FIFA Ultimate Team, ecco la carta speciale “Man of the Match” per Zaniolo

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La valutazione generale di 74, aumentata di 6 punti rispetto a quella base di 68

Il profilo Twitter di EA Sports FIFA, ha annunciato che in FIFA Ultimate Team è stata rilasciata una carta speciale della serie “Man of the Match” per Nicolò Zaniolo, con una valutazione generale di 74, aumentata di 6 punti rispetto a quella base di 68. Questo è avvenuto grazie alla sua prestazione contro il Porto, in cui ha segnato una doppietta.

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Primavera, manita-Roma: 5-1 al Napoli, doppietta di Celar. Bene Fuzato all’esordio

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La squadra di Alberto De Rossi domina dall’inizio alla fine: a segno anche Coccia, Cangiano e Freddi Greco

Tutto facile per la Primavera della Roma. Al Tre Fontane contro il Napoli finisce 5-1: dominio in lungo e in largo fin dal fischio d’inizio. I giallorossi salgono così momentaneamente al secondo posto con 38 punti, superando in un colpo solo Fiorentina e Torino, impegnate nei due big match di giornata con Atalanta e Juventus.

Mattatore di giornata ancora Zan Celar: il centravanti sloveno con una doppietta raggiunge quota 22 in 16 partite. A segno anche un Cangiano on fire (per lui decimo gol in campionato), Freddi Greco e Coccia: gioia particolare per il centrale classe 2001, che alla debutto da titolare trova anche il suo primo gol con la Primavera.

Novità tra i pali: a difendere la porta giallorossa oggi c’era Fuzato, che ha approfittato del calendario (la Roma dei grandi gioca lunedì sera contro il Bologna) per farsi notare per la prima volta da titolare in una partita ufficiale dal suo arrivo nella capitale. Incolpevole sul gol su punizione di Gaetano, in un paio di occasioni ha chiuso lo specchio agli attaccanti del Napoli

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Stadio, il padrone ora è solo Pallotta

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Mercoledì in tarda serata raggiunta l’intesa: ad Eurnova 105 milioni di euro

Accordo fatto e stretta di mano: James Pallotta sarà il nuovo proprietario dei terreni di Tor di Valle su cui sarà costruito il nuovo Stadio della Roma. Nella tarda serata di mercoledì – notte fonda a Roma i vertici di Eurnova, il presidente Riccardo Tiscini e l’ad Giovanni Naccarato insieme al legale della Società, Roberto Cappelli, hanno raggiunto l’intesa con Pallotta e il suo staff tecnico e giuridico: a Eurnova andranno 105 milioni di euro, appena un filo in più della metà della cifra che Parnasi stava trattando prima del suo arresto. Confermata la caparra di 9 milioni che verrà versata alla firma di questo preliminare di vendita.

L’acquirente, per il preliminare, è la società STDV SpA (Stadio Tor Di Valle, ndr), creata nel 2014 da Pallotta ma il rogito finale – riporta “Il Tempo” – potrebbe vedere come compratore un nuovo soggetto. E questo apre scenari interessanti sui possibili accordi commerciali cui il Presidente giallorosso sta lavorando da mesi. Perché il progetto, su carta, oggi ha costi stimati in 800 milioni di euro che dovranno essere finanziati. E perché, oltre i finanziatori, sarà necessario trovare dei partner industriali in grado di edificare in tempi contenuti – 24/26 mesi dalla prima pietra – lo Stadio, la nuova Trigoria con i suoi annessi, l’area commerciale e quella di uffici. Vale a dire, la parte “privata” del progetto che, per altro, è anche la più complessa da un punto di vista tecnico.

Per la parte “pubblica” – via del Mare/Ostiense, ponti, parco e via dicendo – le opere andranno messe a gara d’appalto europea, quindi non sarà la Roma a identificare il costruttore. Insieme alla caparra di 9 milioni, confermato anche il versamento di altri 7 milioni, inclusi nel totale di 105, con cui dovranno essere pagati bonifiche, archeologia preventiva e preparazione della aree ai lavori.

Nella serata di ieri la delegazione di Eurnova è rientrata a Roma (dove è atterrata in mattinata) e, nei prossimi giorni, fra i due partner verranno “scambiate” le bozze del contratto per l’ultimo check prima delle firma finale. Possibile che, al momento della conclusione formale dell’accordo, venga resa nota una comunicazione per la stampa e per la borsa valori (la Roma è comunque una società quotata e, come ha chiarito Pallotta pochi giorni fa, lo Stadio sarà comunque di proprietà della holding della Roma).

A questo punto, Eurnova continuerà ad affiancare come sviluppatore la Roma fino alla conclusione dell’iter amministrativo con il voto in Consiglio comunale su variante e convenzione urbanistica. Proprio per questo, proseguono con frequente cadenza, le riunioni in Campidoglio fra i tecnici comunali e quelli di Eurnova, l’ultima giovedì pomeriggio, la prossima lunedì 18 nel pomeriggio. Le posizioni fra pubblico e privato non sono ancora vicine. Soprattutto la discussione verte circa l’adeguamento delle carte progettuali da parte di Eurnova all’indomani della votazione di variante e convenzione: per il Comune vanno adeguate tutte (oltre 5000 disegni tecnici) peri proponenti solo quelle che vanno a bando di gara (500 tavole). La differenza è enorme sia in termini economici che, soprattutto, per i tempi di esecuzione del lavoro e successivo controllo.

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Inter, paura per Wanda Nara e i figli: sasso contro l’auto

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Giorni di tensione a Milano con i tifosi nerazzurri: l’agente e moglie di Icardi era al volante. Fortunatamente non ci sono conseguenze

Dopo l’episodio della fascia di capitano tolta qualche giorno fa, non è finita la tensione tra Icardi e i tifosi dell’Inter. Questa mattina, riporta Gazzetta.it, la moglie e agente del calciatore argentino Wanda Nara si trovava al volante della sua auto, non lontano da San Siro, quando un sasso ha colpito la sua macchina. Paura per lei e i figli, che erano a bordo della vettura. Fortunatamente non ci sono state gravi conseguenze, ma Wanda è pronta a porgere denuncia.

Tutto nasce dalla questione contratto, sul quale Inter e Icardi non riescono a trovare un accordo. La tensione è salita negli ultimi giorni, quando Handanovic è stato nominato capitano proprio al posto dell’argentino, che ha scelto di non partire per Vienna con la squadra per l’Europa League.

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Da Bologna a Bologna, torna l’incubo delle più «piccole»

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 – «Dovevamo essere secondi, o al massimo terzi ma a pochi punti dal Napoli». James Pallotta, il giorno dopo Roma-Porto, non ha nascosto il suo disappunto per il campionato. La sua Roma invece è quinta, a 14 punti dagli azzurri. La «colpa» sta nei troppi punti persi nel girone d’andata contro le ultime sette della classifica: 13 su 24 disponibili.

Adesso bisogna accelerare il passo. Lunedì arriva il Bologna è sarà un banco di prova molto significativo. All’andata i giallorossi hanno toccato uno dei punti più bassi della stagione, tanto che Pallotta a fine gara si era detto «disgustato» le voci su un possibile esonero di Di Francesco si erano fatte molto pesanti.

FONTE     CORRIERE DELLA SERA

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Sacchi: “Attenti a non rovinare Zaniolo, con lui serve pazienza”

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– Il momento d’oro di Nicolò Zaniolo non passa inosservato e c’è chi invita alla cautela, al pari del tecnico della Roma Eusebio Di Francesco. Dello stesso avviso dell’allenatore giallorosso è Arrigo Sacchi, che ha parlato delle ultime prestazioni del giovane centrocampista: “Lo possiamo solo rovinare – il suo pensiero – . Abbiamo una grande capacità a creare un mito e poi ad abbatterlo. Io lo conosco da molto tempo e sono preoccupato. Un ragazzo deve avere dei grandi attributi per resistere a tutta questa pressione, a tutta questa gente che ti racconta che hai fatto un nuovo record, che sei meglio di Totti, che sei un fenomeno. E’ in un momento in cui gli va bene tutto, contro il Porto ha fatto due gol, ma non ha giocato una grandissima partita. Bisogna imparare ad avere pazienza”

“E bravo, ha generosità, entusiasmo, passione – prosegue Sacchi -. Deve mantenere questi valori in una squadra difficile, in un ambiente difficile, in una città che ti fagocita. Uno mi dice “che cosa c’entra?”. C’entra, l’aspetto sociologico centra: io quando arrivai a Milano mi accorsi che anche gli uomini di 80-90 anni camminavano velocemente… e mi dissi questi il pressing lo hanno nel dna”.

FONTE   IL FOGLIO

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Un pallone in prestito

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 – La scalata dell’americano James Pallotta alla Roma, il passaggio Dell’Inter al gruppo cinese Suning, a conquista del Milan da parte del fondo attivista Elliott. Da sempre legata alle fortune delle grandi famiglie imprenditoriali italiane, in questi anni la Serie A ha scoperto i capitali internazionali. Ma la finanza è entrata da tempo nel pallone,un’industria che in Europa vale oltre 20 miliardi di euro (dati Uefa 2017).

Il picco di squadre europee quotate, 36, è stato raggiunto nel 2002. Da allora la borsa sembra diventata meno appetibile per i club del Vecchio Continente che oggi per raccogliere capitali preferiscono rivolgersi al mercato obbligazionario o a banche e fondi privati. Il Barcellona ha così ottenuto in prestito 140 milioni da due fondi americani, mentre il Real Madrid avrebbe ricevuto un finanziamento da 575 milioni da Bank of America e JpMorgan per la costruzione del nuovo stadio (nei giorni scorsi s’era parlato anche del possibile lancio di un bond da 400 milioni).

La tendenza è in atto anche in Italia. A Piazza Affari i club quotati sono tre: Juventus, Lazio e Roma. Meno che in Danimarca (sono sei le squadre nel listino di Copenhagen), ma più che in Regno Unito (dopo il delisting dell’Arsenal, a Londra restano Manchester United e Celtic). Un dato sorprendente considerata la ritrosia alla borsa. Il primo club italiano a prendere la via di Piazza Affari è stata la Lazio nel 1998, mettendo sul mercato 33% del capitale. Nell’ultimo anno il titolo ha perso il 12% ed è scesa a una capitalizzazione di 88 milioni, nonostante l’utile di 37 milioni (+227,8% sul 2017) e il fatturato di 127 (+28,4%) registrato al 30 giugno 2018 dal gruppo presieduto da Claudio Lotito (primo azionista con 1167%). A spingere i profitti sono soprattutto le plusvalenze realizzate con la vendita dei giocatori (63,7 milioni), al netto delle quali il risultato operativo lordo rimane positivo, ma in forte calo rispetto all’esercizio precedente: 3 contro 15,7 milioni (-80,9%).

A due anni di distanza dalla rivale capitolina, anche la Roma è sbarcata in borsa a maggio 2000(+3,2% nell’ultimo anno per una capitalizzazione di 334 milioni). Dopo la fine dell’era Sensi, nel 2011 il club è passato nelle mani di una cordata composta da imprenditori statunitensi e Unicredit. Dal 2014, poi, James Pallotta ha assunto il controllo dell’87% della società tramite la Neep Roma Holding, promettendo un rilancio degli investimenti per «rimettere la chiesa al centro del villaggio». Pur avendo raggiunto la semifinale di Champions League, il gruppo As Roma ha accumulato negli ultimi due esercizi perdite per 67 milioni (42 nel 2016/2017, 25 nel 2017/2018). Il bilancio al 30 giugno scorso evidenzia un aumento del fatturato del 43% a 251 milioni (320 includendo le plusvalenze). È salito, però, anche l’indebitamento finanziario netto che ha toccato i 218 milioni (+13,5%), pari a 3,3 volte l’ebitda. A giugno 2017 la Roma ha esteso fino al 2022 il contratto con Goldman Sachs che ha pure incrementato la linea di credito di 55 milioni (da 175 a 230). Il finanziamento è stato concesso a caro prezzo: il tasso applicato al prestito è variabile (Euribor tre mesi, minimo 0,75) con spread del 6,25%. In sostanza,la banca americana ottiene un interesse minimo del 7%, lontano dal rendimento del bond Juventus, ma anche da quelli spuntati in precedenza da altre società calcistiche italiane.

Già nel 2017, ‘Inter  di Suning ha emesso un’obbligazione quinquennale da 300 milioni a fini simili a quelli dell’operazione Juventus : prorogare «la scadenza del debito del gruppo» e migliorare «la flessibilità finanziaria». Il tasso pagato dal club meneghino, il 4,875%, è inferiore non solo a quello del prestito alla Roma, ma anche a quello riconosciuto pochi mesi prima dal Milan. A maggio 2017, sotto la gestione Yonghong Li, infatti, la società rossonera aveva emesso due obbligazioni a 18 mesi da 128 milioni complessivi, prima sottoscritte da Elliott e poi rimborsate anticipatamente a settembre 2018 dal fondo stesso, diventato nel frattempo proprietario del club. La cedola offerta era del 7,7%, sicché si può dire che da il derby del bond se l’è aggiudicato l’Inter. Secondo indiscrezioni, comunque, il Milan di Elliott starebbe sondando il mercato in vista di un’altra emissione che, alla luce della ritrovata solidità finanziaria, sarebbe probabilmente più economica.

Sul mercato obbligazionario potrebbe infine arrivare anche la Roma. Il sogno, a lungo coltivato, di un nuovo stadio pare vicino a diventare realtà. Il presidente Pallotta avrebbe raggiunto un accordo da 100 milioni per acquistare i terreni su cui sorgerà l’impianto di Tor di Valle. In questo quadro non è da escludere il ricorso a un bond per finanziare i lavori. L’ipotesi è stata avanzata in passato, ma dopo l’ottima accoglienza dell’operazione Juventus potrebbe tornare attuale. Se molte delle grandi di Serie A si sono già mosse, le piccole non sono rimaste ferme. Due club italiani hanno collocato bond retail sulla piattaforma Tifosy, fondata da Fausto Zanetton e Gianluca Vialli: Frosinone (1,5 milioni) e Pescara (2,4 milioni, 8% annuo. Entrambi offrono un rendimento dell’8% (3% del quale in crediti del club) interessante per gli investitori, in tempi di tassi bassi, e per le società, viste le difficoltà di accesso al credito bancario. Entro la fine della stagione, perciò, è atteso il lancio su Tifosy del bond di un altro club di Serie A, stavolta di media dimensione (accanto a uno di Premier League e a uno di Championship, la serie B inglese). Vista la forte domanda registrata dalle precedenti emissioni, la taglia dell’obbligazione potrebbe essere superiore ai 10 milioni. Il rendimento dovrebbe poi attestarsi a (circa) metà fra quello pagato da Frosinone e Pescara (8%) e quello spuntato dalla Juventus (3,5%). La Vecchia Signora ha fatto scuola.

FONTE    MILANO FINANZA – BERTOLINO –

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I destini incrociati della Roma: Monchi medita sull’addio, Di Francesco legato alla Champions. Baldissoni in scadenza ma rinnova

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  – In bilico. Ognuno per i suoi motivi. Ma in fondo c’è un filo neppure troppo sottile che li unisce. La Roma di oggi non è detto sia la stessa di domani, dalla panchina ai posti di comando di Trigoria, per non parlare dei giocatori.

Di Francesco, Monchi e, in misura minore, Baldissoni: in ballo c’è il futuro di tutti e tre. I risultati, ovviamente, saranno alla base di qualsiasi scelta. Personale o del presidente. E se la Champions di oggi è una fantastica occasione per sognare ancora, qualificarsi a quella di domani è l’obiettivo principale per impostare al meglio il prossimo anno. Col quarto posto, se non addirittura il terzo (perché non provarci con un’’Inter così piena di problemi?), la Roma avrebbe fatto il suo «minimo sindacale» e Di Francesco avrebbe dei meriti da presentare a Pallotta sul tavolo quando si tireranno le somme. Ma la classifica di oggi tutto dà tranne certezze e le conseguenze di un flop, dal quinto posto in giù, porterebbero al probabile esonero dell’allenatore con un anno d’anticipo rispetto alla scadenza del contratto.

Se fosse dipeso dal presidente, in realtà, il tecnico abruzzese sarebbe già saltato. In almeno due momenti della stagione, Pallotta ha perso la fiducia. E le staffe. Ma non ha voluto comunque cambiare le dinamiche prestabilite nella società: il responsabile dell’area sportiva è Monchi, a lui sono delegate le decisioni tecniche e i conti si fanno alla fine.  Come noto, è stato proprio il direttore sportivo spagnolo a confermare Di Francesco, pure dopo una batosta pazzesca come quella in Coppa Italia con la Fiorentina. Prestazioni e risultati successivi contro Milan, Chievo e Porto stanno dando ragione al diesse, ma quella serata di Firenze ha lasciato il segno.

«È stata la peggiore sconfitta della mia carriera» ha detto Monchi nel post-partita al Franchi. Ed era sincero. Già deluso dal rendimento di alcuni acquisti – Pastore il simbolo degli acquisti riusciti male – e dal rendimento generale della squadra, lo spagnolo si sta mettendo seriamente in discussione da solo. Pallotta a mandarlo via non ci pensa, non che tra i due sia tutto rose e fiori, ma l’eventuale – e in questo momento possibile – addio prematuro di Monchi sarebbe una scelta personale dello stesso diesse. Di certo non una buona notizia perla Roma a prescindere, visto che abortire un progetto a metà non è mai funzionale alla crescita.

Psg e soprattutto Arsenal corteggiano Monchi, lui per ora non ha dato la parola a nessuno, intanto da settimane riflette, non è soddisfatto e si interroga se sia il caso di continuare qui. Ha altri due anni di contratto più l’opzione per un terzo. e, come per Di Francesco, molto dipenderà dai risultati finali. Ad esempio, l’entusiasmo di una qualificazione ai quarti di Champions può cambiare le carte in tavola. Lo stesso un brillante finale di campionato, o magari la crescita ulteriore di Zaniolo che, al contrario di Pastore, oggi rappresenta uno dei migliori affari della storia del mercato giallorosso.  A maggio si tireranno le somme e il destino di Monchi è inevitabilmente legato a quello dell’allenatore. Inutile fare nomi oggi di potenziali sostituti, si cercherebbe una verità che non può (ancora) esistere.

Quanto a Baldissoni, da poco nominato vice-presidente con la contemporanea promozione di Fienga nel ruolo di Ceo, è difficile pensare che Pallotta rinunci all’uomo con cui da sempre ha il dialogo più intenso. L’avvocato romano è infatti l’unica colonna portante della società rimasta in piedi dall’avvio dell’era americana. Tra i vari incarichi che ha ricoperto negli anni, adesso sta curando in prima persona una vicenda cruciale come quella del progetto stadio. Anche per Baldissoni c’è un «ma»: gli scade il contratto a giugno. La stanchezza non manca, tantomeno la voglia di Pallotta di tenerselo stretto.

FONTE     ILTEMPO – AUSTINI

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