Atp Roma, Ostapenko pazza di Totti: “Un onore incontrare questa leggenda”

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Roma-Juve è stata la prima partita di calcio della vita per Jelena Ostapenko. La tennista lettone, vincitrice a Roland Garros nel 2017, e impegnata questa settimana agli Internazionali che si svolgono nella capitale, è stata ieri sera all’Olimpico e ha avuto l’opportunità di incontrare Francesco Totti, che le ha regalato la maglia numero 10 giallorossa. “È stato un grande onore incontrare la leggenda della Roma e del calcio italiano Francesco Totti. Giocatore di calcio iconico e leggenda dello sport. E grazie per il regalo” ha commentato la Ostapenko in un post su Instagram. I giallorossi hanno poi risposto tramite il profilo Twitter: “Buona fortuna questa settimana”.

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La Juve è già in vacanza. Florenzi e Dzeko in gol per il sogno Champion

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– L’analisi – E il piccoletto si fece gigante, rimettendo la Roma sulla strada della Champions. Il «piccoletto» è l’irriducibile Florenzi, scherzato così da Ronaldo, con gesti e parole di poca eleganza in un battibecco da centrocampo. Pochi minuti dopo, Davide s’è preso una bella rivincita su Golia e i suoi fratelli depressi in bianconero, infilando in velocità mezza difesa e saltando Szczesny. Una partita che la Roma fin lì meritava a fatica di pareggiare, al 34’ della ripresa, tenuta in vita dalle due parate disumane di Mirante nel primo quarto d’ora su Cuadrado e Dybala. Ma che poi ha meritato di vincere infilando la Juve ancora con Dzeko. Un 2-0 che è tanto, troppo, ma dà la cifra delle debolezza mentale, prima che tecnica, dei bianconeri: una volta colpiti non si rialzano. Con tutti gli alibi del caso per una stagione finita in stra-anticipo, resta un dubbio: può darsi che Allegri da sei mesi abbia in testa la Juve che verrà, ma gli sarebbe stato più utile avere quella attuale. Quella che è scomparsa da ben prima che l’Ajax l’inchiodasse a qualche limite ideologico.

Enigma Allegri

Non si può neanche essere impietosi con i bianconeri che, uomini e non robot, hanno staccato i collegamenti da tempo (e ieri hanno esibito la nuova maglia a due colori e senza strisce, che fa discutere sui social). Un successo nelle ultime sette partite, Champions compresa, e gol presi in tutte le ultime sei di campionato. Non è questa la Juve che s’è cucita l’ottavo scudetto di fila con la solita fame atavica, ma una fotocopia scolorita nella quale tante facce, come nei film gialli, sono sostituite da un punto interrogativo. Che cosa sarà di Dybala, rivisto su velocità e pericolosità perse da tempo? E di Cancelo la cui entrata finale è stata in linea con gli ultimi mesi? E di Pjanic con l’autonomia di 45’ e poca creatività da play? Tutte domande che si ricollegano a quella centrale: Allegri. Nelle prossime 48/72 ore la società dovrà capire se un ciclo meraviglioso – sì, meraviglioso, perché due finali europee non sono uno scherzo – s’è esaurito perché così è la vita, oppure se può continuare con aggiustamenti.

Juve possesso e 2 tiri

Eppure, in questo relax psicologico, qualcosa s’era visto. Un 4-3-3 con difesa a «tre e mezzo», nel quale Spinazzola a sinistra infoltiva stabilmente l’attacco. Dybala restituito al suo ruolo. Ronaldo a tutto campo. E non c’era niente da fare per la Roma, schiacciata nel possesso (60% nel primo tempo), nella circolazione di palla, nei recuperi in anticipo a centrocampo. Colpa anche di un atteggiamento fin troppo remissivo: due linee molto basse e Dzeko triste e solitario là davanti, accerchiato da Chellini, Caceres e un mediano a turno. Non bene neanche gli altri, soprattutto Zaniolo impreciso, Kluivert invisibile, Florenzi schiacciato dall’asse Spinazzola-CR7. L’impressione che prima o poi i giallorossi sarebbero caduti non è stata scalfita neanche dalla traversa di Pellegrini e da un paio di azioni di El Shaarawy. D’altra parte è quello che Ranieri ha chiesto per rimettere il veicolo in carreggiata: bassi, primo non prenderle e palla lunga a Dzeko. Sarà la classifica a dire se avrà avuto torto o ragione.

Ribaltone Roma

Qui però la ragione di Ranieri non si discute. Sono giusti i cambi nella ripresa, con Cristante per Pellegrini k.o. e con Under notevolissimo per un Kluivert che ha dimenticato com’era l’Ajax. Giusto anche l’atteggiamento: più coraggio, più velocità, soprattutto l’intuizione di capire che l’insistenza della Juve sulle fasce ne indeboliva la zona centrale dove la ripartenze di Fazio e Nzonzi sono state tra le chiavi per scardinare una difesa non più blindata. Anche il mito Chiellini ha ceduto alla fatica, come i suoi colleghi più giovani avevano fatto da tempo, dando il via libera a Florenzi e alla sconfitta. Nel recupero, poi, il contropiede con Dzeko spietato in area e 2-0. D’altra parte, anche giocando di più, la Juve era entrata in area con moderazione, il solito problema che ha coinvolto anche CR7.Non può illudersi però la Roma. La strada per la Champions è tutta in salita, con l’Atalanta lontana, l’Inter presumibilmente ancora di più (se non si farà stregare dai suoi fantasmi col Chievo), il Milan in vantaggio negli scontri diretti, il Torino che non si arrende. Vedi mai però che Sassuolo e Parma (magari salvo) non concedano altri 6 punti e qualcuno non inciampi: a quota 68 tutto è possibile. Anche l’improbabile.

FONTE    GAZZETTA DELLO SPORT – LICARI 

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Milan e Roma non mollano. Inter, risposta Champions?

 

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– E’ come uno sprint al Giro d’Italia. Un tuffo sul traguardo. Trattenendo il respiro. La volata Champions è altrettanto incerta ed emozionante. In palio non c’è solo un risultato sportivo. La Coppa più importante d’Europa vale molto di più. Garantisce un ricco assegno da investire sul mercato. La possibilità, per i nostri club di vertice, di continuare a crescere. Atalanta e Inter hanno un piccolo vantaggio. Lo dice la classifica. Niente, però, di decisivo. La Dea per il momento è al terzo posto. Da sola. E sta smentendo tutti i luoghi comuni, uno in particolare: partecipare ai preliminari estivi di Europa League vuol dire arrivare con le gambe dei giocatori vuote a primavera. La squadra di Gasperini, invece, vola. La sua benzina è la continua voglia di andare oltre i propri limiti quindi nessuna si illuda che un eventuale successo in Coppa Italia possa addolcire Papu Gomez e compagni. L’Atalanta tira il gruppo ma nel prossimo turno di campionato avrà un tappone dolomitico da scalare: la Juve di CR7. Anche se la squadra di Allegri, dopo aver vinto l’ottavo scudetto e dopo la delusione Ajax ha perso molta ferocia agonistica. Si è visto anche ieri all’Olimpico.

Bivio Inter

L’Inter stasera può riprendersi il terzo posto. Col Chievo dovrebbe essere poco più che una formalità. In caso contrario si parlerebbe di suicidio nerazzurro. Ma le ultime due partite, invece, saranno roba vera. Il Napoli al San Paolo è un avversario bello tosto e l’Empoli, che sta viaggiando a cento all’ora, potrebbe presentarsi a San Siro inseguendo una clamorosa salvezza. Servirà, insomma, la migliore Inter per non farsi risucchiare dalle inseguitrici. In più c’è il fantasma di Conte. Un bel progetto per il futuro ma, in questo momento, uno scomodo compagno di viaggio per un tecnico orgoglioso come Spalletti. Come reagirà lo spogliatoio nerazzurro a questo scenario?

Le inseguitrici

Di sicuro, ha reagito benissimo il gruppo-Milan alle voci che vogliono Gattuso con la valigia pronta. Ringhio, come sempre, è riuscito a entrare nel cuore della sua squadra. E ora può anche fare a meno dei gol di Piatek. Certo, se il Milan riuscisse a conquistare un posto in Champions il lavoro di Gattuso dovrebbe essere valutato con grande attenzione. Vero Leonardo? Stesso discorso per la Roma che ha ritrovato la sua identità con Ranieri, altro allenatore in scadenza. I giallorossi lo hanno dimostrato anche contro Cristiano Ronaldo. Milan e Roma hanno entusiasmo, giocatori in forma e guardando il calendario hanno ottime possibilità di chiudere a quota 68. Atalanta e Inter non possono permettersi neppure un attimo di incertezza. Altrimenti rischiano il sorpasso. Infine il Torino. Nel ciclismo si dice che è un vantaggio iniziare la volata in rimonta. Però i granata hanno un distacco pesante. Se il campionato iniziasse oggi la squadra di Mazzarri sarebbe una credibile candidata a un posto in Champions. Comunque vada sono state buttate basi importanti per il futuro. Belotti e compagni hanno bisogno di fare sei punti nelle ultime due partite perché se la Lazio, oggi in ritardo rispetto alle aspiranti ai posti Champions, vincesse la Coppa Italia l’attuale settimo posto in campionato non garantirebbe il posto in Europa. Dopo aver inseguito l’oro della Champions qualcuna delle protagoniste di questo finale di campionato rischia di restare fuori dalle Coppe. E sarebbe una beffa clamorosa

FONTE    GAZZETTA DELLO SPORT – CALAMAI

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Grana rinnovi, partono le trattative

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 – Il mercato estivo si avvicina e una delle questioni da affrontare in casa Roma è quella dei rinnovi contrattuali. La situazione più urgente riguarda De Rossi, unico giocatore che a partire dal 30 giugno sarà eventualmente svincolato. Il nodo legato al capitano andrà sbrogliato entro pochi giorni, poiché il 26 maggio è in programma l’ultima di campionato con il Parma e l’intenzione del centrocampista di Ostia è di arrivarci avendo una risposta definitiva dal club. In un senso o nell’altro. Le parti non si sono mai incontrate durante tutto l’anno per parlare di futuro e De Rossi vuole sapere se quella con i ducali sarà la gara d’addio alla maglia del suo cuore, in modo da poter salutare i tifosi, che sin dall’esordio datato 30 ottobre 2001 gli sono sempre stati accanto. La dirigenza di Trigoria non ha fissato alcun appuntamento col numero 16, che si sente ancora calciatore e non ha quindi voglia di appendere gli scarpini al chiodo. Massara e Fienga hanno invece convocato in settimana Manuel El Shaarawy, fratello ed agente di Stephan, probabilmente il miglior giocatore della stagione della Roma per numeri e costanza di rendimento. Il Faraone, arrivato nella Capitale dal Milan nel gennaio del 2016, guadagna circa 4,5 milioni di euro lordi all’anno ed ha un contratto che scade nell’estate del 2020, rendendo quindi necessarie le trattative per un prolungamento per evitare di perderlo a parametro zero. El Shaarawy ha collezionato 11 gol e 5 assist (con oltre 30 occasioni create in Serie A) in un totale di 2191 minuti nei quali è sceso in campo, dimostrando di aver trovato forse la decisiva consacrazione e la giusta continuità nelle prestazioni. L’intenzione del esterno ligure, apprezzato da mister Ranieri per la grande abnegazione in fase difensiva, è chiara e l’ha ripetuta in molteplici occasioni: “Di certo c’è che vorrei restare a Roma, qui mi hanno accolto in modo fantastico e mi trovo molto bene”. La volontà della società è quella di riconoscere il giusto adeguamento al classe 1992 ed appare molto probabile una fumata bianca dopo i prossimi colloqui. Le altre due priorità sull’agenda giallorossa sono Under e Zaniolo. Il turco, che nel 2017 aveva firmato un contratto quinquennale da poco meno di un milione netto annuo, è uno dei maggiori indiziati a partire nell’imminente calciomercato, ma le parti si parleranno a breve per capire i reciproci desideri. Il proposito della Roma su Zaniolo è stato ribadito più e più volte negli ultimi mesi ed è quello di blindare il classe 1999. L’ex Inter percepisce un ingaggio da 270mila euro più bonus a stagione e l’auspicio del suo entourage, fermo ai colloqui di inizio febbraio con Monchi, sarebbe quello di portare il salario a due milioni netti. A fine campionato tutte le componenti si siederanno intorno ad un tavolo per trovare la quadra di un’intesa voluta da tutti. Toccherà a Petrachi, pressato per l’ennesima volta da Cairo (“Ha un contratto con noi fino al 2020, non si è parlato di altro, quindi per il momento io lo considero a bordo”), affrontare i dialoghi con gli agenti di Dzeko, Kolarov, Jesus, Fazio e quello del giovane Cangiano, tutti con un accordo in scadenza nel 2020. Il direttore sportivo in pectore avrà il giusto tempo per valutare ogni singola situazione.

FONTE    IL TEMPO – BIAFORA

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Ranieri: «Non dipende solo da noi, ma spero ancora nella Champions»

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– Il «supereroe» che ha sistemato la Roma è Claudio Ranieri. Il tecnico testaccino in settimana aveva fatto capire che la sua avventura con la Roma terminerà a fine campionato, ieri sera ha ribadito e chiarito il suo messaggio. «Quando sono stato contattato – le parole di Ranieri – mi è stato offerto anche il dopo con un ruolo differente, ma io ho detto no perché voglio allenare. Io ho firmato fino a fine anno, non mi va di darmi speranze, io penso soltanto a lavorare. Mi diverto  afarlo, per cui a fine campionato finisce tutto: il mio scopo è essere allenatore, essere vivo, prendere gli insulti, ma sono fatto così. Stando dentro la Roma so quello che bisognerebbe fare per rafforzare la squadra, ma la società lo sa meglio di me e sta aspettando, giustamente, per vedere come saremo posizionati a fine campionato». La vittoria contro la Juventus tiene la Roma in corsa per il quarto posto. «Purtroppo non dipende da noi, abbiamo sbagliato la partita col Genoa. Della gara con la Juventus sono soddisfatto, c’è voluto un grande Mirante a tenerci in partita: soprattutto nel primo tempo ha fatto cose ottime, dobbiamo continuare a credere che tutto sia possibile»

FONTE    CORRIERE DELLA SERA

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