Dzeko: “La Champions è la competizione più bella. Il prossimo anno vogliamo riprovarci”

Il cammino in Champions raccontato dal numero 9 giallorosso

 

A gennaio Dzeko è stato ad un passo dall’addio. La scelta di restare ha cambiato la sua stagione e quella della Roma, che trascinata dai suoi gol e dal suo carisma è arrivata fino alla semifinale di Champions. Un cammino magnifico raccontato proprio dal bosniaco. Le sue parole a Roma tv:

Sull’ultima di Totti.
Era una partita di festa, l’ultima del nostro capitano, Checco. Ci siamo rilassati un po’ e abbiamo pensato che qualcuno ci avrebbe regalato qualcosa, ma nessuno nel calcio regala niente e l’abbiamo visto. Quella partita ha deciso il nostro destino di questa stagione che è stato bellissimo. Ricordo che Radja ha lanciato, Fazio ha spizzato ed è arrivata la palla a me. In due o tre secondi ho visto Diego e l’ho data a lui. Ha fatto il gol più importante della scorsa stagione.

Sul sorteggio dei gironi di Champions.
Da fuori nessuno ci credeva che potevamo passare il girone, ma sapevamo di essere forti con il nuovo allenatore. Noi ci abbiamo creduto.

 

La partita con l’Atletico.
Dalla prima partita abbiamo fatto vedere che siamo forti. Era la più importante.

La partita con il Qarabag.
Pensavano tutti dovessimo vincere 4 o 5 a 0 ma in Champions non è mai facile. Dopo che abbiamo vinto tutti hanno pensato che il Qarabag non fosse una buona squadra, abbiamo fatto un bel primo tempo e nel secondo abbiamo sofferto ma ci sta. Era un’altra partita importante, era la prima vittoria con i 3 punti.

La partita con il Chelsea a Londra.
Il primo gol è stato il più bello, forse il più bello della mia carriera, sognavo di far un gol così che non è facile da fare neanche in allenamento. Il timing è importante e Fazio mi ha dato una palla bellissima, ho fatto un bel gol. Al secondo ho visto Kolarov e gli ho detto di metterla sul primo palo e per questo sono andato prima in fuorigioco e poi rientrato per non essere disturbato. Lui l’ha messa dove volevo.

Il ritorno con il Chelsea.
Ho fatto un assist fortunato, ma sempre un assist. Il primo gol ha cambiato tutto, se segni il primo minuto ti dà fiducia e energie. Il primo tempo il Chelsea ha avuto qualche occasione ma abbiamo controllato la partita.

Il primo posto nel girone.
Arrivare avanti a Chelsea e Atletico in un gruppo dove tutti pensavano che non saremmo passati è una cosa grande. Il primo posto è stato importantissimo.

L’andata con lo Shakhtar.
Alla fine siamo stati anche fortunati, perché se facevano quel terzo gol sarebbe stato tutto più difficile.

Il ritorno con lo Shakhtar.
Al ritorno con lo Shakhtar abbiamo giocato come una squadra italiana vera. Il gol che ho fatto si può fare all’inizio ma anche all’ultimo, ma non dovevamo prendere gol. Abbiamo difeso bene e aspettato un errore. Sapevo che Strootman mi avrebbe dato quella palla, speravo me la dasse e lui ha messo una palla bellissima. Con un po’ di fortuna ho segnato.

L’andata con il Barcellona.
In quella partita nel primo tempo forse ci potevano essere due rigori per noi e loro non avevano fatto nulla se non il palo e l’autogol ha cambiato la partita.

Il ritorno con il Barcellona.
Il mio gol dopo pochi minuti ha cambiato tutto. Ci abbiamo creduto, i tifosi ci hanno dato forza. Siamo andati a pressarli come animali. Dopo il 2-0 ci abbiamo creduto anche di più, io ci credevo anche dopo il primo. Mancava ancora mezz’ora, siamo rimasti tranquilli sperando arrivasse il gol che è arrivato.

L’andata con il Liverpool.
La prima partita non doveva andare come è andata. Cinque gol subiti sono troppi. Abbiamo vinto al ritorno, ma a Liverpool abbiamo perso la finale.

Il ritorno con il Liverpool.
Parlare degli episodi è difficile ora. Senza quegli errori arbitrali forse potevamo andare ai supplementari e abbiamo anche meritato per come abbiamo giocato. Poi si ripensa alla prima partita, dove quel tiro di Kolarov poteva cambiare tutto. Dopo l’1-0 non ci siamo stati per 45 minuti e in queste partite non si può fare. Con quella partita sono andati in finale. E’ stata una grande esperienza per tutti, la Champions è la competizione più bella del mondo. L’anno prossimo vogliamo fare un’altra grande Champions.

FONTE   ROMATV

Monchi: “Stiamo crescendo, se ci muoviamo tutti nella stessa direzione è più facile vincere”

Il diesse parla del cammino che ha portato i giallorossi in semifinale di Champions

 

Andarci vicino non conta, è vero. Nessuno si ricorderà degli sconfitti, eccetto chi quel cammino l’ha vissuto dall’inizio alla fine. La Champions della Romaversione 2017/18 resterà nella storia, per come si è sviluppata e per le emozioni che ha saputo regalare. A raccontarle uno dei protagonisti, il ds romanista Monchi, che nella suo primo anno nella capitale è arrivato ad un passo dal sogno. Le sue parole a Roma tv:

Sul sorteggio dei gironi di Champions della scorsa stagione.
Il primo pensiero dopo il sorteggio non è stato bellissimo, ho pensato fossimo stati sfortunati. Avevamo trovato due tra le squadre più forti, il Chelsea e l’Atletico Madrid. Si diceva che il primo e secondo posto fossero già assegnati.

La partita con l’Atletico.
La mia prima importante come ds della Roma. E’ stata una bella serata, loro forse sono stati superiori ma abbiamo fatto una bella partita. Alisson è stato formidabile. Un bel pareggio per cominciare che si è rivelato importante.

 

La partita con il Qarabag. 
Finita la partita a Qarabag ho parlato con il mister. Io ho un po’ d’esperienza in Europa e gli ho detto che ogni vittoria è buona perché tante cose influiscono. Arrivare a Qarabag e vincere non era facile per nessuno.

Il pareggio di Londra.
Di tutto il percorso che abbiamo fatto in Champions, questa partita è stato l’inizio di tutto. La Roma ha mostrato una crescita di mentalità importante. Arrivi a Londra contro il Chelsea e dopo 30 minuti sei sotto 2-0 è normale perdere anche 4-0. La squadra ha creduto in se stessa e ha fatto una grande rimonta.

Il 3-0 al Chelsea.
Un risultato così ti ci fa credere. E’ l’inizio di quello che abbiamo fatto dopo.

Il ritorno con l’Atletico.
In 30 minuti la Roma ha avuto tante occasioni, ha fatto un buon pressing prendendo palla nella loro metà campo. Nel secondo tempo hanno segnato alla prima volta che sono arrivati dal nostro portiere. Dopo la partita ero contento per l’atteggiamento, ma una sensazione brutta perché era un momento importante per alzare la mano e dire “siamo qui”.

La vittoria in casa con il Qarabag. 
Perotti ha fatto il gol che ha chiuso il cerchio. Ha segnato il gol che ci ha portato qui (Roma-Genoa 3-2 ndr) e qui segna il gol che ci fa andare avanti. Lo ha meritato, il gol col Genoa è stato uno dei più importanti degli ultimi anni. Col Qarabag abbiamo fatto un po’ di fatica, essere obbligati a vincere a volte ti dà pressione, ma è stato giusto.

L’andata con lo Shakhtar.
E’ una squadra alla pari della Roma. Il nome non è blasonato, ma hanno un grande allenatore e un’ottima squadra. Hanno vinto con il Napoli e con il City nella fase a gironi, qualcosa avevano dentro. E’ vero che era un turno al 50% e dopo è stato così. Nel primo tempo all’andata abbiamo giocato molto bene, poi al rientro qualcosa è mancato. Non so se un po’ di serenità o convinzione che la strada era già aperta, ma in Europa non te lo puoi permettere. E’ stata la cosa peggiore fatta quest’anno, abbiamo avuto una mancanza di mentalità vincente, quello che ho voluto portare a Roma.

Il ritorno con lo Shakhtar.
Il ritorno è stata una partita equilibrata sia a livello difensivo che offensivo. Una partita che abbiamo giocato con testa. Una bella partita, loro in contropiede erano forti, mi è piaciuto l’atteggiamento e la mentalità della squadra in campo.

Il Barcellona.
Il primo pensiero è stato di paura. Poi abbiamo iniziato a crederci. Ho analizzato subito tecnicamente la situazione. Il nostro vantaggio è che fisicamente eravamo più forti di loro, sicuro al 100% perché conosco bene il Barcellona. A livello tattico sono bravissimi, ma fisicamente con giocatori coma Fazio, Dzeko, Manolas, Nainggolan e De Rossi, e se siamo capaci a portare la partita sul piano fisico abbiamo delle possibilità. Il ritorno a Roma è stato così così, ma avevo un po’ di fiducia. Ho sempre pensato che dovevamo vincere questa sfida al Camp Nou. Se provo a ricordare dopo la partita nello spogliatoio cosa è successo, dico che eravamo più convinti che prima della partita. Sembra una follia ma è la verità: risultato bugiardo, l’arbitro non ci ha aiutato e abbiamo mancato qualche occasione. Parlando con Di Francesco, abbiamo detto che avremmo fatto qualcosa d’importante al ritorno.

Il ritorno con il Barcellona.
Eravamo convinti davvero dopo l’andata. Questo è stato il messaggio uscito da squadra, società, allenatore e che è arrivato ai tifosi. Loro sono arrivati convinti di farcela, ma poi in campo si sono ritrovati 11 matti alla ricerca della vittoria e non è facile. Era impossibile non segnare il terzo gol, sarei sceso io in campo a segnarlo. Lo poteva fare Manolas, così come i tifosi o Pallotta. Era impossibile non farlo. Arrivare tra le 4 più importanti d’Europa vincendo con il Barcellona nel modo che abbiamo vinto è un segno importantissimo.

L’andata con il Liverpool.
Una partita strana anche per loro. L’atteggiamento iniziale è stato buono, i primi 25 minuti abbiamo controllato la partita, eravamo sicuri di noi stessi. Dopo la prima occasione da gol loro con Mané la squadra si è spaventata. Per 30 minuti siamo spariti dalla partita. Dobbiamo capire per continuare la nostra crescita. Sono convinto che l’anno prossimo se ci troveremo in una situazione simile la risposta della squadra sarà diversa. Eravamo delusi, abbiamo provato dolore. Eravamo fiduciosi, ma in Europa se non sei sempre al 100% paghi.

Il ritorno con il Liverpool.
Ci credevamo ed eravamo convinti, ma la differenza con la partita con il Barcellona è stata che non era la prima volta. Noi eravamo convinti, ma loro sapevamo che lo avevamo già fatto e sono arrivati qua con un atteggiamento diverso dal Barcellona. Ci è mancato qualcosa, è facile adesso parlare dell’arbitro ma credo che dobbiamo essere orgogliosi di quello che ha fatto la squadra e i tifosi. Stiamo costruendo il presente e il futuro. Abbiamo lanciato due messaggi: che la Roma sta crescendo e che se lavoriamo tutti nella stessa direzione è più facile arrivare alla meta.

FONTE   ROMATV

 

Argentina, Perez è il sostituto di Lanzini: Perotti resta out – FOTO

Il numero 8 giallorosso aveva sperato di rientrare nei convocati per il Mondiale, ma sarà il centrocampista del River a prendere il posto dell’infortunato Lanzini

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Niente da fare per Diego Perotti. Con l’infortunio di Lanzini al crociato si erano aperte le porte del Mondiale per un altro calciatore argentino nel ruolo di centrocampista. Così il numero 8 giallorosso, escluso dal ct Sampaoli dai 23 per la spedizione russa, era tornato in corsa. Come annunciato dal profilo Twitter dell’Albiceleste, a prendere il posto di Lanzini sarà però Enzo Perez. Il giocatore del River ha battuto la concorrenza di Perotti, Paredes, Centurion e Lamela. Federico Fazio dunque resta l’unico romanista nell’Albiceleste.

Mercato Roma, dall’Inghilterra: Alisson costa troppo, il Liverpool riabilita Karius

I Reds non sembrano disposti a pagare le cifre richieste dai giallorossi per il cartellino del brasiliano, valutato attorno ai 70-80 milioni di euro

 

Alisson si allontana dal Liverpool. La notizia arriva dall’Inghilterra, in particolare dal “Telegraph“: secondo quanto riporta il quotidiano britannico, il prezzo fissato dalla Roma per il portiere brasiliano (tra i 60 e i 70 milioni di sterline, ovvero tra i 68 e gli 80 milioni di euro) sarebbe troppo alto per i Reds, intenzionati a riabilitare Loris Karius dopo la traumatica finale di Champions League, persa dagli inglesi per i due errori dell’estremo difensore tedesco. Considerando anche il fatto che il numero 1 giallorosso difenderà i pali del suo Brasile nel prossimo Mondiale, il costo del suo cartellino potrebbe lievitare ancora di più, mettendo definitivamente fuori dai giochi il Liverpool. Sulle tracce di Alisson c’è sempre il Real Madrid, senza dimenticare il Chelsea.

Roma-Berardi, passi avanti

Di Francesco pronto ad accogliere a Trigoria il suo pupillo. Monchi ha incontrato l’agente, ora dipenderà dal Sassuolo

 

Dopo aver accelerato nelle ultime ore per Justin Kluivert, Monchi s’è informato, incontrando a Trigoria l’agente, come scrive Stefano Carina su Il Messaggero, anche della situazione relativa a Berardi.

Per l’olandese c’è ancora qualcosa da sistemare con l’Ajax. La differenza tra domanda e offerta riguarda sia la valutazione del cartellino che i bonus annessi. A Trigoria considerano sufficienti i 18 milioni di euro (comprensivi i bonus) proposti mentre l’Ajax chiede qualcosa in più. “Non c’è ancora accordo tra i club, l’intesa non arriverà in giornata” ha detto ieri Raiolaa Rtl. Aspettando novità, che a Trigoria si augurano già nel weekend, il ds spagnolo (che non perde di vista Ziyech) non ha perso tempo e ha incontrato il procuratore di Berardi.

La situazione è abbastanza singolare. Perché Di Francesco, in tempi non sospetti, lo ha chiesto come rinforzo per l’attacco, sicuro di poterlo rilanciare.Monchi, non del tutto convinto (e la situazione è analoga per Laxalt), sta analizzando i costi dell’operazione. Se per l’ingaggio non ci sono problemi, bisogna convincere il club emiliano sia ad abbassare le pretese (la richiesta iniziale è di 30 milioni) sia ad utilizzare la formula del prestito con diritto di riscatto. Il Sassuolo chiede l’obbligo.

 

Se ci saranno le possibilità di prenderlo, senza svenarsi, la Roma ci proverà. Altrimenti virerà su altro. Inatnto ieri a Mlano c’ stato un incontro tra il dg Baldissoni e l’agente di Nainggolan. Il belga non è più incedibile. Si valutano offerte: se l’Inter potrà muoversi soltanto dopo il 1 luglio, rimane viva la pista cinese che Radja vede come un’alternativa qualora non maturasse nulla con i nerazzurri.

Capitolo Alisson: il portiere aspetta le mosse del Real Madrid. La Premier, può attendere. Come il contratto propostogli dal club giallorosso con un importante adeguamento contrattuale (3.5 milioni più i diritti d’immagine a favore). Quello che Pellegrini, del quale si continua a parlare in orbita Juventus, non ha chiesto di ridiscutere. Anche perché, in virtù dell’intesa raggiunta nella scorsa estate, il calciatore ha un tipo di accordo con dei bonus (relativi a gol, assist e presenze) che oltre a far levitare lo stipendio in questa stagione, si sommano alla base del prossimo.

FONTE      S. CARINA

 

Martinez-Nainggolan, ultimo atto: “Nessun litigio, Radja escluso per ragioni tattiche”

A pochi giorni dal Mondiale, il CT belga è voluto tornare sull’esclusione del romanista: “Tutti pensano che abbia qualcosa di personale contro di lui, ma non è vero”

Roberto Martinez contro Nainggolan, l’ultimo atto. L‘esclusione del romanista dal Mondiale ha fatto scalpore sia in Belgio che oltre confine e a pochi giorni dall’inizio della rassegna in Russia il CT ha voluto chiarire definitivamente il perché della sua decisione: “Non ho scelto Nainggolan semplicemente per motivi tattici“, la spiegazione finale arriva nel corso di un’intervista al quotidiano «Le Soir», con il tecnico che tenta di approfondire una questione che ha tenuto banco in queste settimane: “Quando parlo di ragioni tattiche, non parlo della sua intelligenza dal punto di vista tattico ma del modo in cui i calciatori più offensivi devono essere disposti nel mio schieramento“.

L’importanza degli equilibri (“Quando hai giocatori come Hazard, Mertens e Lukaku devi fare una scelta e prendere decisioni tattiche. Non puoi mettere più di 11 giocatori in campo“) come tratto fondamentale della gestione dei “Diavoli Rossi”, quindi la chiusura totale su Nainggolan non deriva da valutazioni extracalcistiche: “Ai giornalisti e alle persone piace pensare che dietro ci sia qualcosa di controverso, ma non è così. Non c’è niente di personale nella scelta, nessun litigio tra me e lui. Mi dispiace ma non è questo il caso. Ho semplicemente preso in considerazione quello che ho visto negli ultimi due anni“.

I tifosi in Belgio hanno criticato molto questa scelta, ma l’allenatore non l’ha mai messa in discussione: “Per me sarebbe stato molto più facile andare a convocare i giocatori più popolari, non ci sarebbero state reazioni negative ma non sarebbe stato un comportamento professionale da parte mia. Non sarei mai sopravvissuto sette anni in Premier se fossi stato condizionato dall’umore della gente. La verità è che le mie decisioni possono anche non essere capite, ma io le prendo sempre in funzione del bene della squadra“.

FONTE   M.  PORCARI

Eusebio ci mette la firma e la faccia

di francesco

IL MESSAGGERO – FERRETTI – C’è un diffuso scetticismo, inutile nasconderlo, intorno al nome di Domenico Berardi, l’attaccante del Sassuoloche la Roma, da tempo, ha messo nel proprio mirino. Un po’ perché il calabrese non ha mai (ancora) fatto il salto di qualità atteso da anni, un po’ anche perché si teme che il processo di “sassuolizzazione” della Roma, cominciato nella passata estate con Defrel (e Pellegrini), non porti a una convincente, reale crescita della squadra. Opinioni valide, ma che meritano una riflessione più approfondita. Va detto, ad esempio, che non esiste al mondo un allenatore che conosce Berardi meglio di Eusebio Di Francesco. E se EDF ha invitato Monchi a portare l’esterno alla Roma, dobbiamo ritenere che sia assolutamente convinto che il suo acquisto possa dare concretamente qualcosa in più alla squadra. Altrimenti non lo avrebbe mai chiesto, forse anche (o soprattutto?) in virtù del flop multicause di Defrel (preso su segnalazione del tecnico, è vero, ma per fare il vice Dzeko e pure il vice Salah).

Se si ha fiducia in Di Francesco, e sarebbe assurdo non averla, va sottoscritta la sua voglia di Berardi. Indipendentemente dai se e dai ma, e pure dal più o meno recente passato del giocatore. Anche perché il tecnico sarebbe il primo (e forse l’unico) a pagare l’eventuale insuccesso dell’operazione. Che ha costi importanti, legati all’età di Berardi (che ha solo 7 mesi più del giovane Cristante), al suo potenziale tecnico e al suo status di azzurro. Ma se parlate di scommessa o di azzardo, fatelo con tutti tranne che con Di Francesco: per lui, che ha ormai capito dove mettere le mani e con chi farlo, Berardi rappresenta una certezza. Un tassello in più per la costruzione di una Roma ambiziosa, con doppi titolari di pari valore in ogni ruolo. Non sarebbe poco. Anzi.

FONTE      IL MESSAGGERO – FERRETTI