Ranieri duro: «Il futuro? Prima mossa le cessioni…»

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– Gasperini rimane il principale candidato per la panchina della Roma. Lo stesso Sarri, tentato anche da Juve e Milan, resta in corsa, evidenziano la spaccatura tra il management italiano e quello straniero. Sarebbe stato fatto anche un sondaggio per Allegri che però non è il profilo ideale per la proprietà Usa, consapevole del ridimensionamento.

Lo conferma con sincerità Ranieri: «Il nuovo allenatore dovrà decidere su quali giocatori puntare, ci sarà un summit futuro. Non penso che pronti via si potrà lottare per la Champions, magari per l’Europa sì». Ripete quanto detto 4 anni fa da Garcia: «La Roma deve sempre vendere prima di comprare. E l’anno scorso è stata ceduta la spina dorsale di una squadra che stava crescendo. Molte rivali si stanno rinforzano, non conosco la strategia della società». Su De Rossi: «Col Parma, deve essere la sua festa, invito i tifosi a celebrarlo, un capitano come lui lo merita. Non è sereno, ma sta a lui dirlo».

FONTE    IL MESSAGGERO – TRANI

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C’era una volta la Roma……

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INSIDEROMA.COM – MATTEO LUCIANI – Termina a Reggio Emilia, con lo 0-0 contro il Sassuolo di Roberto De Zerbi, la corsa Champions della Roma allenata da mister Ranieri. Un pareggio a reti bianche che è parso assurgere a simbolo di questa disastrosa stagione a tinte giallorosse, con tante occasioni fallite e una rete annullata per fuorigioco a Federico Fazio proprio allo scadere.

Incredibile ma vero, il misero punto con cui si torna dal Mapei Stadium sembra attualmente essere l’ultimo dei problemi per la società capitolina.

La settimana che ha condotto alla sfida contro i nero-verdi è stata caratterizzata dall’ufficializzazione del ‘no’ al rinnovo del contratto di Daniele De Rossi da parte dei vertici del club e poi dalle feroci contestazioni dei tifosi in merito a tale decisione.

Prima che ricostruire la squadra, un compito che sarà con ogni probabilità affidato al duo Petrachi-Gasperini, è necessario tentare di capire come si sia arrivati alla distruzione dell’ambiente Roma in ‘soltanto’ otto anni di gestione americana.

E dire che il primo obiettivo dichiarato dalla proprietà ‘made in Usa’ era stato proprio quello di riavvicinare squadra e tifoseria, dopo gli anni di proteste nei confronti della precedente gestione, affidata a Rosella Sensi.

In principio, ad esempio, l’allora presidente Tom Di Benedetto e il suo entourage scelsero di ridurre drasticamente il costo dei biglietti per assistere alle partite interne della compagine della stagione 2011/2012 affidata a Luis Enrique. Una mossa apprezzata quasi unanimemente dal pubblico di fede giallorossa, che riempì l’Olimpico sin dal debutto contro il Cagliari ed accolse la sconfitta contro i sardi per 2-1 addirittura con applausi scroscianti per l’idea di gioco che era comunque emersa sul manto erboso.

La campagna acquisti dell’estate del 2011, inoltre, fu assai difficoltosa per Walter Sabatini, appena insidiatosi come ds a Trigoria, mentre la società viveva ancora una fase transitoria prima del definitivo closing tra Unicredit e il consorzio statunitense.

Nonostante le firme arrivate unicamente sul finire del mese di agosto, con i giallorossi impegnati nella trasferta inerente al preliminare di Europa League contro lo Slovan Bratislava, Di Benedetto & co. decisero di presentarsi al pubblico romano con investimenti importanti, quali il portiere Stekelenburg, il centrale difensivo Kjaer, Il giovane talento del Lione Pjanic, gli argentini Gago, Lamela e Osvaldo, il promettente ex Barcellona Bojan Krkic. Molte di queste trattative furono concluse proprio al limite della scadenza del calciomercato, quasi a voler indicare: “La nuova proprietà c’è”.

Andò male. Luis Enrique fu poi definito da chi nella Roma ancora comanda (seppur nell’ombra), dando direttive talvolta da Londra e in altri casi dal Sudafrica, un “magnifico errore”. Per porre rimedio a tale sbaglio, si puntò sul cavallo di ritorno Zdenek Zeman.

Nessuna cessione eccellente, però, nessuno stravolgimento: la rosa della squadra capitolina rimase sostanzialmente intatta e venne anzi puntellata dall’arrivo di Mattia Destro, ritenuto uno dei grandi colpi di quell’estate di mercato, del terzino sinistro Federico Balzaretti, risultato tra i migliori con la maglia dell’Italia di Prandelli nell’Europeo appena svoltosi, del centrale di centrocampo americano Michael Bradley, tra i migliori della precedente Serie A per rendimento, dei difensori brasiliani Castan e Marquinhos e dal ritorno del promettente Alessandro Florenzi, reduce da una stagione pazzesca in Serie B con il Crotone.

Ancora una volta, il messaggio pareva chiaro: “La Roma c’è e non lascia, raddoppia”.

Finì ancora peggio dell’annata precedente, con il 26 maggio e tutto ciò che sappiamo. In quel momento, si presentò la prima, vera frattura importante tra nuova gestione americana e tifoseria: impossibile, d’altronde, far passare sotto silenzio la sconfitta in Coppa Italia contro la Lazio, per giunta dopo due anni sportivamente disastrosi.

Ecco, allora, il cambio di strategia: tante plusvalenze effettuate con cessioni eccellenti (Marquinhos, Lamela, Osvaldo) e parte dei soldi reinvestiti in calciatori soprattutto giovani, magari da poter rivendere per generare nuove plusvalenze. Un metodo del genere, però, può avere successo unicamente se non si sbaglia alcuna mossa, come avrebbero dimostrato gli anni a venire.

Grandiosa annata nella stagione 2013/2014 (con il colpo a effetto di Nainggolan subito dopo la cocente sconfitta in casa della Juventus, una mossa veramente da grande società), faticoso secondo posto raggiunto nel 2014/2015 (caratterizzato dalle polemiche per la cessione del beniamino della tifoseria Mehdi Benatia), poi quello che a oggi pare essere stato il vero all-in della presidenza Pallotta: l’estate del 2015.

Rudi Garcia traballa sulla panchina giallorossa, soprattutto dopo aver apertamente criticato la società perché “bisogna dire come stanno le cose davvero ai tifosi. Qui si deve vendere prima di comprare e così il gap con la Juve non lo si riduce”; tuttavia, la Roma conferma il francese e rilancia. Vengono ceduti Romagnoli e Bertolacci, di ritorno dai rispettivi prestiti con Sampdoria e Genoa (di fatto due calciatori che mai avevano fatto parte della rosa giallorossa), ma arrivano il terzino sinistro Digne, il portiere polacco Szczesny, il centrale difensivo Rudiger, l’esterno offensivo Iago Falque e soprattutto i due ‘botti’: ‘Momo’ Salah ed Edin Dzeko.

Il tifo romanista si infiamma e in massa si sposta a Fiumicino per accogliere i due campioni. Purtroppo, qualcosa si è ormai rotto tra Garcia e la squadra, così la Roma naviga in acque sempre poco calme fino a gennaio, quando Pallotta decide di esonerare l’ex Lille per aver criticato i preparatori atletici imposti dalla presidenza durante la precedente estate al termine del pareggio per 1-1 contro il Milan.

Torna Spalletti e con lui una grande Roma. Il toscano riesce nel miracolo di portare i giallorossi al terzo posto a fine campionato, sfiorando addirittura una seconda piazza che avrebbe voluto dire Champions League diretta. Diviene opinione comune il fatto che basterebbe mantenere intatta la rosa messa a disposizione del mister di Certaldo dal precedente gennaio per continuare a divertirsi e magari portare finalmente un trofeo a casa.

Non sarà così, poiché alla fine Miralem Pjanic saluta la Capitale per approdare alla Juventus. Spalletti resta spiazzato e con lui la squadra, che perde i preliminari di Champions League contro il Porto e ‘retrocede’ in Europa League. L’annata è comunque stratosferica: 87 punti in campionato, che significano nuovo record nella storia giallorossa.

Tuttavia, quella 2016/2017 passa alla storia soprattutto come l’ultima stagione da calciatore di Francesco Totti, trascorsa tra mille polemiche e soprattutto con la netta sensazione che la società non sappia come gestire una patata tanto bollente; deve arrivare in fretta e furia un nuovo direttore sportivo dalla Spagna, Monchi, per annunciare chiaramente a mezzo stampa che la Roma non ha intenzione di rinnovare il contratto come calciatore al capitano di Porta Metronia.

Come se non bastasse il dolore per la perdita del numero dieci più grande della storia romanista, durante l’estate del 2017 la società pensa bene di salutare altri ‘pezzi da novanta’: partono Salah, Rudiger, Paredes e in gennaio pure Emerson Palmieri (con Dzeko in bilico fino all’ultimo sempre nel corso della sessione invernale).

Per fortuna, però, i risultati arrivano. I giallorossi finiscono terzi in campionato e a un passo dalla Finale di Champions League, dopo la storica notte vissuta contro il Barcellona del marziano Messi.

Soprattutto, tuttavia, grazie alle splendide nottate di Champions, l’elemento più importante ritrovato pare essere l’unione viscerale, l’empatia fortissima tra pubblico e squadra. Una compagine in grado di raggiungere certi risultati andrebbe solo puntellata e invece no: via all’ennesima rivoluzione.

Addio a Alisson, Radja Nainggolan e Kevin Strootman (quest’ultimo, peraltro, ceduto quando il mercato in entrata è ormai chiuso e quindi senza possibilità di essere sostituito).

Si tratta dell’inizio della fine.

La disastrosa stagione che per fortuna sta per concludersi è soltanto il naturale risultato di quanto combinato in precedenza.

Più della sciagura sportiva, però, il vero problema oggi è la distanza siderale tra la Roma e i suoi tifosi.

Un elemento che un tempo era il tratto distintivo di questi meravigliosi colori e della sua gente.

C’era una volta la Roma.

FONTE    MATTEO LUCIANI

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Europa League a fine luglio e addio tournée negli USA: come cambia l’estate della Roma

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I giallorossi in caso di preliminari si ritroverebbero a Trigoria prima della fine di giugno. Il 25 luglio il primo turno, poi in campo anche a Ferragosto. E saltano New York e Chicago…

La Roma è pronta a cambiare. In panchina, nella rosa ma soprattutto in quello che sarà il programma dell’estate. Il pareggio contro il Sassuolo ha di fatto certificato l’addio alla prossima Champions: i giallorossi parteciperanno – ma servono tre punti contro il Parma – all’Europa League. Il guaio è che potrebbero farlo da sesti classificati, che in virtù della vittoria della Lazio in Coppa Italia vorrebbe dire partire dai preliminari, cambiando radicalmente quelli che erano i piani della società. 

BYE BYE USA – Il primo e più grande è quello della rinuncia alla tournée negli Stati Uniti, tanto cara a Pallotta, e all’International Champions Cup, torneo del quale erano anche state annunciate le date: il 16 luglio a Chicago contro il Chivas, il 20 a Charlotte contro l’Arsenal e il 24 a New York contro il Benfica. Salterebbe tutto se i preliminari diventassero reali: il calendario stilato dall’UEFA prevede il secondo turno di qualificazione (quello dove entrerebbe in gioco la Roma) proprio il 25 luglio. Il club direbbe addio così a circa due milioni di euro (1,7 secondo i ricavi nell’ultimo bilancio) ma soprattutto a quel concetto di espansione del brand di cui spesso si parla a Trigoria. Con buona pace dei tifosi che già avevano organizzato le proprie vacanze per seguire la Roma negli Stati Uniti.
A quel punto i giallorossi dovrebbero giocare due turni di preliminari più il playoff, scendendo in campo, tra partite d’andata e ritorno, ogni giovedì fino al ritorno degli spareggi del 29 agosto: il 25 luglio e il 1 agosto per il primo turno, l’8 e il 15 agosto per il secondo e il 22-29 i playoff. Per conoscere il nome della prima avversaria i tifosi non dovranno aspettare molto: il sorteggio è previsto il 19 giugno a Nyon, ma il salto dall’Arsenal al Sarejevo di turno è dietro l’angolo.

RADUNO – Il preliminare costringerà la società a rivedere anche i piani della preparazione: detto che da contratto collettivo i calciatori hanno diritto ad un minimo di quattro settimane di ferie ogni anno, la squadra si ritroverà a Trigoria prima della fine di giugno. Molto starà poi alle esigenze del prossimo allenatore: Gasperini, per esempio, negli ultimi anni ha sempre portato l’Atalanta in ritiro in montagna per circa tre settimane. Una scelta che sarebbe in controtendenza con quanto successo la passata estate con Di Francesco e anche con quanto era già stato pensato per quest’anno, con il ritiro programmato a Trigoria prima della partenza per raggiungere gli USA.

FONTE   M.  PRESTISIMONE

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La Roma saluta anche la Champions Ranieri: “Ho provato a dare la scossa”

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Il tecnico: “Mancava autostima, il mio aiuto non è bastato. Domenica sia una festa per De Rossi”

Sotto la pioggia di Reggio Emilia naufragano le ultime possibilità di raggiungere la Champions League della Roma, che avrebbe meritato di più ma non va oltre lo 0-0 con il Sassuolo, come riporta Gianluca Piacentini sul Corriere della Sera.

L’ultima trasferta romanista di Daniele De Rossi, rimasto in panchina per novanta minuti e acclamato per tutto il match dagli oltre tremila tifosi giallorossi che hanno continuato la protesta nei confronti della società e del presidente Pallotta, non è stata una festa. “Daniele – le parole di Ranieri – non è sereno, è normale che sia dispiaciuto. Non ho mai pensato di farlo entrare perché lo voglio pronto per domenica prossima: contro il Parma deve essere la sua giornata”.

In pochi mesi il tecnico è riuscito a ricostruire una squadra ridotta ai minimi termini, anche se l’obiettivo Champions non sarà centrato. “Quando sono arrivato ho trovato una squadra molto giù moralmente, non fisicamente, credo che Di Francesco abbia fatto grandi cose perché non era una squadra senza idee, magari erano diverse dalle mie ma c’erano. Ho cercato di incoraggiare i ragazzi e ricreare un’autostima che mancava. Lo scorso anno c’erano dei calciatori che avevano aperto un ciclo e avevano fatto ottime cose, poi sono stati venduti e ne sono arrivati degli altri che sono lo stesso bravi, ma avevano bisogno di formarsi e fare la loro esperienza. Forse c’è stato un contraccolpo a livello inconscio e i giocatori non hanno trovato il loro punti di riferimento”.

FONTE  Gianluca Piacentini

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Totti riflette, può essere la sua ultima settimana. Ma Pallotta gli proporrà la direzione tecnica

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Francesco ieri non era a Reggio Emilia con il resto dei dirigenti: chiederà un chiarimento col presidente dopo gli ultimi 24 mesi vissuti in un ruolo marginale

Quella che inizierà domani sarà l’ultima settimana di Daniele De Rossi con la maglia della Roma. Domenica col Parma sarà l’ultima partita all’Olimpico per il numero 16, che sceglierà poi la sua prossima destinazione. Ma in bilico c’è anche il futuro di Francesco Totti; nei prossimi giorni – riporta “La Repubblica” – chiederà un chiarimento con Pallotta dopo gli ultimi 24 mesi vissuti in un ruolo marginale. Non è escluso che sia l’ultima settimana anche per lui, ma l’intenzione della società è affidargli un ruolo vero dopo due anni di apprendistato: Pallotta vuole infatti mettergli in mano la direzione tecnica non appena sarà ufficializzato l’arrivo di Petrachi dal Torino come nuovo direttore sportivo.
Ieri era assente dal Mapei Stadium ufficialmente per un impegno preso da tempo: nei giorni precedenti era stato in Kuwait dove aveva dato spettacolo in un torneo di calcetto ma era rientrato a Roma giusto in tempo per vedere l’Under 14 di Cristian perdere la finale contro la Lazio,

FONTE  La Repubblica

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Roma, sondaggio per Allegri ma il preferito resta Gasperini

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Il club avrebbe provato a sondare il terreno per il tecnico che ha salutato la Juventus ma l’ipotesi è difficilmente percorribile

“Difficilmente la Roma lotterà per la Champions il prossimo anno”. Le parole dure sono di Claudio Ranieri, che nel post partita di Reggio Emilia ha tirato una secchiata di pessimismo ai tifosi della Roma. Senza Champions ci sarà un ridimensionamento, insomma. Anche in questo senso sembra difficile l’ipotesi Massimiliano Allegri, con il quale secondo “Il Messaggero” ci sarebbe stato un sondaggio visto il suo addio alla Juventus. Quello del tecnico livornese non sembra però essere il profilo ideale proprio in ottica di un possibile ribasso delle ambizioni. La prima scelta resta Gasperini, che ha dimostrato di lavorare alla grande con i giovani e che accetterebbe di mettersi in gioco a Roma nonostante il possibile accesso diretto alla Champions League con l’Atalanta.

FONTE    Il Messaggero

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Mercato Roma, dall’Inghilterra: Tottenham pronto a offrire 40 milioni per Zaniolo

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Il club inglese, finalista di Champions, sta pensando a un piano di rinnovamento insieme a Pochettino e punta il talento giallorosso

Il Tottenham fa sul serio per Nicolò Zaniolo. Il club inglese, che affronterà il Liverpool nella finale di Champions League, è infatti pronta a mettere sul piatto 40 milioni per portarlo a Londra dalla prossima stagione. Secondo il “Mirror” la società avrebbe in mente un piano di ringiovanimento della rosa che partirebbe proprio dal centrocampista ex Inter, che deve ancora adeguare il suo contratto con la Roma. “Vedo il mio futuro qui, sono ottimista per il rinnovo”, ha detto Nicolò nei giorni scorsi. A fine stagione si incontrerà con la società insieme al suo agente e proverà ad adeguare le cifre del suo attuale accordo. Oltre al talento della Roma il Tottenham ha già in mente altri colpi: uno è Jack Grealish, regista dell’Aston Villa che si giocherà contro il Derby County l’accesso alla Premier.

FONTE    Mirror

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Sassuolo-Roma, a fine partita lungo colloquio tra Baldissoni e De Rossi nello spogliatoio

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I due si sono fermati a parlare al Mapei Stadium, con la squadra sul pullman ad aspettarli

La trasferta della Roma a Reggio Emilia contro il Sassuolo si è conclusa con un lungo colloquio tra il vicepresidente esecutivo Mauro Baldissoni e Daniele De Rossi. I due – secondo Alessandro Alciato di Sky Sport – si sarebbero fermati a parlare per alcuni minuti nello spogliatoio del Mapei Stadium, con la squadra già sul pullman ad attenderli. Il capitano ieri non è sceso in campo per scelta di Claudio Ranieri, che gli ha preferito Nzonzi e Cristante anche in vista della partita di domenica prossima contro il Parma, l’ultima con la maglia giallorossa: “Rinnovo l’invito ai tifosi, quella dev’essere una festa per Daniele. Ci sarà tempo per la contestazione”, ha ricordato il tecnico ancora una volta ieri nel post partita.

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La somma degli orrori di una stagione

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 – L’obiettivo della Roma era vincere la partita per continuare a inseguire un sogno (quasi) impossibile, la Champions, ma forse anche quello di riprendere il normale tran tran di vita di una società/squadra di calcio, devastata dall’esplosione del caso De Rossi. Il più chiaro esempio di cosa non si dovrebbe fare in un club, e non solo per tempistica e modalità, specie nel momento più delicato della stagione. Mica facile, però, vincere una partita così particolare dopo che dall’interno era stato dato per scontato che tutto, parlando della classifica, fosse già definito. Questione di testa, più che di gambe o di gioco. E la Roma, con De Rossi in panchina più protagonista di tanti colleghi in campo, ha costruito la gara che un po’ tutti si aspettavano o che temevano potesse partorire. Cioè in avvio con poco di tutto. Gioco e cuore, in primis. L’ennesima brutta Roma che ha vissuto per mesi nascondendosi dietro alibi infantili e errori di ogni tipo provenienti dalla sede. Nella seconda parte della sfida, la squadra di Claudio Ranieri ci ha provato con un po’ più di tutto, e alla fine può perfino recriminare per non aver portato a casa un successo che sarebbe stato giusto.

LAMPI Non che i giallorossi nella ripresa abbiano incantato sul piano della manovra, ma se non altro ci hanno messo fino all’ultimo istante di gara tutto quello che avevano. Non si può imputare all’umido pareggio di Reggio Emilia la prima causa della zona Champions ormai lontanissima, quasi irraggiungibile: troppe volte in passato abbiamo visto altre Reggio Emilia, o forse anche di peggio, che hanno determinato il fallimentare rendimento stagionale. Si chiedeva alla Roma (lo dicevamo sempre dal di dentro) un posto tra le prime quattro del campionato, invece sarà ormai complicatissimo arrivare anche solo al quarto posto. Non è il momento di fare bilanci, ci sono da giocare ancora novanta minuti ma sarà complicato, e lo sappiamo già da oggi, trovare spunti positivi anche se dovesse arrivare il pass per l’Europa League. La Roma si è comportata da squadra perennemente malaticcia, che ha avuto via via qualche miglioramento e tanti peggioramenti. Tipo: vorrei ma non ce la faccio. Non è mai stata neppure al quarto posto, non è mai stata realmente protagonista e nemmeno ha dato l’impressione di poterlo diventare.Non centrare la zona Champions sarà solo l’indegna conclusione di una stagione dai mille orrori. Aziendali e no.

FONTE    IL MESSAGGERO – FERRETTI 

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Sassuolo-Roma, le pagelle dei quotidiani

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 – Finisce con uno 0-0 che pare l’emblema della deludente stagione romanista. Tante, tantissime occasioni (soprattutto nel finale) create, ma allo stesso tempo non concluse degnamente dai calciatori giallorossi. 

Nella squadra di Ranieri, si segnala ancora una volta Mirante, per alcuni interventi di rilievo, oltre alla difesa, globalmente oltre la sufficienza in ogni suo elemento.

Male l’attacco, con Dzeko in versione fantasma, Zaniolo ancora con le pile scariche ed El Shaarawy lontano dal ‘Faraone’ raggiante più volte ammirato in stagione.

Di seguito, i voti dei principali quotidiani in edicola oggi.


IL MESSAGGERO

Mirante 6,5
Florenzi 6
Fazio 6
Juan Jesus 6,5
Kolarov 6
Cristante 6,5
Nzonzi 6
Under 6
Zaniolo 5,5
El Shaarawy 6
Dzeko 6

Pastore 5,5
Kluivert 5,5
Perotti sv
Ranieri 6

 


CORRIERE DELLO SPORT

Mirante 6,5
Florenzi 6
Fazio 6,5
Juan Jesus 6,5
Kolarov 6
Cristante 6
Nzonzi 6
Under 5,5
Zaniolo 5,5
El Shaarawy 5,5
Dzeko 5,5

Pastore 5
Kluivert 5,5
Perotti sv
Ranieri 6

 


GAZZETTA DELLO SPORT

Mirante 6
Florenzi 6
Fazio 6,5
Juan Jesus 6,5
Kolarov 6
Cristante 6
Nzonzi 6
Under 6,5
Zaniolo 5
El Shaarawy 5,5
Dzeko 5

Pastore 5,5
Kluivert 5,5
Perotti sv
Ranieri 6

 


IL TEMPO

Mirante 6
Florenzi 6
Fazio 6
Juan Jesus 6
Kolarov 5
Cristante 5
Nzonzi 5,5
Under 5,5
Zaniolo 5
El Shaarawy 5,5
Dzeko 5

Pastore 5
Kluivert 6
Perotti sv
Ranieri 5,5

 


CORRIERE DELLA SERA

Mirante 6,5
Florenzi 5,5
Fazio 6,5
Juan Jesus 6
Kolarov 6
Cristante 6,5
Nzonzi 6
Under 5
Zaniolo 5
El Shaarawy 6
Dzeko 5

Pastore 5
Kluivert 5
Perotti sv
Ranieri 6

 


IL ROMANISTA

Mirante 6,5
Florenzi 6,5
Fazio 6,5
Juan Jesus 6
Kolarov 6
Cristante 6
Nzonzi 6
Under 5,5
Zaniolo 5
El Shaarawy 6
Dzeko 5,5

Pastore 5,5
Kluivert 5,5
Perotti sv
Ranieri 6

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