Per cadere o per rinascere

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– Il derby è andato, e con esso la possibilità per la Roma, almeno nell’immediato, di agganciare in classifica l’Inter. 3-0, un risultato netto, forse ingiusto, questo sì, ma in ogni caso, nuovamente rivelatore: della Roma, questa Roma, troppo incerta, confusa e a tratti inesistente. La Stracittadina non è un caso isolato, è la classica goccia che fa traboccare il vaso. Un vaso ormai ben colmo di gocce capaci di farlo rovesciare eppure ciò che oggi rimane è quel senso di immobilismo riscontrabile dal campo, alla panchina, fino ai piani alti societari. Si rimane appesi a dei grappoli di speranza, fatti più delle mancanze degli altri che della bravura di questa stessa squadra. Si è tutti in discussione ma per ora di colpavevole non ce n’è neanche uno. Lo sono tutti, ma nessuno ha ancora pagato. Fuori dalla lotta per i primi due posti praticamente da subito, ed ora protagonisti di una lotta Champions che probabilmente si protrarrà fino al termine della stagione, con una Coppa Italia, forse vero obiettivo nascosto di questa Roma, buttata al Franchi, contro la Fiorentina, con un 7-1 che ancora oggi fa inorridire solo a pensarci. Ora è tempo di Coppa dei Campioni, è tempo di Portogallo e più precisamente del Porto.

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L’ULTIMA SPIAGGIA – Come di gocce traboccanti, anche di ultime spiagge la Roma ne ha viste parecchie. Eppure ad ora, una zattare salvatrice sembra sempre essere arrivata, almeno per Di Francesco. Domani sera aOporto ci si gioca il passaggio ai quarti di finale della competizione per club più importante d’Europa. Nei primi novanta minuti forse una delle Rome più belle degli ultimi mesi con i dragoes rimasti in partita solo grazie ad un fortuito gol arrivato da un rocambolesco liscio di palla. Tutti si giocano qualcosa, la credibilità, le doti calcistiche, l’attaccamento alla maglia ma forse uno più di tutti stavolta, per la prima volta realmente, rischia la panchina:Eusebio Di Francesco. Un allenatore capace di portare la Roma alla semifinale di Champions neanche un anno fa ed ora meritevole dell’esonero per i tre/quarti tra tifosi e addetti ai lavori. I nomi ormai si fanno da mesi,Donadoni, Panucci, Paulo Sousa, chissà, quello che sembra ormai certo è che se non arriveranno i quarti, entro il fine settimana la decisone da parte del Presidente Pallotta arriverà. La Roma è chiamata ad uno sforzo, magari anche sopra le stesse possibilità di una squadra sbagliata, ma comunque da molti sopravvalutata, per la gloria, il riscatto o che dir si voglia, ma per mostrare che c’è ancora qualcosa per cui combattere. Porto-Roma, una partita che in un mo nell’altro, cambierà le sorti della stagione giallorossa.

FONTE    – SARA BENEDETTI

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Il vero comandante è Manolas. In Portogallo serve a tutti i costi

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– Dalla cessione di Antonio Ruediger nel 2017, Kostas Manolas è diventato il perno centrale della difesa della Roma. È lui il vero comandante del reparto: detta i tempi, legge in anticipo le azioni offensive degli avversari e ci mette la giusta cattiveria. Il suo ruolo è diventato ancora più importante quando Monchi la scorsa estate ha ceduto Strootman e Nainggolan e non ha investito in un centrale di difesa titolare, confermando Fazio e Jesus e acquistando Marcano (9 presenze, 709′ giocati).

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Una strategia che ad oggi si è rivelata disastrosa per i 54 gol subiti nelle tre competizioni di cui 36 in campionato. Quando il greco resta in panchina o è infortunato, la Roma cade in balia degli avversari: è successo con la Spal (0-2), con la Fiorentina (1-1), con l’Udinese (1-0) e sabato con la Lazio (0-3), le uniche vittorie in sua assenza sono arrivate con Viktoria Plzen, Entella e Chievo. È anche corretto ricordare che quando la Roma ha subito i 7 gol dalla Fiorentina, Kostas era in campo, ma la sicurezza che infonde alla squadra in certe occasioni è stata determinante. Domani sera contro il Porto sarà al suo posto dopo aver smaltito sia la distorsione alla caviglia destra rimediata a Frosinone, che l’influenza intestinale che lo ha tenuto a casa nel derby, Di Francesco punterà tutto su di lui.

UOMO CHAMPIONS – Il veleno che scorre sui social ha portato qualcuno a ipotizzare che il centrale si sia tirato indietro contro la Lazio per esserci domani sera: nulla di più falso perché la scorsa settimana ha fatto il possibile per recuperare dall’infortunio alla caviglia, accelerando i tempi e sottoponendosi a più visite di controllo. Non è ancora deciso chi lo affiancherà al Do Dragao: Fazio resterà in panchina dopo gli svarioni del derby, quindi, a contendersi il posto saranno Marcano e Jesus con lo spagnolo che ha dalla sua i quattro anni giocati con il Porto. Kostas sarà chiamato a confermarsi ancora una volta l’uomo Champions: è lui che lo scorso anno ha spinto la Roma verso la semifinale realizzando il terzo gol contro Barça e in questa stagione ha aperto le danze a Mosca con il Cska. Potrebbe essere proprio Manolas a tenere a galla Di Francesco.

FONTE    IL MESSAGGERO 

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I quarti valgono almeno 15 milioni. Ecco perché non si puó sbagliare

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 – Ballano almeno circa quindici milioni di euro, a conti fatti la copertura degli stipendi stagionali di Dzeko e Pastore, i due big a livello di ingaggio di tutta la rosa della Roma. Basterebbe questo per capire quanto è importante anche dal punto di vista economico la sfida di domani sera ad Oporto. Se non addirittura decisiva, per alcuni versi.

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Già, perché quei quindici milioni lì sono proprio i conti basilari, il minimo indispensabile insomma. E sono legati al bonus di 10,5 milioni di euro che la Uefa riconosce a tutte le squadre che raggiungono i quarti di finale della Champions League ed al potenziale incasso della sfida casalinga che si giocherebbe, ai quarti, allo stadio Olimpico. (…) Insomma, una Roma ai quarti di finale garantirebbe grossomodo circa altri 4 milioni di euro. Ai quali, però, bisogna poi aggiungere la quota percentuale di market pool. Quota che allo stato attuale non può essere calcolata, perché dipende sostanzialmente da due variabili: quanto la Roma riuscirebbe, in caso, ad andare avanti nella competizione e se la Juventus sia in grado di ribaltare il 2-0 dell’andata con l’Atletico Madrid e qualificarsi anch’essa per i quarti (ed eventualmente poi quanto andrebbe avanti anche lei). Insomma, è evidente che se la Roma dovesse passare il turno, il vantaggio economico sarebbe anche maggiore di quei 15 milioni di euro che, come detto, rappresentano sostanzialmente la base. (…)

FONTE    LA GAZZETTA DELLO SPORT

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Garcia e Di Francesco, quasi lo stesso film

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 – Esonero o conferma? Tutti dentro Trigoria sperano che la Roma passi il turno col Porto: Di Francesco vuole ovviamente salvare la panchina, anche se il suo destino sembra segnato e a giugno, a meno di miracoli, non sarà più l’allenatore romanista; la dirigenza vorrebbe arrivare a fine stagione con lui, per poter scegliere in tutta tranquillità il suo successore. Non è un mistero che Maurizio Sarri sia il preferito (…)

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Se la situazione dovesse precipitare con l’uscita dalla Champions, la società sarebbe costretta ad anticipare il divorzio con Di Francesco e a rivedere i propri piani. Difficile, infatti, che si possa trovare un allenatore di livello disposto ad accettare solo quattro mesi di contratto. Ironia della sorte, la stessa cosa successe nel gennaio del 2016: sulla panchina romanista c’era Rudi Garcia, il cui esonero fece saltare la possibilità di arrivare ad Antonio Conte, impegnato fino a giugno di quell’anno con la Nazionale. (…)

FONTE    CORRIERE DELLA SERA

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