Torosidis: “Derby duro, ma Manolas ci sarà. Che goduria quel gol di Yanga-Mbiwa”

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Il greco ha ha parlato in esclusiva a ForzaRoma.info in vista della sfida con la Lazio di sabato: “Kostas non mancherà perché è nato per queste partite. Sarà una partita chiusa”

Faccia cattiva, rendimento sicuro. Uno come Vasilios Torosidis alla Roma farebbe ancora comodo, specialmente nel derby, da sempre partita per uomini veri. Nella Roma il greco è rimasto per quattro stagioni, giocando quattro sfide con la Lazio. “Il ricordo più bello dei miei derby resta il gol di Yanga-Mbiwa allo scadere” ha raccontato in esclusiva a ForzaRoma.info. La Roma vinse 2-1, conquistando il secondo posto in classifica. Rivivere sabato un epilogo così sarebbe il sogno di ogni romanista.

SANGUE GRECO – Da un greco all’altro, Kostas Manolas sta stringendo i denti per provare a esserci. Ieri il difensore ha svolto lavoro individuale e l’allenamento di oggi sarà decisivo. Su di lui però Torosidis non ha dubbi: “Ci sarà al 100 per cento. E’ nato per giocare queste partite”. La parola di uno che lo conosce bene, e con cui ha diviso decine di battaglia tra Roma e nazionale greca.

“PARTITA CHIUSA” – Nonostante le difficoltà difensive delle due squadre, “Toro” non si aspetta un match con tanti gol: “Sarà una partita chiusa perché tutte e due le squadre sono in difficoltà e lottano per entrare in Champions. I derby a Roma sono uguali a quelli greci, solo che qua non ci sono tifosi ospiti. E’ sempre una sfida dura”. Il suo cuore però è rimasto giallorosso. Un amore che, una volta vissuto, è difficile da dimenticare: “Spero vinca la Roma, ma è difficile fare un pronostico. Forza Roma sempre”.

FONTE   FORZAROMA.INFO

Mercato Roma, si avvicina Cragno: Luca Pellegrini possibile pedina di scambio

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Il costo del cartellino si aggira sui 20 milioni che potrebbero essere ammortizzati dalla cessione del terzino a titolo definitivo

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Alessio Cragno, portiere ventiquattrenne del Cagliari, è un obiettivo concreto per rinforzare il reparto portieri della Roma. Il direttore sportivo Monchi, qualora dovesse restare nella capitale nonostante i corteggiamenti dell’Arsenal, proseguirebbe così il suo progetto di una squadra sempre più giovane e italiana. Il costo del cartellino del giocatore, come riportato da Calciomercato.com, si aggira tra i 18 e i 20 milioni di euro. Prezzo che però potrebbero essere ammortizzato da un possibile inserimento nella trattativa di Luca Pellegrini. Il terzino, di proprietà della Roma, verrebbe così ceduto a titolo definitivo al club sardo che sarebbe ben felice di accoglierlo dopo le buone prestazioni nelle ultime partite disputate.

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Pastore e Pellegrini: il derby ti cambia la vita

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– [..] In pochi potevano pensare che il Flaco avrebbe fallito anche nel suo ruolo naturale, cioè il trequartista, quando Di Francesco si è convinto ad alternare il 4-3-3 con il 4-2-3-1. E invece proprio nel derby di andata, il 29 settembre, è arrivato l’infortunio al 35’ che ha cambiato la storia di Pastore e di Pellegrini. Fuori l’argentino e dentro il romano, capace di segnare l’1-0 (di tacco!) dieci minuti dopo.

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 Pellegrini e Pastore hanno giocato insieme, in campionato, soltanto 85 minuti: 45 in Roma-Atalanta 3-3; 27 in Bologna-Roma 2-0; 13 in RomaSpal 0-2. Un punto in tre partite, non esattamente un successone. A complicare ancora più la situazione di Javier si sono messi gli infortuni e l’esplosione di Zaniolo. Per lui, ormai, non c’è più posto, tanto più dopo l’esperimento di Firenze in Coppa Italia, finito 1-7, con il Flaco sostituito dopo 45’. Restano, comunque, altri 4 anni di contrattoa 4,5 milioni netti a stagione. Se Di Francesco confermerà il 4-2- 3-1 nel derby, giocheranno sia Pellegrini che Zaniolo, non certo l’argentino. [..]

FONTE    IL CORRIERE DELLA SERA

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Se gioca Florenzi il derby va bene: amuleto per la Champions

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 – Nella sua storia calcistica il Florenzi nel derby è quasi una sorte di amuleto per la Roma. Ne ha perso uno solo su 11, tra l’altro il primo della sua carriera da grande, giocato più di sei anni fa, esattamente l’11 novembre 2012 (3-2 per la Lazio, quello degli insulti tra Pjanic e Zeman). Poi percorso netto, con sei vittorie e 4 pareggi. Il sapore acre della sconfitta non l’ha più vissuto.

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Un po’ anche per sfortuna, forse, visto che quello perso nella finale di Coppa Italia non l’ha giocato (Andreazzoli lo tenne in panchina) e i due persi nel 2016/17 (uno in campionato e uno nella semifinale di Coppa Italia) non li ha giocati a causa dell’infortunio al ginocchio sinistro. Insomma, se gioca Florenzi la Roma non perde il derby. E spesso lo vince anche. Negli ultimi sei a cui ha preso parte Alessandro ha collezionato 5 vittorie, dovendosi «accontentare» di uno 0-0 nel sesto. Tra questi, tra l’altro, anche quel 4-1 del 3 aprile 2016 vissuto con la fascia al braccio, da capitano, in cui segnò un gol bellissimo e decisivo, quello del 3-1 con un destro al volo dal limite che si infilò sul palo opposto della porta difesa da Marchetti. Un piccolo grande amuleto.

FONTE    LA GAZZETTA DELLO SPORT

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Ora De Rossi si sdoppia

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–  Un giorno si allena, quello dopo (ad esempio ieri) rallenta e lavora a parte De Rossi non può scherzare col suo ginocchio e la cartilagine usurata, ma sta trovando un nuovo equilibrio che gli ha permesso di tornare ad aiutare la Roma. Il nuovo obiettivo è chiaro e possibile: vuole esserci sia nel derby di sabato sia mercoledì prossimo
nel ritorno degli ottavi di Champions in casa del Porto. Una manna dal cielo per
una squadra in perenne ricerca di certezze a cui aggrapparsi, un gruppo pieno di talento, di giovani ma dalla personalità fragile e con qualche limite evidente. Ecco perché Di Francesco non può rinunciare al suo capitano nei momenti cruciali e preferisce mandarlo in campo anche quando non è al top, traendo comunque più vantaggi che problemi.

 

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L’esempio perfetto a Frosinone: nel secondo tempo De Rossi era in evidente difficoltà fisica eppure è stato lui, all’ultimo assalto al 95’,a scodellare quel pallone perfetto verso El Shaarawy che ha avviato l’azione del gol vittoria di Dzeko. Il tecnico ha fatto bene a lasciarlo in campo, richiamando in panchina il deludente Nzonzi. Alla base della De Rossi-dipendenza c’è anche il rendimento recente del francese, involuto, passivo, talvolta nascosto in mezzo al campo. L’esatto contrario del giocatore che Monchi immaginava come perfetto rimpiazzo del capitano, inevitabilmente destinato a una stagione in cui doveva prendersi qualche pausa. La Roma non aveva certo previsto che Daniele dovesse fermarsi per tre mesi consecutivi, ma la terapia conservativa sembra aver funzionato, così come il programma di allenamenti specifico, da ridefinire di giorno in giorno. Una gestione intelligente di un campione che viaggia verso le 36 primavere ma dentro di sé sente di avere ancora tanto da dare per la causa della sua vita. La Roma. E allora, se non ci saranno intoppi, sarà il numero 16 a guidare i compagni nell’ennesima «battaglia» cittadina di sabato per poi ripetersi mercoledì 6 marzo in Champions, lui che di derby ne ha già giocati 30, di cui 6 da capitano, vincendone 14. Di gol alla Lazio ne ha segnati due ma entrambi non sono bastati a evitare la sconfitta, inutile dire quanto ci terrebbe a lasciare il segno in un trionfo, ma statene sicuri: firmerebbe la vittoria con qualsiasi marcatore e un autogol ininfluente suo. Stavolta Di Francesco dovrebbe affiancargli Cristante e Pellegrini, mezzali in un 4-3-3, oppure sarà Bryan a partire accanto al capitano nel 4-2-3-1. Zaniolo torna in attacco a destra perché Under non è pronto (è tornato a fare fisioterapia e punta alla convocazione per il Porto), Perotti è indietro fisicamente e Kluivert non dà garanzie. Ci sarebbe anche Schick, quasi recuperato, mentre Karsdorp è rientrato in gruppo, ma per entrambi è probabile un posto in panchina. Sta bene invece Manolas, che ieri ha svolto individuale come De Rossi e Kolarov e tra oggi e domani si allenerà con i compagni per testare la caviglia. Ma la paura è passata.

FONTE    IL TEMPO – AUSTINI

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L’Inter, il Var e i media: non gli resta che piangere

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Nessuno tocchi Milano. Il monito partito già nell’immediato post-gara di Firenze è arrivato chiaro e soprattutto forte

Nessuno tocchi Milano. Il monito partito già nell’immediato post-gara di Firenze è arrivato chiaro e soprattutto forte. Perché quando le forze mediatiche si compattano a difesa delle tre squadre con la maglia a strisce, diventa difficile opporsi. Ammesso che da qualche parte si rintracci una pur minima opposizione. E tanto per sgombrare il campo da equivoci, non è questo il caso. Lo si è intuito già a match concluso da pochi minuti, quando alle bacchettate sferrate da Spalletti i commentatori di Sky hanno risposto porgendo l’altra guancia. Peraltro dopo aver dispensato certezze su un episodio controverso per definizione.

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Nemmeno il Var è riuscito a chiarire la dinamica del tocco di D’Ambrosio che ha portato al rigore per i viola. Il caso nasce perché quattro angolazioni di riprese su sei sembrano privilegiare il tocco di petto rispetto a quello col braccio dell’interista. Anche se sull’episodio tecnicamente non esiste alcuna evidenza. Eppure fra espressioni scandalizzate, editoriali al vetriolo, revisionismi di regolamento e moviole postume, i fiancheggiatori hanno azzannato ai fianchi quel sistema per il resto sempre tutelato. Da strenui difensori ad attaccanti di grido (urlatori proprio, con contorno di lacrime) con una disinvoltura che nemmeno i componenti dell’Olanda di Cruijff. L’Arancia meccanica che oggi violenta lo strumento Var, proprio a Firenze qualche mese fa dev’essersi distratta sul calcio in faccia sferrato a Olsen da Simeone, che in cambio ha ottenuto rigore, encomi e nessun ricorso alla tecnologia, in un’azione persino più chiara rispetto a quella di domenica sera. Quel giorno non sono stati lanciati appelli accorati a ristabilire la pubblica decenza.Né è capitato nelle due sfide che hanno coinvolto ancora l’Inter, ma contro la Roma. La prima volta all’esordio assoluto del Var all’Olimpico coi giallorossi di scena, quest’anno di nuovo: gli evidenti sgambetti di Skriniar a Perotti e di D’Ambrosio a Zaniolo non sono stati contemplati. Ma chi piange oggi non si è indignato allora: ai nerazzurri le vesti di vittime si addicono di più rispetto a quelle di carnefici. Con loro i giornali colorati diventano coloriti, le emittenti satellitari scendono sulla terra assieme al marziano di Flaiano, i vertici del calcio (Tavecchio prima, Micciché poi) tuonano: questo matrimonio fra Milano e la vetta s’ha da fare. Sì sì, mò ce lo segniamo.

FONTE  IL ROMANISTA

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La Roma pensa al dopo Monchi: tra i candidati anche Ausilio

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Il ds dell’Inter può arrivare a Trigoria in caso di addio dello spagnolo, diretto all’Arsenal. Possibile anche una soluzione interna, con la coppia Balzaretti-Massara affiancata da Luca Nember

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Monchi e la Roma possono concretamente dirsi addio a fine stagione. Il rapporto fra il ds spagnolo e la piazza non è mai decollato e nonostante la stima della dirigenza romanista, l’idea di cambiare aria nella sua testa è sempre più concreta. I giallorossi non resteranno però a guardare e già pensano al sostituto. La nuova figura avrà un ruolo diverso rispetto a quello plenipotenziario che riveste l’ex Siviglia. Si sceglierà uno scopritore di talenti, che dovrà però rispondere alla dirigenza già insediata.

Tra i candidati c’è l’attuale ds dell’Inter Piero Ausilio, che erediterebbe il progetto della “ItalRoma” avviato dall’amico Monchi. Con Mancini già bloccato dall’Atalanta, si seguono anche Barella, Tonali e Cragno. Si pensa anche allo soluzione interna, con il duo Balzaretti-Massara al comando, affiancati da Luca Nember (attuale ds del Foggia). Più indietro nelle preferenze l’ex Milan Mirabelli e Faggiano del Parma.

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