Under 21, Dall’Ara sold-out per Italia-Spagna

20190606_1114211093593819.png

– Tutto esaurito alla stadio Dall’Ara di Bologna per il debutto all’Europeo della Nazionale Under 21 che questa sera scenderà in campo contro la Spagna. Sono 29.580 i biglietti venduti per assistere alla sfida contro le Furie Rosse che due anni fa eliminarono gli Azzurrini nella semifinale della competizione. “Con loro negli ultimi 20 anni abbiamo vinto una volta sola, come Under 21, qualche motivo ci sarà – ha spiegato ieri nella conferenza stampa della vigilia il Ct, Luigi Di Biagio – ma, a differenza di anni fa, oggi ce la giochiamo. Dimostreremo di competere alla grande contro di loro. Non deve passarci per la mente che è da tanto che non li battiamo, magari questa sarà la volta buona”.

img_20190616_1733297664899800214474375.jpg

 

La Roma sorpassa Milan e Napoli per Veretout

20190606_1114211093593819.png

Si fa concreto l’interesse della Roma per Jordan Veretout, centrocampista della Fiorentina. Secondo quanto riportato da Sportitalia, il club giallorosso è il più accreditato per arrivare al giocatore, soprattutto dopo la brusca frenata del Milan. Il Napoli rimane alla finestra. 

FONTE   Sportitalia

img_20190616_171641904245432432066597.jpg

Totti sbatte la porta in faccia a Pallotta: è addio

20190606_1114211093593819.png

– Finisce nel modo peggiore possibile. Rabbia, distanza, gelo, rancore e accuse reciproche: la storia tra la Roma e Francesco Totti, esempio rarissimo di romanticismo nel calcio, si chiude con un mix micidiale. Il capitano ha deciso di lasciare il club e domani lo annuncerà ufficialmente in una conferenza stampa organizzata dalla

cognata Silvia, sorella di Ilary Blasi, nel Salone d’Onore del Coni, dove l’amico Giovanni Malagò gli spalancherà le porte «in quanto campione del mondo – spiega il numero 1 del Comitato Olimpico – e Collare d’oro, che è la massima onorificenza dello sport». La Roma lo è venuto a sapere dai media dopo che il ceo Fienga al telefono ha provato a convincere l’ex capitano a prendersi quantomeno altro tempo. Nessuna dimissione formale, solo un saluto freddissimo e polemico.

img_20190615_0609474314634080203102831.jpg

Totti dirà addio alla Roma lontano da quella che è stata la sua casa per trent’anni, gli ultimi due nei panni da dirigente che non ha mai sentito come suoi. E allora meglio chiuderla qui prima di rovinarsi il resto della vita a vicenda con la Roma. Perché questo stava succedendo in un rapporto che con la proprietà americana non è mai decollato. Un retroscena spiega quanto sia insanabile la frattura: quando Pallotta, durante le riunioni della scorsa settimana a Londra con i dirigenti e Fonseca, è stato informato che Totti era intenzionato a rifiutare l’offerta di promozione a direttore tecnico, ha provato a telefonare all’ex capitano e non ha ricevuto risposta. Non solo Totti si quindi rifiutato di partecipare ai meeting con la società, ma è arrivato al punto di non voler neppure parlare con Pallotta. Cosa che, in realtà, non è mai stata facile per distanze linguistiche e culturali incolmabili.

Come per l’addio altrettanto lacerante di De Rossi, questa è una storia senza innocenti e con un uomo al centro dello scontro: Franco Baldini. Il consigliere più fidato del patron di Boston è diventato il nemico numero 1 nella testa di Totti. L’ex capitano lo ritiene l’ispiratore della scelta fatta dalla Roma nel 2017 di non rinnovargli il contratto da calciatore. Aveva quasi compiuto 41 anni, ma voleva continuare a giocare. Una volta iniziata la sfortunata avventura da dirigente, senza una qualifica specifica e tantomeno un’idea precisa sul settore a cui dedicarsi, Totti ha capito che il dirigente toscano era ancora lì a partecipare ai processi decisionali della società, seppur a distanza. E allora, si è detto, io che ci sto a fare se non conterò mai nelle scelte quanto Baldini? Un malessere maturato nel tempo, insieme alla consapevolezza che sul piano economico può guadagnare molto di più dei 600mila euro del contratto attuale col club grazie alle attività personali: dal libro, al docu-film fino agli inviti in giro per il mondo alle partite di esibizione. Ed è proprio su questo che si basano le contro-accuse della società, delusa dal fatto che Totti in questi due anni si sia impegnato più per curare il suo «giro» e poco per crearsi una nuova strada in sinergia con la Roma.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è statala selezione del nuovo allenatore, con Totti che spingeva prima per Conte e ha buttato lì il nome di Mourinho, poi, facendo i conti con la dura realtà di una Roma dall’appeal ridimensionato, ha spinto per Gattuso e Mihajlovic. Ma Pallotta ha ascoltato altri (non Baldini in questo caso) e ha ingaggiato Fonseca, facendo sentire l’ex capitano ancora una volta poco coinvolto. Secondo il presidente, la verità è molto diversa: «Fienga gli ha proposto il ruolo di direttore tecnico – ha spiegato Pallotta venerdì in un’intervista al sito del club – uno dei più importanti nella nostra area sportiva e questo spiega tutto su quello che pensiamo di Francesco. Nelle ultime decisioni ha avuto un peso che neanche lui pensa di avere». Ma Totti non avverte questo, non si fida degli altri dirigenti (in parte solo di Fienga) e l’unica parte delle parole di Pallotta che gli è interessata è stato il passaggio in cui il presidente nomina «Franco». Baldini, appunto. Che per Totti è il diavolo e quindi bisogna andarsene. Insomma se l’intervista di Pallottadoveva essere l’estremo tentativo per ricucire, ha sortito l’effetto contrario. Francesco è deluso e determinato al tempo stesso e ieri non ha annullato una festa con gli amici che aveva organizzato da tempo a casa.

Domani al Coni, davanti a centinaia di giornalisti, sparerà bordate sulla Roma che non sarà rappresentata da nessuno – c’è da scommetterci – il giorno dopo partirà con la famiglia per una vacanza a Ibiza, poi avrà tutto il tempo per valutare cosa fare in futuro: di sicuro continuerà a divertirsi e guadagnare con gli eventi, al tempo stesso ragionerà anche sulla proposta della Figc nel settore giovanile («Aspetto un suo cenno» ha detto il presidente Gravina) ma soprattutto su quella di diversi amici procuratori che gli propongono di collaborare. E un giorno, chissà, potrà tornare alla Roma quando saranno altri a gestirla. In fondo è un arrivederci, come quello di De Rossi, ma ha il sapore amarissimo di un amore finito.

fonte    IL TEMPO – AUSTINI 

img_20190516_1204478480932911248015639.jpg

Verdone: “Non posso pensare a una Roma senza più Totti”

20190606_1114211093593819.png

L’attore regista romano: “Sono interdetto e ovviamente dispiaciuto. Mi preoccupa il progressivo disamoramento nei confronti della squadra”

“Se era difficile immaginare una Roma senza Totti in campo, è quasi impensabile pensare a Totti lontano dalla Roma”. Le parole di Carlo Verdone, intervistato da Montini su La Repubblica, esprimono un sentimento diffuso fra i tifosi giallorossi. “Sono interdetto e ovviamente dispiaciuto.

img_20190615_0609474314634080203102831.jpg

Conosco Francesco, ma di questi argomenti non abbiamo mai avuto occasione di parlare. Pertanto azzardo solo delle ipotesi: credo che Totti non riesca ad identificare un proprio ruolo nella società e non abbia voglia di continuare a funzionare semplicemente come uomo immagine. Francesco è una persona sincera e onesta e, se la situazione non è di suo gradimento, è giusto che esprima dubbi e perplessità”.

FONTE    La Repubblica

IMG_20190201_091726.jpg

Totti stavolta sarà ‘Franco’

20190606_1114211093593819.png

 – James Pallotta fa ancora centro. Quando c’è da prendere la mira e inquadrare il bersaglio, non fa mai cilecca. Ed è lucidissimo se c’è da abbattere il simbolo della Roma e del romanismo. Tra metà maggio e metà giugno il presidente è stato infallibile. Colpo grosso. Perché doppio. Fuori Daniele De Rossi, il capitano dell’ultima stagione. E adesso Francesco Totti, da due anni dirigente senza alcun potere. Eliminati e umiliati, senza curarsi della piazza e della storia. La loro e quella del club. Anche se poi sono stati loro a farsi da parte, sentendosi improvvisamente indesiderati e comunque sviliti dalla proprietà Usa, indirizzata dal suggeritore scelto Franco Baldini che dal 2011 ispira ogni decisione impopolare presa poi a Boston.

img_20190615_0609474314634080203102831.jpg

AL FORO ITALICO Totti, insomma, va via. L’addio, dopo aver vissuto da giallorosso per 30 anni(entrò a Trigoria nell’89), è in programma nella casa dello sport italiano. Il giorno è domani, alle ore 14. Ma simbolica è la data: 17 giugno. La stessa dell’ultimo (3°) scudetto, vinto nel 2001 con Capello in panchina e Batistuta al fianco. Francesco non potrà mai essere felice, come lo fu 18 anni fa in campo e per strada, quando si presenterà invece nel Salone d’Onore, al primo piano del Palazzo H. E’ stato Giovanni Malagò, il presidente del Coni, a concedergli il palcoscenico ideale per dar forza al suo divorzio da Pallotta e dai suoi seguaci che lo sostengono in ogni luogo, nella capitale e anche fuori. Nella conferenza stampa in cui ufficializzerà la sua uscita di scena ha già garantito che cercherà di entrare nei dettagli per evitare malintesi o scambi di persona. Sarà chiaro e definitivo. Lo ha promesso anche a chi, all’interno della società, gli è stato vicino in questi mesi. Avrebbe voluto salutare all’Olimpico, aprendolo ai suoi tifosi, come fece il 28 maggio del 2017. Non è stato possibile, per (ovvi) motivi di ordine pubblico. Non avrà accanto nessuno del Media Center giallorosso, a cominciare da chi, in passato, gli mise il silenziatore quando avrebbe già voluto essere sincero con la sua gente.

NESSUN RIPENSAMENTO La decisione è datata. Il Messaggero, lo scorso 16 maggio, titolò: Tottilo sposo dimesso. Solo 2 giorni prima, l’amico De Rossi, vedendolo in disparte durante la sua ultima conferenza stampa, lo citò come esempio per spiegare come mai non aveva accettato di fare il dirigente perché «Francesco incide poco». Un mese dopo Totti ha seguito l’ex compagno, rifiutando il ruolo di direttore tecnico (proposta ricevuta a voce, mai con bozza di contratto: quindi nessuna limitazione alle attività personali messa per iscritto) e rinunciando a 4 anni di stipendio (2,4 milioni). Ha telefonato a Guido Fienga, con il quale il rapporto è stato leale e diretto. E costruttivo: a marzo ha individuato e convinto Claudio Ranieri. Il Ceo ha accettato il consiglio, affidando in corsa la Roma all’allenatore di San Saba. L’altro ieri Fienga ha invece dovuto prendere atto che niente e nessuno avrebbe potuto ricucire lo strappo. Anche perché l’ennesima intervista di Pallottaal sito del club giallorosso ha avuto l’effetto boomerang, peggiorando la situazione già precipitata il 4 giugno quando Francesco è stato escluso dal summit di Madrid, dove il Ceo e Petrachi hanno presentato il progetto tecnico a Fonseca. Il tentativo di coinvolgerlo nel vertice di Londra è andato a vuoto. Anche per la presenza di Baldini, considerato (non solo da lui) il presidente occulto. Che, in 2 anni, gli ha fatto chiudere la carriera di calciatore e, per ora, anche quella di dirigente. Missione compiuta e allargata a De Rossi. Che alluse al consigliere durante lo sfogo del 14 maggio in sala Champions, ma mai come fece Ranieri, incontrando il giorno dopo i tifosi a Trigoria. Claudio, davanti al cancello del Bernardini, insieme con Daniele fu inequivocabile: «Ha deciso testa grigia a Londra».

CONVIVENZA IMPOSSIBILE Totti ha riconosciuto a Fienga il merito di aver ottenuto il sì di Pallotta per la promozione. Ma ha anche capito che il presidente avrebbe ascoltato sempre e comunque Baldini e non lui. Fiducia limitata, fino al punto di spingere in ferie il futuro dt durante il mercato. Francesco si è sentito sopportato e ha detto basta. Prendendo le distanze dalla nuova restaurazione: non è stato coinvolto nella scelta né di Petrachi né di Fonseca. Ecco perché parlerà lontano da Trigoria (e dall’Eur). Casa sua non è più lì. Meglio essere ospite dell’amico Malagò. «Del resto è una questione personale». Con il consigliere esterno di sicuro. E, chissà, anche con qualcuno più interno. Consiglio ai curiosi: domani è solo un altro giorno. Di questa Roma che non fa più sventolare le bandiere.

fonte     IL MESSAGGERO – TRANI 

img_20190614_0905267754089995736910627.jpg

Gol, scudetti e sfottò: ma il lieto fine non c’è

20190606_1114211093593819.png

 – Trent’anni d’amore che si concluderanno il 17 giugno, una delle date simbolo della sua carriera. Francesco Totti ha deciso di rifiutare la carica di direttore tecnico e di lasciare la Roma, squadra in cui è entrato a 12 anni, senza poi lasciarla più. Il primo ingresso al centro sportivo di Trigoria è datato 1989, quando l’allora giovanissimo talento è stato acquistato dal settore giovanile della Lodigiani, con i giallorossi che hanno superato sul filo del rasoio la Lazio, che aveva già l’accordo per un trasferimento a Formello. Dopo tre annidi giovanili e la conquista di uno scudetto con gli Allievi e di una Coppa Italia con la Primavera, a soli sedici anni Totti ha esordito in Serie A con la squadra del suo cuore, mandato in campo da Boskov il 28 marzo 1993nel finale della sfida con il Brescia. Da allora le sue giocate, che hanno estasiato tutti nel corso dell’intera era Sensi, hanno incantato milioni di amanti del calcio e per 307 volte (il primo gol nel settembre del 1994 contro il Foggia) hanno fatto esultare i tifosi giallorossi, che per una scellerata gestione di Bianchi, intenzionato ad acquistare Litmanen per sostituirlo, hanno anche rischiato di vederlo indossare la maglia della Sampdoria.

img_20190615_0609474314634080203102831.jpg

Totti, conosciuto universalmente come «Il Capitano», ha indossato la prima fascia entrando al posto di Aldair in un match con la Fiorentina del 1998, con il brasiliano che gli ha in seguito lasciato definitivamente i gradi nel Roma-Udinese del 31 ottobre dello stesso anno. La stagione della consacrazione è sicuramente stata quella a cavallo tra il 2000 e il 2001, in cui insieme a Batistutae Montella, sotto la sapiente guida di Capello, è riuscito a vincere lo scudetto, strappandolo dalla maglia dei cugini laziali. L’indelebile successo, arrivato il 17 giugno 2001 con il 3-1 sul Parma, e la vittoria nella Supercoppa con la Fiorentina lo hanno portato ad essere tra i più votati del Pallone d’Oro di quell’anno, classificandosi alla fine quinto. Gli altri trofei alzati con la sua Roma sono le due Coppa Italia e l’altra Supercoppa, vinte sotto la prima gestione Spalletti. Con il toscano il numero 10 è riuscito a siglare 32 reti stagionali e a vincere la Scarpa d’Oro pochi mesi dopo il grave infortunio causato dall’intervento di Vanigli, trovando un incredibile exploit dal punto di vista tecnico e realizzativo grazie allo spostamento nel ruolo di prima punta, una trasformazione che lo ha accompagnato per tutto il prosieguo della carriera.

Nel 2009/10 Totti sfiora il secondo scudetto con la maglia giallorossa, un’impresa mai riuscita a nessuno, con la squadra di Ranieri fermata soltanto da una sfortunata prestazione con la Sampdoria. Pochi anni dopo ottiene due importanti risultati personali: la seconda piazza alle spalle di Piola nella classifica dei più grandi marcatori della storia della Serie A (alla fine sono 250 i gol totali in campionato con la Roma) e il record di giocatore più anziano a segnare una rete in Champions. Il proprio finale di carriera, raccontato con do-vizia di particolari nel libro autobiografico pubblicato nel 2018, Totti lo vive con il management americano (e soprattutto Baldini), allenato nuovamente dal maestro Zeman, poi da Garcia e infine da Spalletti, per quello che è stato un finale tormentato e travagliato per il pessimo rapporto con il tecnico toscano. La partita con il Genoa del 28 maggio 2017 rappresenta la sua ultima da calciatore: l’abbraccio della Curva Sud non si può scordare «Totti è la Roma».

Indimenticabili le sue esperienze con la maglia della Nazionale: il cucchiaio a Van der Sar ad Euro2000 il gol più incredibile,il rigore segnato all’Australia e la vittoria della Coppa del Mondo nel 2006 i punti più alti dell’avventura azzurra, terminata subito dopo il successo a Berlino. «Torneremo grandi insieme» ha detto Totti nel salutare l’amico ed ex compagno De Rossi: di certo la loro assenza sarà un vuoto incolmabile per i tifosi della Roma. Impossibile escludere un loro ritorno in futuro, ma ora resta soltanto l’amarezza di un doppio addio difficilissimo da digerire e superare.

fonte    IL TEMPO – BIAFORA

20190211_2225321827710821.png