Fonseca: “Roma, ora hai capito il mio calcio”

Per avere una partenza così prolifica a tinte giallorosse bisogna tornare indietro addirittura nel 2009-10

Otto centri in cinque giorni, equamente distribuiti tra Sassuolo e Basaksehir, che diventano 12 in 4 gare ufficiali con 7 calciatori diversi. Benvenuti a “Fonseca land” dove la stella polare è segnare e divertire.

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Per avere una partenza così prolifica a tinte giallorosse bisogna tornare indietro addirittura nel 2009-10, quando la Roma di Spalletti segnò 15 reti in 360 minuti. Come scrive Carina su TuttoSport la soddisfazione di Fonseca è evidente: “La squadra ha capito la mia idea di calcio”.

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ma se hai voglia di capire cosa può accadere,sfogliando fino in fondo e con attenzione, prosegui, e vedrai che non hai perso il tuo TEMPO.
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Timidamente iniziano ad arrivare anche alcuni flebili segnali da Pastore. L’altra sera, dopo un primo tempo sottotono, nella ripresa l’argentino si è acceso. Un paio di assist a Dzeko non sfruttati e finalmente qualche giocata delle sue. A tal punto che i fischi con cui era stato accolto dal pubblico, sono diventati applausi quando è stato sostituito.

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Zaniolo e Kluivert, eroi in Europa: Fonseca si gode i gioielli ritrovati

Le ottime prestazioni dei due classe ’99 fanno sorridere il tecnico portoghese

In attesa di ulteriori conferme dalla trasferta di domani a Bologna, Fonseca si godela miglior versione della sua Roma vista contro l’Istanbul Basaksehir.

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Come riporta La Repubblica, la truppa giallorossa ha un attacco in stato di grazia, viaggia alla media di tre gol a partita e, cosa ancor più importante, ha ritrovato il contributo di chi si era smarrito. I titoli se li è presi Nicolò Zaniolo che contro i turchi ha realizzato un gol e un assist spingendo la Uefa a inserirlo nella top undici dell’Europa League.

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Il centrocampista ha fatto tesoro delle punzecchiature del tecnico eora sembra pronto per fare il grande salto anche a livello europeo. Stesso discorso per il suo coetaneo Kluivert, che con le reti contro Sassuolo e Basaksehir ha già pareggiato il misero bottino realizzativo della scorsa stagione. Segnali di speranza arrivano pure da Pastore: il trequartista è stato rigenerato da Fonseca che intende sfruttarne il talento sperando di non perderlo per i soliti infortuni. .

fonte    La Repubblica

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Sabatini: “Al derby di Coppa Italia perso con la Lazio ho pensato di morire”

L’ex ds romanista: “Ho fumato più sigarette per Nainggolan che per tutti gli altri: passai la notte al telefono con il direttore sportivo del Cagliari”

Walter Sabatini è ancora uno dei protagonisti del nostro calcio. Dopo la Roma ha fatto fatica a trovare una nuova vera casa, passato dall’avventura all’Inter a quella alla Samp. Ora l’ex ds romanista è al Bologna con il ruolo di coordinatore delle aree tecniche. In vista del match con i giallorossi, Sabatini ha rilasciato un’intervista a Il Foglio. Eccone uno stralcio:

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“Qualche giorno fa ho chiamato Sarri. ‘Non ti dico di smettere di fumare, non te lo posso dire proprio io, però rallenta’, gli ho detto, ‘non ti condizionare tutta la vita futura’. “Ma come cazzo faccio?”, mi ha risposto ‘Io non lo so, ho smesso anche di prendere il caffè perché non posso fumarci la sigaretta’. Zeman era uno che mi stava dietro, quando veniva nel mio ufficio nessuno si azzardava a entrare, c’era una cortina di fumo. Ma come uno possa allenare senza fumare non l’ho mai capito”.

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“Ho fumato più sigarette per Nainggolan che per tutti gli altri: passai la notte al telefono con il direttore sportivo del Cagliari, con Cellino dall’altra parte che spaccava la trattativa, ma sentivo che la voleva fare. Finì alle cinque del mattino, fu dura e fumosa. La sigaretta più dolorosa è stata per il derby Lazio-Roma di Coppa Italia all’Olimpico, ho pensato di morire, se non avessi avuto le sigarette sarei morto realmente”.

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Valeria Biotti….La pancia del tifoso

“Lorenzo Pellegrini posta su Instagram una foto con la piccola Cami. La sorregge con entrambe le braccia, teneramente, mentre tiene lo sguardo basso. La bimba indossa una magliettina minuscola, come lei; sulle spalle, il numero 7. Poco sotto, il commento di Bruno: “bel Numero, Lori”. Numero è scritto maiuscolo. Perché è IL numero: è il 7.

Quando indossi la maglia di Bruno Conti, il dibattito sulla pesantezza della 10 sembra quasi un assurdo. E quando stai facendo grandi cose con una cifra sulla schiena, quel numero diventi sempre più tu; perché ogni volta che ci sudi dentro, quella maglia ti si stampa addosso con uno strato ulteriore.
Se poi sei Romano, se poi sei Romanista, allora è ancora meglio: colori e numero sono liberi di emergere con prepotenza da sotto la pelle. Come un tatuaggio che c’è sempre stato e che, ora, ha l’orgoglio di potersi leggere più chiaramente.

Non so se Lorenzo vorrebbe la 10. Non so se la vorrebbe perché è il numero dei grandi. O perché è quello di Totti. Non so se, invece, non la desideri affatto, se non come sacrosanta tentazione. Lore sa che reggere il peso di numeri ingombranti è per cuori forti, ma sa anche che i Campioni sanno rendere memorabile un 5, un 16, un 24.
Il 7, probabilmente, può essere entrambe le cose: raccogliere la sfida di Bruno Conti, senza crogiolarsi nell’endorsement di Totti.
Anche perché la ricerca – vana – del nuovo Francesco è una roba tutta nostra. Legittima, disperata, come destinata al fallimento. Per l’unicità di ogni calciatore e per la straordinarietà dell’eterno Capitano.
In fondo, per fare un Francesco Totti, oggi, servono due uomini: uno che indossi la fascia e uno che porti la 10. E Lorenzo Pellegrini non merita di essere la metà di nessuno. Solo, interamente, se stesso.”

FONTE   Valeria Biotti Corriere dello Sport 

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