15 maggio 1983, Roma-Torino: un popolo in festa per lo Scudetto giallorosso

Una settimana dopo il trionfo a Marassi, l’Olimpico ringrazia i Campioni d’Italia. Con i granata un tripudio di bandiere, il giro di campo e il vaso lanciato da Ago

Un cerchio che si chiude: ecco cos’è il 15 maggio 1983. È l’ineluttabile compiersi di un destino già scritto da tempo, l’incontro tra lo yin e lo yang che stavolta però danno vita a un intero giallorosso. Il 15 maggio di 35 anni fa è un grido rimasto strozzato in gola troppo a lungo, un urlo con le braccia al cielo per ribadire una gioia che si sta consumando da una settimana. Il verdetto è arrivato a Marassi, quando quegli angeli in blue jeans coi capelli lunghi si caricarono il Barone sulle spalle e se l’abbracciarono e lo baciarono come un padre. L’estasi pulsa ancora vivissima nelle vene di Roma, perché se hai dovuto attendere 41 anni per lasciarla esplodere non può durare tre giorni, né una settimana, né un mese. Dura una vita intera. Anzi, dura centomila vite e forse anche di più.ù

Il Toro nel destino

Nemmeno se elevassimo a infinita potenza il numero più grande che ci viene in mente, riusciremmo a quantificare le bandiere presenti quel pomeriggio allo Stadio Olimpico. Sventolano da ore, quando alle 16 la Roma Campione d’Italia fa il suo ingresso in campo per sfidare il Torino in una partita che forse non ha nulla da dire, ma che è quasi scritta nel destino. È giusto che ci siano i granata, a farci compagnia in questo giorno. Perché se vai a dare uno sguardo alla nostra storia, ti rendi conto che il Toro compare spesso. Con loro abbiamo vinto la prima Coppa Italia, con loro ne abbiamo vinte altre due (consecutive) che hanno fatto da antipasto a questo trionfo. Ci hanno dato una mano il 27 marzo, quando in tre minuti e quaranta secondi hanno ribaltato la Juventus di Platini, Boniek e Paolo Rossi passando da 0-2 a 3-2. Giuseppe Dossena, capitano dei granata, consegna ad Agostino Di Bartolomei un tricolore floreale. Ci saranno di nuovo loro quando, il 6 gennaio 2002, alla Roma verrà consegnata la Coppa del terzo Scudetto. Per tutti questi motivi, la presenza del Torino allo Stadio Olimpico in quel giorno di festa e di gioia assoluta sembra quasi nella natura delle cose: non sarebbe potuta andare diversamente.

Prima della partita gli Ultrà distribuiscono un volantino che recita: «Ringraziamo i Campioni per la grande gioia che ci hanno regalato non invadendo il campo. Abbracciamoli anche a nome della città. Tutta Italia ci guarda». Un concetto ribadito anche dal presidente Dino Viola, che dagli altoparlanti dell’Olimpico parla a tutto il popolo giallorosso: «Vi ringrazio, vi abbraccio, voi siete la grande forza di questa squadra. Non invadete il campo, non guastate questo sogno cullato tanti anni». Due le parole chiave: “forza” e “sogno”. La forza dei sogni. Perché prendendo in prestito il titolo della celebre opera di Calderón de la Barca, la Roma è sogno. È uno Scudetto a cui hanno contribuito anche tutti i tifosi, importanti quanto Pruzzo, Conti, Falcao e tutti gli altri. Senza di loro, forse, questo 15 maggio 1983 sarebbe stato un giorno come tanti altri. Loro hanno dato forma al sogno, loro erano, sono e saranno sempre fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni. Sono ottantamila secondo i conteggi ufficiali, quelli ufficiosi stimano una cifra che rasenta i centomila. Non importa, sono solo numeri. Sembrano milioni, miliardi: un universo infinito al centro del quale si muove un sole giallo e rosso.

Il sole giallorosso

Il sole, appunto. Nel cielo di Roma, quel giorno, c’è una luce particolare: ogni cosa è illuminata, permettete l’ennesimo furtarello letterario, ma è davvero così. È la stessa luccicanza del 17 giugno 2001. Che sia quella miriade di bandiere, ad attirare i raggi del sole? Oppure è soltanto – si fa per dire – tutto questo amore a rendere il pomeriggio così splendente? Sono i nostri colori, forse, ad inondare di raggi caldi l’Olimpico, Roma, l’Italia e il mondo intero?

Sugli spalti c’è Sandro Pertini, che mostra tre dita come aveva fatto un anno prima a Madrid, quando l’Italia ha vinto il Mundial. Negli spogliatoi, guidato da Agostino, stringe la mano ai calciatori e si complimenta con loro, rivolge una carezza affettuosa e un sorriso ai figli di Conti. Scherza con Dino Viola, che fingendosi offeso gli fa notare: «Non sono ancora totalmente soddisfatto delle sue parole». E Pertini replica: «Perché dovrei fare un elogio anche per lei?». Al momento dell’ingresso in campo, Ancelotti si guarda intorno e sussurra come in trance: «Quante bandiere!». Sembra un bambino sognante. I riccioli di Falcao, in quella luce paradisiaca, sono ancor più angelici.

Vinciamo 3-1, per la cronaca. Perché in tutto ciò la partita, inevitabilmente, passa in secondo piano. Davanti allo spettacolo dei romanisti, i 90′ disputati sul campo sono forse il meno. Segnano Pruzzo su rigore, Falcao, Hernandez per il Torino, quindi chiude i conti Bruno Conti. Il Divino dopo il gol corre verso la Sud, salta con il pugno al cielo: in quel gesto c’è una promessa mantenuta, una promessa fatta nel giorno che più di ogni altro simboleggia i desideri, i sogni. Era il 10 agosto 1980 e lui sbarcava a Roma, stella cadente destinata però a brillare a lungo.

 

Manca il centro del Capitano, ma lui ha già segnato il 1° maggio contro l’Avellino, quando si è buttato in ginocchio con le braccia al cielo ed è scomparso nell’abbraccio di Carletto Ancelotti per la più bella esultanza della nostra storia. Ha già detto quello che aveva da dire quel giorno di due settimane prima: «In porto andremo sicuramente, vediamo di arrivarci col vessillo». Ago non segna, ma guida i compagni nel giro di campo con l’enorme tricolore che palpita come un cuore al ritmo del trotto dei giocatori. Ago non segna, ma lancia un vaso di fiori alla Curva Sud. Un vaso, non un mazzo. Vorrebbe lanciare il suo cuore, alla gente romanista. Vorrebbe letteralmente donarglielo, ma non potendo farlo regala loro quel vaso di fiori. Dagli altoparlanti suona Grazie Roma, mentre Dibba applaude i tifosi e li indica. Li applaude e li indica perché sa che senza di loro, forse, tutta questa felicità non sarebbe stata possibile.

FONTE   IL ROMANISTA

 

Di Francesco, Balotelli nel cuore: «Ha grande qualità»

Di Francesco, Balotelli nel cuore: «Ha grande qualità»

Il tecnico vuole continuare con la Roma. E indirizzare la campagna acquisti 

di Marco Evangelisti

ROMA – Non è che bisogna rinnovargli il contratto per forza. Ma sarebbe igienico. A Eusebio Di Francesco, che ieri ha evocato per la Roma la trovata affascinante d’ingaggiare Mario Balotelli, hanno cominciato ad avvicinarsi figuri molesti. Molesti per la Roma, non per lui che fa l’allenatore e di fama e fortuna è costretto a vivere. In Europa fanno presto a sommare due e due. Questo lo ha scelto Monchi in un posto in cui se sbagli una mossa passi istantaneamente dal paradiso dei fenomeni al purgatorio degli stolti. E al primo anno la sua squadrala Roma, avete presente? Quella che prendeva sette gol alla voltaha buttato fuori dalla Champions League il Barcellona.

AD ALTA VOCE – Di Francesco però non ha finito con la sua squadra. Ha pronunciato la sua dichiarazione d’intenti domenica sera dopo aver scherzato con la Juventus: desidera prolungare l’accordo, è cosciente di avere ancora qualcosa da chiedere a se stesso, sa esattamente che cosa chiedere alla società sul mercato. Con l’invito ovviamente ironico: meno stipendio a lui, più risorse da investire nella campagna acquisti. E la campagna vuole farla lui. Indirizzarla, perlomeno. Non è che ci sia un problema al riguardo: con il direttore sportivo Monchi si trova in armonica sintonia, quasi quanto con il pubblico romano. Tuttavia certe cose è bene dirle ad alta voce e magari metterle per iscritto. Intanto ieri si è presentato alla trasmissione di Italia 1 “Tiki Taka” e ha cominciato con la voce. Datemi Balotelli e non vi rovescerò il mondo ma magari possiamo cominciare a pensare di rovesciare qualche posizione della classifica. Lo conoscete, nel suo lato pubblico. Ha usato altre parole, quelle della prudenza, quelle che preferisce: «Noi dobbiamo rinforzare difesa, centrocampo e attacco». Cioè tutto, a parte la porta. «E naturalmente Balotelli mi piace. Lo avevo già cercato quando ero a Sassuolo. Al mercato penseremo più avanti e abbiamo già le idee chiare su quello che ci serve. Ma è indubbio che Mario sia un giocatore dalle grandi qualità».

FONTE      Marco Evangelisti   CDS

Vogliamo solo star con te. Ma è pioggia di multe in Curva Sud

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 – Il regolamento d’uso colpisce ancora. L’altra faccia di un Olimpico che in questi mesi è stato teatro non solo di notti magiche e delusioni, ma anche di una pioggia di multe nei confronti di molti romanisti. Se le stagioni precedenti erano state caratterizzate prima dalla protesta contro le barriere e poi dalle dozzine di sanzioni per il mancato rispetto del posto assegnato, quella in corso ha visto manifestarsi un’applicazione ancor più certosina delle norme vigenti all’interno dell’impianto.

Il regolamento d’uso dell’Olimpico, consultabile sul sito della società, vieta difatti il posizionamento sulla balaustra, così come il mancato rispetto del posto a sedere e tanti altri aspetti della vita da stadio. Alcuni dei quali non rispettati a nostra insaputa, spesso e volentieri senza conseguenze. Tra legge e realtà esiste però una zona grigia fatta di consuetudine, valutazioni sulla pericolosità o meno di un gesto – o di un oggetto – e soprattutto buon senso.

 

[…] Ultimo in ordine cronologico il divieto di accesso agli stadi italiani ed europei nei confronti di un tifoso multato sia in occasione di Roma-, sia di Roma-Cagliari. La norma consente difatti di indirizzare un Daspo in seguito alla seconda sanzione stagionale per la stessa violazione del regolamento: due i romanisti attualmente sottoposti a tale trattamento, in attesa dell’esito del ricorso.

Gara con la Juventus nella quale è stato vietato infine l’ingresso a due striscioni in memoria di Fausto Iosa e Massimiliano Coci “Cocco”, colonne portanti della tifoseria giallorossa di alcuni anni fa. Del doman non v’è certezza, della pioggia di multe purtroppo sì. Chissà che la nuova stagione non porti in dote un ombrello abbastanza grande da salvaguardare il tifo romanista.

FONTE      IL ROMANISTA – DE GENNARO 

Di Francesco-Monchi, patto per la Roma

Il tecnico chiede almeno quattro nuovi titolari, il ds vuole accontentarlo per colmare il gap con la Juve: servono rinforzi in ogni reparto per una rosa di qualità e personalità

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MONCHI
 

Quattro, forse cinque giocatori nuovi. Pronti, fatti, consapevoli, scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero. Non da esplorare, da aspettare, progetti. Il resto sarà contorno e vanno bene i giovani, i talentini (Ante Coric, 21 anni, è uno di questi) in divenire, qualche esperimento dalla Primavera o Under 17.

“Dove possiamo migliorare? Siamo cresciuti in mentalità, ma dobbiamo ancora crescere qualitativamente, ci è mancato qualche gol, mentre in difesa abbiamo lavorato bene. Under? E’ un ragazzo molto sveglio e la sua crescita mi ha reso felice, può solo migliorare. La Roma al primo posto delle sviste arbitrali? Sono tutti alibi” dice Di Francesco.

“Che reparto dobbiamo rinforzare? Difesa, centrocampo e attacco. Balotelli? Abbiamo già le idee chiare, ma Mario è un giocatore dalle grandi qualità. Alisson? E’ il più forte che ci sia”, ecco, così vuole ripartire Eusebio (parole rilasciare a Tiki Taka), che conosce del suo gruppo pregi e limiti.

 

Ha le idee chiare anche Monchi. “Non è solo importante chi prendiamo, ma essere in accordo con il tecnico: io e Eusebio siamo la stessa persona”. Ok, ma cosa serve alla Roma? Andiamo per ordine. Il portiere, su Alisson (17 cleen sheet in campionato, un girone in pratica) il club farà una riflessione. Al momento non c’è necessità di cederlo, dipenderà dalle offerte che si marializzeranno. Se il Real offre 80, difficile che Alisson resti. Incognita è anche Florenzi sul quale pesa la scadenza (2019) del contratto e esigenze economiche che la Roma per ora non ha intenzione di prendere in considerazione. In quel caso ci sarà bisogno di un esterno basso vero, visto che Karsdorp è ingiudicabile, in pratica sta ricominciando ora da capo. Serve un destro e serve un sinistro. Un vice Kolarov. C’è Luca Pellegrini, è vero, ma parliamo di un ragazzo del 99. Un rischio, forse. La Roma avrebbe bisogno di un Darmian, uno capace di fare le due fasce. Un Cancelo, ma riscattarlo costa caro: 35 milioni all’incirca. Un tipo di investimento che la Roma potrebbe pensare di fare nel caso di cessione illustre, vedi appunto Alisson, oppure Strootman, oppure Nainggolan o Manolas, quelli notoriamente appetiti in Europa. Un altro centrale di difesa, ad esempio, specie in caso di cessione di uno, servirebbe: l’ideale sarebbe José Giménez, 23 anni, uruguaiano dell’Atletico Madrid, società che ascolta le offerte altrui. Il reparto sul quale bisognerà intervenire di più, per via anche di possibili cessioni, è il centrocampo.De Rossi ha bisogno di un’alternativa, o uno a cui fare da alternativa.

Un regista, insomma. Mateo Kovacic, il nome. Jean Seri, il sogno dell’anno scorso. O ancora un Geoffrey Kondogbia, rigenerato dall’avventura al Valencia. In Italia, le mezze ali suggerite e seguite da Monchi sono Nicolò Barella e Bryan Cristante. Sarebbero investimenti mirati, con qualche rischio, per l’età, nell’immediato. Le punte, poi. Prima va capito chi tra Perotti o El Shaarawy partirà, poi va trovato un sostituto. Justin Kluivert è uno dei papabili, ad esempio. Un giovane ma di livello. Dzeko ha per ora Defrel e Schick come vice. Ma soprattutto servirà il Riyad Mahrez dello scorso anno, al secolo Federico Chiesa, Simone Verdi o il sempre buono Domenico Berardi. E quest’anno il sacrificio si può fare.

FONTE   A. ANGELONI

Il Mondiale per Club si avvicina: prima edizione a inviti, Roma esclusa

Dal 2021 partirà il nuovo torneo. Il progetto originario prevede criteri legati ai risultati recenti: le 4 vincenti delle ultime Champions, le 4 finaliste, le migliori del ranking Uefa, ma sarà così solo dal 2025. Per l’Italia presenti Juve, Milan e Inter

 

Il Mondiale per club potrebbe diventare realtà a partire dal 2021: come riporta Fabio Licari su “La Gazzetta dello Sport“. La prima edizione sarà a inviti, ospiti i club più vincenti della storia, dal Real Madrid allo United, compresi Milan, Inter e Juve. Nonostante l’ultima semifinale di Champions League, la Roma rimarrebbe fuori dalla prima edizione. L’idea è quella di un torneo quadriennale, come il Mondiale, però negli anni dispari. Nella seconda metà di giugno. Il Consiglio Fifa può approvarlo a Mosca, prima del via di Russia 2018. Il Mondiale coinvolge 24 squadre, divise in 8 gruppi da 3. Le 8 vincenti si sfidano nella fase a eliminazione diretta, dai quarti alla finale. Partite di 90’ e, in caso di parità, subito rigori. Un torneo in 18 giorni, minimo 2 partite, massimo 5. Nel 2021 le date sono già fissate: 10-28 giugno. Manca la sede, ma la Cina è molto interessata all’evento, anche per mettersi alla prova in vista del Mondiale per nazionali. I club dovrebbero impegnarsi a non fare tournée estive per far risposare i giocatori (e avrebbero guadagnato molto di più).

Delle 24 squadre, la metà (12) sono europee: 4,5 dal Sud America, 2 dall’Africa, 2 dall’Asia, 2 dal Nord America, 0,5 dall’Oceania (spareggio con la sudamericana) più un club dal paese ospitante. Come si qualificano? Il progetto originario prevede criteri legati ai risultati recenti: le 4 vincenti delle ultime Champions, le 4 finaliste, le migliori del ranking Uefa… E così sarà dal 2025, anche se i parametri devono ancora essere stabiliti, com’è giusto, per evitare squilibri nelle entrate e garantire la concorrenza sul campo. Ma nel 2021 sarà diverso. Per lanciare il torneo, infatti, la Fifa sta pensando a una fase finale con le squadre che hanno vinto di più. Ci sono 8 club che hanno almeno 3 Coppe Campioni/Champions nell’albo d’oro: Real Madrid, Milan, Bayern, Barcellona, Liverpool, Ajax, Inter e Manchester Utd. A queste si aggiunge la Juve: 2 Champions, 2 Intercontinentali e un ruolino recente ad altissimo livello. Mancano 3 posti. Uno deve andare alla Francia che, per motivi di mercato tv, non può essere ignorata: sarebbe il Psg. E infine gli ultimi 2 slot, probabilmente in ballottaggio tra Manchester City, Chelsea, Atletico Madrid, Porto, Benfica e Dortmund.

Ci sono investitori pronti a pagare 12 miliardi di dollari per 4 edizioni (2021, 2025, 2029, 2033): il punto su cui l’Uefa ha fatto fin qui più opposizione, perché vuole capire chi c’è dietro. La Fifa garantisce sulla trasparenza. Ogni singola edizione varrebbe 3 miliardi di dollari. Interessante il discorso sui premi. La Fifa non vuole profitti, solo un centinaio di milioni per coprire le spese. Gli altri 2,9 miliardi sarebbero così distribuiti: quasi 2 miliardi (tra il 70 e il 75%) ai 24 club; quasi un miliardo (tra il 30 e il 25%) in solidarietà a federazioni, leghe, club non partecipanti. La semplice partecipazione varrà circa 60 milioni (in pratica 15 all’anno), la vincente può incassare fino a 130/150 milioni. Negli ultimi tempi Infantino, presidente Fifa, e Boban, segretario, hanno incontrato Klopp, Mourinho, Guardiola, Conte, Zidane, Spalletti, Gattuso. Ieri Allegri. Oggi, a Roma, la Roma e Di Francesco. La risposta dei tecnici è stata entusiasta. Anche quella dei presidenti di Real, Barcellona, Psg, degli inglesi, Bayern, Inter e Milan.

FONTE   F. LICHERI  GDS

 

Piano Strootman. Inter, contatto per l’olandese: Spalletti ha chiesto lui e Barella

Venerdì scorso i nerazzurri hanno sondato la disponibilità del romanista: ha una clausola di 32 milioni, si può fare soltanto in caso di Champions

Dopo aver già piazzato i colpi Lautaro Martinez, De Vrij e Asamoah, le attenzioni dell’Inter si concentrano soprattutto sul centrocampo, anche se molto dipenderà dal quarto posto. Come scrivono Taidelli e Brega su “La Gazzetta dello Sport“, venerdì scorso i nerazzurri hanno incontrato alcuni rappresentanti dell’entourage di Kevin Strootman per capire la disponibilità dell’olandese a trasferirsi a Milano. Nel contratto dell’olandese c’è una clausola da 32 milioni che l’Inter potrebbe pagare per consegnare a Spalletti uno dei centrocampisti in cima alla lista dei desideri. Operazione non facile sia perché legata alla Champions e alla volontà del giocatore, molto riconoscente alla Roma che lo ha aspettato dopo le tre operazioni al ginocchio.

L’altro uomo graditissimo a Spalletti è Nicolò Barella. Sul 21enne centrocampista del Cagliari però ci sono diversi club – tra cui la Roma – e soprattutto la valutazione di 40 milioni viene ritenuta eccessiva. Con Strootman e il rossoblù Spalletti potrebbe insistere sull’attuale 4-2-3-1, ma anche virare sul 4-3-1-2 che diventerebbe il nuovo sistema di gioco con cui cercare di far convivere Icardi e Martinez. Il tutto senza dimenticare che il migliore acquisto l’Inter potrebbe averlo già in casa. Appena finito il campionato una delle priorità infatti sarà incontrare il Barcellona per prorogare il prestito di Rafinha.

FONTE     GDS

Perotti: “Non tornerei a Siviglia. Voglio rispettare il contratto con la Roma”

L’attaccante giallorosso parla ai media argentini: “È stato un anno buono per la squadra, contro il Barcellona sentivamo di avere delle chance.”

 

Ieri pomeriggio il nome di Diego Perotti è stato inserito nella lista dei 35 pre-convocati dell’Argentina per il Mondiale in Russia. “Ho sempre detto che fino all’ultimo mi vedo nella lista dei 23 per il Mondiale, bisogna sempre pensare positivo“, ha dichiarato l’attaccante della Roma in un’intervista rilasciata alla trasmissione radiofonica argentina ‘Ataque Futbolero‘ “Ho avuto la fortuna di giocare quasi tutte le partite come titolare nella Roma – prosegue il numero 8 – Senza dubbio questo è stato un anno molto buono per quello che abbiamo ottenuto come squadra. Contro il Barcellona sentivamo di avere delle possibilità. Siamo usciti dal Camp Nou credendo che non fosse impossibile ribaltare il risultato“.

Nelle ultime settimane, alcune voci di mercato lo hanno accostato al Siviglia: “Non ci tornerei – afferma l’attaccante – Ci sono stato molti anni e non mi è piaciuto come me ne sono andato. Tornare mi farebbe rivivere cattivi ricordi che non mi farebbero rendere al meglio. La mia idea è quella di rispettare il contratto con la Roma. Se poi non vorranno rinnovare, il Boca è sempre nella mia testa. Anche se mi capita di ricevere ancora critiche per i 5 mesi vissuti lì, e sono passati quattro anni“.

Inevitabile un commento sulla sua Argentina, e anche sull’eliminazione dell’Italia dal Mondiale: “Forse c’è qualche differenza tra il calcio europeo e quello argentino, però ho sempre avuto l’idea che l’unico che lo fa sembrare facile è Messi. Guardando i calciatori che ha l’Argentina, chi può dubitare del fatto che non possa essere campione del mondo? Abbiamo Messi, nessun altro lo ha. Quanto ho visto Lautaro Martinez, ho subito pensato che si trattava di un grande giocatore. Non ho dubbi che all’Inter farà molto bene. L’eliminazione dell’Italia? Sul momento fu una cosa abbastanza terribile, ora la situazione si è calmata un po’. Ci si mette nei panni di un collega, si immagina quanto sia orribile rimanere fuori dal Mondiale. Sarebbe stato lo stesso se fosse successo all’Argentina“.

FONTE   FORZAROMA.INFO

Pressing su Talisca, Ziyech nel mirino

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MONCHI

Di Francesco gioca a carte scoperte: la crescita della Roma passa dal mercato. I ruoli sono chiari. Perché si riparte da lì, da quell’esterno destro (di piede mancino), sostituto di Salah, che soltanto l’esplosione di Under, da gennaio in poi, ne ha mitigato il mancato arrivo. Oltre al turco, però, ne serve un altro. Che abbia gol nelle gambe. La Roma ha il quinto attacco del torneo e nessuno, oltre a Dzeko, è andato in doppia cifra in campionato. Puntuale, da quando è arrivato Eusebio, ad ogni sessione torna a circolare il nome di Berardi, la cui valutazione non può più essere quella di 40 milioni della scorsa estate. A Monchi (foto Mancini) piace Ziyech che tuttavia potrebbe ricoprire (come sta già accadendo all’Ajax) il ruolo di mezzala sinistra. Oltre a Coric (si attende soltanto l’annuncio) si cerca anche un regista. Lo scorso anno il ds ci provò con Seri: ora piace anche Battaglia dello Sporting. Il ds ha messo nel mirino Talisca, di proprietà del Benfica ma in prestito al Besiktas. Giocatore che può ricoprire più ruoli (in Turchia fa anche la seconda punta). C’è poi l’ampio capitolo legato a Raiola e i suoi assistiti: il sogno è Kluivert Jr., l’offerto a più riprese rimane Balotelli. Capitolo cessioni: oltre Florenzi, Spalletti punta Strootman. Intanto Pellegrini, tra i premiati ieri del Beppe Viola’ (tra questi anche il giornalista Di Marzio), è tornato sulla clausola che vige sul suo contratto (salita a 30 milioni, in virtù delle 26 presenze da almeno 45′): «Avere una clausola non significa che ogni anno si debba cambiare squadra». Anche perché questa si determina adesso ma avrà lo stesso valore per l’intera durata del contratto (scade nel 2022). 

FONTE       IL MESSAGGERO – STEFANO CARINA

Il finale amaro del Ninja

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– Ha fatto la tempesta nel cielo sereno di Roma-Juventus, uno contro tutti. Nainggolan è stato l’anti-eroe nell’ultima serata all’Olimpico di questa stagione, ha combattuto con i suoi fantasmi mentre gli odiati rivali sfilavano sul tappeto rosso conquistando il loro 7° scudetto. Lui non ha resistito in campo fino al trionfo finale e si è fatto cacciare al 69’, meritandosi due cartellini gialli nel giro di 5 minuti. Accompagnato dai cori «scemo, scemo» a lui dedicati dal settore ospiti, ha sceso le scalette e si è diretto negli spogliatoi senza dimenticarsi di rispondere con un ironico saluto verso i tifosi bianconeri. Tutt’altro scenario rispetto a un anno fa, quando Radja mostrava la linguaccia sigillando la vittoria che rimandava l’appuntamento col tricolore.

Stavolta il belga non ha potuto evitare che gli avversari di sempre festeggiassero in casa sua, ma è stato uno smacco sopportabile più di quanto lo sarebbe stato il successo del Napoli: «Ce l’ho con la Juve, ma spero vinca lo scudetto. Mi roderebbe se esultasse un’altra squadra dopo 5 anni che arrivo secondo», confidava nell’intervista esclusiva a Il Tempo un mese e mezzo fa. Non ce l’ha fatta, però, a far finta di niente e ha finito col chiudere in anticipo la stagione per eccesso di irruenza: 5 i falli commessi, tanti quanti ne hanno fatti tutti i suoi compagni messi insieme. Ha pagato con l’espulsione e a Sassuolo non ci sarà, ma Di Francesco non gli abbonerà vacanze extra. Nainggolan è chiamato come tutti gli altri a presentarsi domani alla ripresa degli allenamenti, con un Karsdorp in più in gruppo. Due i giorni liberi concessi dal tecnico, che nella sfida dei ricordi ha bisogno di un punto per la matematica certezza del 3° posto.

Al triplice fischio dovrà salutare i giallorossi che parteciperanno al Mondiale: Alisson è nei 23 del Brasile, Fazio e Perotti sono tra i pre-convocati dell’Argentina (l’attaccante spera di superare la scrematura), Radja conoscerà le scelte di Martinez il 21 maggio alle 12. L’attesa è tanta, a 30 anni per il centrocampista sarebbe l’ultima occasione per realizzare un sogno, ma non viene dalla sua miglior stagione in A e il rischio di vivere un’altra delusione dopo l’Europeo mancato c’è. Il futuro a breve termine è in bilico così come quello in giallorosso: Nainggolan non è un incedibile, a gennaio c’è stato «qualcosina» con i cinesi che potrebbero tornare alla carica in estate e, pure se il giocatore continua a dare priorità allo stile di vita, non è immune dal fattore economico: «Sarei bugiardo se dicessi che non mi interessano i soldi».

Pellegrini ha le idee chiare: «Avere una clausola non significa per forza cambiar maglia ogni anno. Sono tranquillo». Ed è pronto a dire sì a Veronica: niente Mondiale, ma una dolce luna di miele per lui.

FONTE    IL TEMPO – E. MENGHI

In ogni caso domenica sarà una gioia

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– Con la Champions già messa nel cassetto e senza lo stress di dover strafare nella trasferta contro l’ex squadra di Di Francesco (col Sassuolo basta un punto), il tifoso romanista domenica sera non avrà che l’imbarazzo della scelta. E comunque andrà, sarà un successo: o meglio troverà il modo per gioire. La tifoseria giallorossa è infatti divisa quasi a metà tra chi (e sono una leggera maggioranza) sogna di vedere la Lazio fuori dalla zona Champions nello scontro direttoin programma in contemporanea proprio al match col Sassuolo, e chi invece alla Lazio non pensa proprio e vuole invece godere della «labbrata» di Spalletti fuori da tutto dopo la sua fuga da Roma direzione Milano nerazzurra della scorsa estate.

In realtà la linea dell’«Inter fuori» verrebbe supportata anche da una teoria di investimenti secondo la quale i milioni provenienti dalla qualificazione in Champions verrebbero meglio investiti dal club nerazzurro che potrebbe così diventare il prossimo anno, complice anche la fame di crescita della nuova proprietà orientale, un problema in più per il cammino dei giallorossi tanto in Europa quanto in campionato. Ma conti alla mano alla Roma in realtà interessa solo centrare quel terzo posto che vale ulteriori cinque milioni di euro (circa), che aggiunti alla qualificazione porterebbero il tesoretto della prossima Champions League molto vicino a quota cinquanta milioni.

Un motivo in più, secondo i tifosi giallorossi, per sperare che il prossimo anno la Roma possa tenere i giocatori migliori e fare acquisti lì dove serve per il definitivo salto di qualità. Perché anche questa stagione, nonostante la straordinaria avventura in Champions, un quarto di finale da incorniciare e una semifinale giocata a testa alta, la stagione si chiude con un altro «zero tituli». Che peccato!

FONTE     IL TEMPO – T. CARMELLINI