A. FELICI

Nonostante l’ampio turn-over l’Atalanta fa vedere i sorci verdi alla Roma. Il primo tempo dei giallorossi è stato semplicemente allucinante. A parte il colpo di genio di Pastore il nulla. Squadra senza alcuna trama di gioco, colpa soprattutto di un centrocampo privo di idee, dinamismo, incapace di costruire e di coprire. Difesa di burro e tre gol dei bergamaschi. Per fortuna nella ripresa, anche grazie all’uscita di Pellegrini e Cristante e al prevedibile calo fisico degli avversari, la Roma ha avuto una reazione soprattutto di nervi che l’ha portata al pareggio. Poi, saltato ogni ordine tattico, potevano vincere entrambe. Per come è andata un punto buono. Ma io non ho visto gioco né organizzazione tattica, il che mi conferma nel mio atteggiamento prudente in merito alle ambizioni stagionali. #RomaAtalanta

Roma, Strootman è del Marsiglia. E va via piangendo

Oggi visite mediche in Francia, ai giallorossi 25 milioni più 3 di bonus: lo ha voluto Garcia

Prima ha smesso di seguire la Roma su Instagram, poi ha svolto il suo ultimo allenamento a Trigoria, infine ha preso tutte le sue cose, senza però riuscire a trattenere le lacrime. Già, si era ripromesso di non piangere, ma alla fine anche uno come lui, che ha la nomea di “duro”, non ce l’ha fatta a trattenersi. Perché Kevin Strootman la Roma in realtà non la voleva lasciare, sperava davvero di finire la sua carriera nella Capitale o giù di lì. Tanto che il prossimo passo, subito dopo la nascita della figlia Jonah Maxime, era quello dcomprare casa.

Come riportato nell’edizione odierna de “La Gazzetta dello Sport”, Roma e Olympique Marsiglia hanno trovato l’accordo di massima già sabato sera, ieri hanno rifinito alcune questioni e trovato poi la quadratura del cerchio. Strootman va in Francia per 25 milioni più 3 di bonus, di fatto una somma inferiore ai 32 milioni della clausola di rescissione. Per il centrocampista olandese, invece, un contratto fino al 2023, a circa 4 milioni di euro a stagione, che con i bonus dovrebbero portarlo a guadagnarne quasi 4,5.

FONTE       (A. Pugliese)

Addio Strootman, Pallotta: “Perché dovremmo aver bisogno di sostituirlo?”

Il presidente giallorosso a “La Repubblica” ha risposto alle critiche per la cessione dell’olandese a mercato in entrata chiuso

La cessione di Kevin Strootman al Marsiglia non lascerà vuoti nel centrocampo della Roma, né tanto meno metterà in difficoltà Di Francesco dal punto di vista numerico delle alternative in mezzo al campo. Parola del presidente giallorosso James Pallotta che a “La Repubblica” ha dichiarato:“Perché dovremmo aver bisogno di sostituirlo?”, in riferimento alle critiche che sono arrivate alla direzione sportiva giallorossa per aver ceduto un giocatore a mercato in entrata chiuso. Strootman questa mattina partirà per Marsiglia dove sosterrà le visite mediche per la squadra di Rudi Garcia. Alla Roma 25 milioni più tre di bonus, al calciatore olandese un contratto da 4,2 milioni netti a stagione.

FONTE    LA  REPUBBLICA

De Rossi-Gomez, lo strano duello tra capitani ribelli

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– Difficile pensare a cosa possano avere in comune Elsa, la principessa del cartone Frozen, e i tifosi della curva Sud. E invece c’è un legame che li unisce, che è quello che unisce il Papu Gomez a Daniele De Rossi. Quando l’argentino esordiva con l’Atalanta, quattro anni fa, all’Olimpico, De Rossi indossava una semplice fascia gialla. Non ne aveva una sua, perché il capitano, quel giorno in panchina, era ancora Totti. Dalla scorsa stagione il centrocampista ne ha una sua, in cui ha scelto di chiamare la Roma «l’unica sposa, l’unico mio AmoR», scritto proprio così, come un vecchio coro della Sud. A Torino aveva la stessa, come simbolo di fedeltà e amore eterno. Diversa, invece, la scelta di Gomez, che ha deciso di personalizzare le sue fasce: il capitano dell’Atalanta cambia e spazia. Le dediche alla moglie, ai figli, a Papa Francesco e Holly e Benji, ad Halloween e San Valentino, ad Astori e ai diritti delle donne, a Babbo Natale e alle principesse Disney, sono diventate da collezione per gli appassionati.

POLI OPPOSTI Totti aveva il gladiatore, i nomi dei figli e le iniziali sue e di Ilary, Daniele, da sempre più riservato, ha preferito mettere la scritta internamente, non visibile. Visibili, però, le fasce dei due capitani lo sono diventate la scorsa settimana, quando sono stati gli unici a non accogliere la direttiva della Lega che, da questa stagione, ha uniformato la fascia. Per loro nessuna ammenda, che invece scatterà da questo turno di campionato. Potranno essere realizzate fasce celebrative, previa approvazione della Lega stessa, ma chi non si adegua sarà punito. Per ora con una multa, poi si vedrà. Domani si vedrà, invece, cosa hanno deciso Gomez e De Rossi: se giocherà, il primo potrebbe indossare quella ufficiale, mentre il capitano della Roma, anche per scaramanzia, dovrebbe di nuovo indossare la sua. Condizionale d’obbligo, almeno per ora. Non potrebbero essere più diversi, lo schivo De Rossi e l’esuberante Gomez, ma c’è un filo che li unisce. Invisibile, forse. Oppure da esporre tutte le domeniche sul braccio.

FONTE    LA GAZZETTA DELLO SPORT – ZUCCHELLI 

Roma, la parabola di Pastore

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– «Il calcio è uno sport dinamico, non ci si può fossilizzare sui moduli». È sempre stata questa la risposta di Eusebio Di Francesco a chi lo accusava di essere un integralista del 4-3-3. D’altronde, nella scorsa stagione ha dimostrato di saper cambiare in corsa, ricorrendo all’occorrenza anche alla difesa a tre. La rosa che Monchi gli ha messo a disposizione quest’anno gli consente variare tanto, come atteggiamento e come uomini.

Per questo, in vista della gara con l’Atalanta di domani sera, potrebbe esserci una novità tattica, sperimentata per alcuni minuti contro il Torino: lo spostamento nel tridente di Javier Pastore. Una soluzione provata in settimana in allenamento, che consentirebbe di risolvere alcune problematiche emerse dopo la prima di campionato: 1) innanzitutto l’avanzamento dell’argentino libererebbe un posto per uno tra Cristante (favorito) e Pellegrini, aggiungendo a centrocampo muscoli e corsa, che non sono proprio le qualità migliori dell’ex Psg; 2) partendo qualche metro più avanti, Pastore potrebbe con maggiore facilità accentrarsi alle spalle di Dzeko e di un altro attaccante, quasi certamente Schick, che garantisce più soluzioni anche sui palloni alti rispetto ai compagni di reparto. Ne uscirebbe un 4-3-1-2, che però ha anche delle controindicazioni: 1) la rinuncia, in partenza, a tutti gli esterni della rosa (Kluivert, Cengiz, El Shaarawy e Perotti che sta recuperando dall’infortunio); 2) sarebbe un passo indietro rispetto all’idea di Di Francesco di sfruttare la qualità di Pastore da mezzala.

La sensazione, con circa 50 partite da giocare in stagione, è che ci sarà spazio per entrambe le soluzioni, a seconda delle necessita.

Nessun dubbio, invece, sul ruolo di Federico Fazio. «In difesa abbiamo cominciato bene – le sue parole a Sky – ma dobbiamo continuare così. Lo scorso anno abbiamo perso all’Olimpico contro l’Atalanta, stavolta dobbiamo vincere anche perché sarà la prima in casa. Loro hanno più ritmo perché hanno giocato già diverse gare in Europa League. Il Papu Gomez è un grandissimo calciatore».

FONTE    CORRIERE DELLA SERA – PIACENTINI

Uefa, sanzione ridotta Trasferta aperta ai tifosi

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 – L’annuncio, a Roma Radio, è del d.g. Mauro Baldissoni. «I nostri tifosi – le sue parole – potranno seguire la squadra fin dalla prima trasferta europea» La Uefa, dopo gli incidenti di Liverpool, in primo grado aveva proibito ai sostenitori giallorossi di seguire la squadra per una giornata, più una seconda con la condizionale. «Hanno ridotto la squalifica, che scatterà solo se dovessero succedere nuovi episodi». Ora la Roma aspetta anche l’appello, atteso per la fine di settembre, per la sospensione di tre mesi al patron James Pallotta per le sue dichiarazioni al termine della gara coi Reds.

FONTE    CORRIERE DELLA SERA

Roma, parola alla difesa: il quartetto non si cambia

Contro l’Atalanta Di Francesco non ha intenzione di fare turnover nel reparto arretrato: i titolari sono già stabiliti e sono intoccabili

Non c’è più Alisson, ma lì dietro la Roma continua a dare garanzie a Di Francesco, che cercherà di limitare il turnover in difesa. Eusebio si fida dei ricambi, ma è intenzionato, almeno inizialmente, a offrire a Olsen una linea a 4 di riferimento, quella di domenica scorsa a Torino: Florenzi, Manolas, Fazio e Kolarov. Del resto è stato il quartetto più utilizzato l’anno scorso, ricorda Ugo Trani su “Il Messaggero“. L’anno scorso solo la Juve ha preso meno gol (24) dei giallorossi (28). Cambiare tanto per farlo non vale la pena, a prescindere dalla profondità della rosa.

Di Francesco ha deciso di puntare sui 4 nel 2018, avendo dovuto aspettare che Florenzi tornasse al top dopo la lunga convalescenza. Stesso schieramento, dal 1° minuto, in 19 partite su 51 stagionali: 15 di campionato e 4 di Champions (in campo anche nelle 2 sfide contro il Barça, ma con Florenzi e Kolarov più alti per la presenza di 3 centrali). E ha funzionato abbastanza bene: solo 3 ko, a Torino contro la Juve e all’Olimpico proprio contro l’Atalanta, avversaria domani nella Capitale, più quello ininfluente a Kharkiv contro lo Shakhtar Donetsk. I 4 hanno chiuso la stagione scorsa, con Skorupski in porta, senza incassare gol a Reggio Emilia contro il Sassuolo (23° clean sheet dell’annata) e hanno ricominciato da imbattuti il nuovo torneo. La Roma ha allungato contro i granata di Mazzarri la sua striscia positiva: in serie A non subisce reti da 4 partite di fila.

Di Francesco, durante il precampionato, ha voluto conoscere Marcano, inserito spesso accanto a Manolas. Il nuovo arrivato è diventato il primo cambio per i centrali titolari: superato Jesus. Lo spagnolo spera di debuttare domani all’Olimpico, ma Fazio resta favorito per il posto da titolare. Dietro ai 4, spingono forte i possibili ricambi: Karsdorp va finalmente al massimo in allenamento, Santon è già in sintonia con i compagni e Luca Pellegrini sa di essere l’alternativa a Kolarov. Ma la rotazione partirà più avanti.

FONTE   U.  TRANI

Strootman a un bivio. L’OM rilancia: 30 milioni

I francesi sono pronti a mettere sul piatto un’offerta da 25 milioni ai quali aggiungere i soliti bonus, mentre all’olandese sono stati offerti 4,5 milioni a stagione

Il Marsiglia fa sul serio per Strootman. Il club francese ha mosso i primi passi con la Roma, scrive Stefano Carina su “Il Messaggero“. Non ufficialmente, ma attraverso intermediari. Il club di Rudi Garcia è disposto a venire incontro alla richiesta di 30 milioni del club giallorosso, mettendo sul piatto una base di 25 milioni ai quali aggiungere i soliti bonus. Strootman, al quale sono stati offerti 4,5 miloni netti a stagione, è rimasto spiazzato nel momento in cui ha preso atto che il club è pronto ad aprire la trattativa, non ha chiuso al trasferimento e sta valutando la situazione in famiglia (in settimana è diventato papà).

Un mese fa (25 luglio), alla vigilia del match con il Tottenham nella International Champions Cup, Kevin aveva detto: “Non ho mai parlato di andare via. Ho rinnovato 12 mesi fa per 5 anni. Voi giornalisti dite che mi vogliono vendere o che voglio andarmene. Io sono felice. Se non mi mandano via rimango…“. Avere oggi la conferma di quello che aveva già fiutato durante l’estate, lo sta facendo riflettere seriamente. La decisione è attesa dopo Roma-Atalanta, ma anche a Trigoria off record nelle ultime ore non si nega più la possibile cessione. Il Marsiglia è disposto ad accontentare anche il mediano, sfruttando una tassazione che in Francia agevola i club nell’acquisizione di calciatori stranieri dall’estero (gli ingaggi vengono tassati al 30% per il primo quinquennio).

FONTE   S. CARINA

Uefa, 36 milioni introito minimo

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– L’obiettivo è ripetere in Champions il cammino della passata edizione, che ha permesso alla Roma di incassare circa 90 milioni. Se però ai giallorossi non dovesse riuscire il bis, la società avrebbe comunque un introito di quasi 36 milioni (35,9). Secondo calcioefinanza.it, è questa la cifra minima garantita dai nuovi parametri dell’Uefa (quote di partecipazione, market pool, ranking storico). Cifra destinata a salire con i (cospicui) premi per vittorie e i pareggi, i bonus qualificazione e gli incassi da botteghino. (G. P.)

FONTE   CORRIERE DELLA SERA 

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Champions, si avvicina il Var ma a partire dai quarti

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 – La richiesta di Agnelli non è caduta nel vuoto: presto, anche protestare per un’eliminazione ai quarti di Champions sarà più difficile. Il colpo decisivo alle resistenze lo ha dato il successo del Mondiale: ora l’introduzione del Var nella più importante delle competizioni europee non è più un tabù. L’Uefa è pronta a parlarne, un comitato competente affronterà l’argomento a Montecarlo prima dei sorteggi della fase a gironi di giovedì e già a settembre potrebbe deliberare un sorprendete “via libera”. Da subito, ma non ancora per l’intera durata del torneo. Solo dai quarti di finale. E il perché è semplice: solo introdurla nelle gare a eliminazione diretta, consentirebbe di avere Video assistenti a sufficienza per garantire standard elevatissimi, in linea col livello della competizione. Ma anche – ed è tutt’altro che secondario – perché è altamente verosimile che chi ci arriverà avrà uno stadio attrezzato per il suo utilizzo: negli ultimi 5 anni, li hanno giocati solo club italiani, francesi, inglesi, spagnoli, tedeschi e portoghesi, ossia provenienti da federazioni che hanno infrastrutture già adeguate al programma.

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Ma l’origine della decisione era quasi implicita, a leggere le recenti novità in seno all’Uefa. Dove il vecchio designatore Collina, non esattamente un ultrà della tecnologia, è stato sostituito da un altro ex arbitro italiano, Roberto Rosetti. Che lo scorso anno fu il responsabile italiano del progetto Var, lo ha poi “accompagnato” in Russia – vetrina che ha convinto della bontà dell’iniziativa anche tanti scettici – e ne è uno dei maggiori sostenitori a livello globale. Indicarlo al vertice della classe arbitrale europea, segnava già di fatto un’intenzione politica di sterzare in quella direzione. Prossimo passo, Euro 2020.

FONTE   M. PINCI

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Valverde torna su Roma-Barca: “Serata orribile, ma bisogna riconoscere i loro meriti”

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Il tecnico aggiunge: “Se avessimo vinto 2-1 saremmo rimasti tutti concentrati. Poi la partita di ritorno è iniziata male dal principio”

Roma-Barcellona 3-0 di Champions League rimarrà una delle gare più importanti della storia del club giallorosso. Il tecnico blaugrana, Ernesto Valverde, torna a parlarne a distanza di 4 mesi ai microfoni del sito del club: “E’ stata una serata orribile. L’analisi che ho fatto dopo la partita di ritorno è che in tutte le fasi di quel quarto di finale non stavamo bene. A cominciare dal sorteggio, quando tutto il mondo ci applaudiva per aver pescato la Roma: è stato il primo passo per perdere il doppio confronto”.

Valverde chiude con un commento su quanto abbia inciso il risultato della gara d’andata: “Se avessimo vinto 2-1 saremmo rimasti tutti concentrati. Poi la partita di ritorno è iniziata male dal principio, la Roma si è sentita forte e non abbiamo saputo dare la svolta necessaria, bisogna riconoscere i loro meriti. Dobbiamo essere più attenti in situazioni del genere. In competizioni come la Champions anche un singolo errore si può pagare caro, bisogna tenere alta la concentrazione”

 

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Gonalons saluta e va al Siviglia. Prestito secco senza diritto di riscatto

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IL TEMPO – Per adesso è un arrivederci. Gonalons è volato a Siviglia, dove oggi sosterrà le visite mediche e firmerà il suo contratto di dieci mesi con l’ex società di Monchi, andando a colmare il vuoto lasciato da Nzonzi che ha fatto il viaggio inverso. La Roma ha ceduto il francese in prestito libero, senza diritto di riscatto: l’unica via per liberarsi di un ingaggio da oltre 2 milioni netti. A fine stagione, poi, si capirà se il futuro di Gonalons potrà continuare in Spagna.

FONTE   IL TEMPO

Mazzarri sbotta ma la Var è ok

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– Non mancano le polemiche a condire il successo della Roma all’Olimpico di Torino. I granata recriminano sia per il gol annullato a Iago Falque per un fuorigioco di Aina segnalato dalla Var, sia per un intervento di Fazio sempre sull’ex giallorosso in area di rigore. L’episodio dell’invocato rigore è costato anche l’espulsione di Walter Mazzarri che “bagna” cosi la prima giornata di campionato. II tecnico si è imbizzarrito non vedendo Di Bello al monitor, ma il silent check era già arrivato tramite auricolare al direttore di gara.

“La spinta di Fazio – il pensiero di Iago Falque – secondo me c’è, ma l’arbitro mi ha detto che mi sono buttato”. Mazzarri non si presentato nel post partita: “Se parlasse prenderebbe dieci giornate di squalifica – le parole del ds Petrachi – visto che sul nostro gol hanno pensato di guardare il millimetro della scarpa di Aina, mentre la stessa equità di giudizio non c’è stata per il rigore su Iago. Chi ha fatto calcio sa che quando sei in aria e ti toccano perdi l’equilibrio e Iago Falque è stato spinto. La partita è stata decisa dagli arbitri”. Ma la moviola dà ragione in toto a Di Bello.

FONTE    IL TEMPO – SCHITO

Capolavoro Dzeko festa giallorossa episodi contestati: Mazzarri espulso

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– Dzeko regala i primi tre punti alla sua Roma con un gol da campione, peraltro giunto sul filo di lana e proprio per questo non rimediabile: per il Toro è un’amara sentenza. Belotti, il suo sfidante diretto, raccoglie solo applausi (i granata sono stati all’altezza, lui meno) di una Maratona inviperita… con la Var. Due pesi e due misure, la denuncia del d.s. Petrachi: «Massa, al Var, dopo averci annullato il gol di Falque per centimetri, avrebbe dovuto richiamare Di Bello per fargli rivedere l’impatto tra Fazio e Falque: chi ha giocato a calcio sa che quando sei per aria basta una spinta minima a farti perdere l’equilibrio». Episodio accaduto al 35’ della ripresa e che ha determinato furibonde proteste di Mazzarri. Espulso.

CAPIAMOCI In effetti alla gente questi «due pesi e due misure» denunciati da Petrachi, come li spieghi? Non si capisce, non si digerisce che il supporto visivo venga azionato a singhiozzo: in un caso sì, in un altro caso no. Per l’appassionato sarebbe «doveroso» andare a rivedere ogni episodio dubbio, contestato, non apparso comunque di chiara interpretazione. Specie nelle due aree. Proprio non si può adeguare la normativa, che pone dei paletti, al comune sentimento di «giustizia»? Materia per Rizzoli & co.

MERITI Intanto i tre punti sono andati alla Roma e non si può gridare allo scandalo. La sfida è stata equilibrata, ha visto le due formazioni alternarsi al comando delle operazioni, però la cronaca dice come Dzeko, prima del magnifico tiro al volo mancino che ha superato l’incolpevole Sirigu (meno esente da rimproveri la marcatura di spalle fatta da Aina), abbia colpito due pali. Il primo di destro e il secondo, nella ripresa, di testa. Un legno, sia pure esterno, lo ha preso anche Kolarov in un primo tempo in cui la Roma ha spinto con maggiore efficacia. Anche Rincon, di destro, ha preso la parte superiore della traversa con Olsen battuto (39’).

OLSEN-BASELLI Il debuttante portiere della Roma si è poi salvato alla men peggio su una rasoiata di Baselli in avvio di ripresa, periodo in cui il Toro si è fatto preferire ai giallorossi (in elegante completo grigio perla). Poi Belotti piazza l’allungo giusto e il suo sinistro è respinto corto da Olsen: in anticipo su Fazio arriva Iago Falque a cercare il tap in di testa. Ma crolla al suolo per il contatto (lieve) col difensore che rinviene alle sue spalle. Qui Mazzarri esplode, Di Bello non chiede lumi alla tv e caccia il tecnico intemperante. Significa che Massa gli aveva detto nel microfono «tutto regolare»? Boh. A proposito di perplessità: ma non si era detto che le azioni riviste alla moviola dagli arbitri sarebbero state mostrate al pubblico? La splendida azione del Toro che aveva portato al gol di Falque, poi cancellato per fuorigioco, non è stata proposta.

PASTORE E KLUIVERT Detto che Mazzarri ha impiegato quasi tutti i nuovi arrivati (Zaza no, è a corto di condizione) ricavandone risposte incoraggianti, gli occhi dei tifosi romanisti erano soprattutto su Pastore, che dovrebbe cancellare in fretta il ricordo di Nainggolan. Qui ha sbagliato un gol agevole su preciso assist di Kluivert, l’elemento che ha invece vivacizzato il finale fino a diventare decisivo con il perfetto cross per il piatto sinistro volante estratto da Dzeko in quel suo repertorio assai vasto, da centravanti di razza, che i romanisti hanno ormai ben in mente. La prima impressione su Pastore, al di là del normale periodo di ambientamento cui ha diritto, è che non possa cantare e portare la croce: se si vuole che inventi gioco bisogna esentarlo dagli obblighi di copertura. Ergo deve fare il trequartista. Ruolo al momento non previsto, però…

FONTE   GAZZETTA – CECERE

 

Spia juventina per studiare qualità e difetti di Olsen

Claudio Filippi, preparatore dei portieri della Juve, ha seguito con attenzione ogni movimento dello svedese

In tribuna, allo stadio Grande Torino, anche il preparatore dei portieri della Juventus. Non uno spettatore qualsiasi, insomma, scrive Ugo Trani su Il Messaggero. Anche perché il romano Claudio Filippi, 53 anni, prima di vestire il bianconero e di vincere con Buffon i 7 scudetti di fila, è cresciuto a Trigoria, rimanendoci a lungo.

In prima squadra, dopo essere stato nelle giovanili, è rimasto dal 2000 al 2008. E ha, dunque, festeggiato il suo primo tricolore proprio con la Roma nel 2001. Ha affiancato Capello, Prandelli, Voeller, Del Neri, Conti, Sella e ovviamente Spalletti nella prima avventura in giallorosso. Oggi è il riferimento di Allegri, dopo esserlo stato di Conte (e anche di altri, tra i quali sempre Del Neri). E, di ritorno da Verona, ha approfittato della visita romanista all’ex Olimpico granata per andare a scoprire, dal vivo, i segreti del nuovo portiere Olsen. Da esperto lo ha seguito in ogni movimento. Nel modo di partecipare all’azione, di intervenire, di calciare e di comunicare.

FONTE  U. TRANI

Dzeko, gioiello da tre punti

La Roma passa a Torino con un gol favoloso del bosniaco al minuto 89. I giallorossi colpiscono tre pali i granata fanno poco: successo giusto

La risposta della Roma, se ne saranno accorte la Juve e il Napoli, è subito robusta e rumorosa. Il successo di Torino, in trasferta come quelli delle altre due big dell’ultimo podio della serie A, è l’avvertimento di chi vuole già viaggiare al ritmo delle migliori, come scrive Ugo Trani su Il Messaggero. La partenza, in questo senso, è da grande. Il punteggio non rispecchia quanto prodotto dai giallorossi. Che, in attesa di esultare per l’unico gol (prima del recupero), hanno colpito due pali esterni con Kolarov e Dzeko nel primo tempo e uno pieno ancora con il centravanti nella ripresa. Di contorno, occasioni per tutti i gustiE sprechi esagerati con El Shaarawy e Pastore.

Nell’agosto del 2017 a Bergamo contro l’Atalanta, stavolta sul campo del Torino. Da Kolarov a Dzeko, calciatori di spessore. La Roma sembra la stessa di prima. Più nelle abitudini, però, che negli uomini: segna poco e non subisce gol. Ma, rispetto a un anno fa, è ancora in fieri.

Al fischio d’inizio, solo Pastore tra i dieci giocatori di movimento è una novità. Nemmeno piacevole. In più c’è il debutto di Olsen, ancora nella fase di studio e forse di apprendimento. A cambiare la storia del match, dopo un’ora, saranno proprio le riserve. Che non si sentono tali. Raffica di mosse, nel momento più fiacco dei giallorossi, capaci di essere comunque propositivi nella prima parte con Strootman, Kolarov e Dzeko. E anche con Florenzi. Quando entra Cristante, Pastore si alza da esterno d’attacco. Va meglio, ma si mangia un gol grande così. Kluivert parte a destra e passa a sinistra, quando entra Schick per Pastore. E rifinisce da destra, piombando da sinistra, per Dzeko. Devastante Justin: 20 anni e 4 mesi dopo l’ultima gara italiana di papà Patrick.

 A Manolas il compito di interrompere ogni ripartenza del Toro. Se Olsen, all’esordio, ha iniziato con un clean sheet, specialità del suo predecessore Alisson, deve ringraziare il centrale che gli ha evitato ogni brivido. Aspettando Dzeko.

FONTE  U. TRANI