alla squadra che allenava Luis Enrique, mantiene la sua forza complessiva, storica, ma è diverso. Quello che ha fatto il Siviglia col Barcellona può dare speranze alla Roma”. Sul connazionale Strootman ha detto: “Per Strootman serve tanta pazienza, un lottatore con esperienza, sono ottimista per il suo ritorno ai grandi livelli, per la Roma resta un giocatore molto importante, ed è importantissimo anche per la Nazionale olandese”. Sulla corsa alla finale di Kiev ha commentato: “Bayern Monaco e Manchester City hanno grandi possibilità di arrivare in fondo perché da mesi hanno vinto i campionati nazionali, il Bayern è un habitué della Champions League, Guardiola l’ha già vinta e sta portando il City ai massimi livelli. Molto equilibrata la sfida fra Juventus e Real Madrid, difficile fare un pronostico”.

FONTE      Tele Radio Stereo.

Roma e Barcellona, amori sognati e delusioni feroci: il filo diretto da Guardiola a Keita

Tante le storie dietro alla super sfida di Champions che si giocherà domani. Due mondi che sembrano lontani, ma che nel corso degli anni si sono legati e intrecciati più volte

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Trabajo y sudor. Era iniziata così l’avventura dell’uomo della rivoluzione culturale a Roma. Per il dopo Sensi e il nuovo e ambizioso progetto americano serviva un nome che facesse sognare. Luis Enrique, suggerito a Baldini da Guardiola, rappresentava l’ideologia di un calcio nuovo, lontano da tutto quello che si era visto in Italia negli ultimi anni. Forse troppo lontano. E il sentore che forse il passo fosse più lungo della gamba lo si aveva già avuto ad agosto, dopo l’eliminazione nel preliminare di Europa League contro lo Slovan Bratislava. Luis aveva il compito di portare il Barcellona a Roma, tiki-taka compreso. Ci ha provato insieme a Bojan, altro deluso blaugrana di quell’anno. Dopo appena una stagione, terminata con un misero settimo posto, lo “Zichichi di Trigoria” (così lo chiamavano scherzosamente alcuni giocatori) ha mollato, portando via quel sogno catalano intravisto solo in qualche piccola occasione.