Di Francesco, derby e finale: “Battito Roma. Ci crediamo”

L’allenatore giallorosso tra Lazio e Liverpool. E vince il premio Bearzot (su Inzaghi)

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Qui Liverpool a te Lazio. Difficile pensare che nella testa di Di Francesco ci sia qualcosa che esuli dal sorteggio di Champions o dal derby in arrivo. Il tecnico giallorosso è il vincitore dell’8a edizione del premio Enzo Bearzot. L’ufficialità è arrivata ieri, in un rush finale che l’ha visto prevalere proprio su Simone Inzaghi. Un piccolo antipasto del derby di domani sera, una vittoria al fotofinish su cui ha pesato lo splendido percorso europeo della Roma, scrive Andrea Pugliese su “La Gazzetta dello Sport“. “Stiamo raccogliendo i frutti del duro lavoro – ha detto Di Francesco – Perché non possiamo credere di poter raggiungere la finale? Sono sicuro che nei cuori di tutti i romanisti c’era questa sfida al Liverpool. Sincronizziamo ancora i nostri battiti con i loro e affrontiamo la semifinale con la grinta e l’orgoglio che ci ha portato fino a qui“.

Oltre al derby, ci saranno Genoa e Spal, tre gare fondamentali per la qualificazione alla prossima Champions. Lo sa bene Di Francesco, orientato a confermare il 3-4-3 con cui ha schiantato il Barcellona (ballottaggio tra Schick e Under), ma lo sa anche Daniele De Rossi: “Il campionato è importante quanto la Champions, vogliamo far bene nel derby. Una partita delicatissima non solo per il discorso cittadino, ma anche per la classifica. Questa sfida ci sta distraendo dall’ubriacatura di gioia di martedì. Non ero fiducioso di poter entrare tra le prime 4. Il Liverpool? Ha battuto il City, la mia favorita. Ha un allenatore che mi fa impazzire, siamo preoccupati ma il giusto. Possiamo avere delle chance“.

E forse anche di più, almeno a sentire i dirigenti. “È un sorteggio grandioso, il derby di Boston – dice Pallotta, riferendosi alla proprietà Usa del Liverpool – Ma non è la rivincita dell’84, quella era un’altra generazione. Possiamo batterli, soprattutto con pochi errori e giocando come con il Barcellona. Salah? Per 180’ sarà guerra, poi amici come prima“. E il d.g. Mauro Baldissoni si spinge oltre: “Dobbiamo ambire a vincere la Champions”. Prima, però, c’è un derby da giocare e da vincere“.

FONTE     A. PUGLIESE

Liverpool, ahi. Ancora tu? “Fa sempre male ma stavolta…”

Emozioni, paura e tanta voglia di rivincita. La Roma aspetta i Red: “Non è impossibile”

Nel momento in cui si è materializzato il Liverpool sulla strada per la finale di Champions, Roma è diventata una città immobile tra presente e passato. Dalle 13 di ieri è come se il tempo si fosse fermato, scrive Chiara Zucchelli su “La Gazzetta dello Sport“: tra radio e social, tra occhi lucidi e emozioni, il 30 maggio 1984 non è mai stato così vicino. E pazienza se i tempi cambiano, se la società ha privilegiato gli abbonati e ha messo prezzi alle stelle per la vendita libera (più di qualcuno ha gradito poco) o se il settore ospiti del Liverpool non è così grande: per un giorno i romanisti, padri e figli, si sono ritrovati in un abbraccio unico che ha bloccato il tempo. Ieri è iniziata la prelazione: sono già più di 5mila i tifosi che hanno preso il biglietto. C’è tempo fino a martedì, poi toccherà agli altri. L’Olimpico aspetta sold out e record di incassi.

“Mi avete rovinato l’infanzia – il commento di Andrea su Facebook – Ora vorrei che per mio figlio non fosse la stessa cosa”. I romanisti ci credono, al grido di “difficile sì, impossibile no“. Qualcuno scrive a Salah per dirgli che “se non era per noi non stavi al Liverpool“. Altri raccontano di fioretti. John Arne Riise, il doppio ex, dice che farà una maglia “metà dei Red e metà della Roma“. In ottica derby, inevitabile la battuta: “Meno male che abbiamo evitato il Salisburgo“.

FONTE     C. ZUCCHELLI