Pellegrini: “Le responsabilità mi esaltano. Quest’anno non abbiamo obiettivi, ci serve tempo”

Parla il numero 7 giallorosso: “Fonseca ha capito che per farci rendere al massimo dobbiamo divertirci. Totti è un amico, della maglia numero 10 però non abbiamo parlato”

La Roma riparte da Lecce. Domenica la squadra di Fonseca sarà al Via del Mare con l’obiettivo di dimenticare la sconfitta con l’Atalanta. A guidare il centrocampo ci sarà ancora Lorenzo Pellegrini, che ha rilasciato a Dazn un’intervista esclusiva per parlare del match e del momento romanista.

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Come è andato il primo mese?
Bene, stiamo migliorando piano piano rispetto a quello che chiede il mister…

Aspetta, ti chiedevo del primo mese da padre…
A quello non ci pensavo proprio (ride, ndc). E’ una soddisfazione continua. Mi piace anche solo vederla o sentire il suo odore. Ti riempie la vita. Mi dà quella forza in più che ti fa fare la differenza. Quando sei stanco e la vedi, ti passa tutto.

Il giorno più importante della tua vita è il giorno della sua nascita, il secondo forse il gol di tacco al derby…
E’ sicuramente uno dei più importanti della mia vita. Era un periodo difficile, non mi riusciva niente. E’ brutto quando vorresti fare, ma non riesci. Quando niente va come vorresti. Molti dicono che quello sia stato il mio punto di sblocco, ma non la penso così. Non è stato il punto di sblocco per me, ma lo è stato per quello che c’era intorno a me. Il mio sblocco l’ho avuto prima, quando nonostante le critiche ho continuato a lavorare e dare tutto. Quella è stata una liberazione.

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Quest’anno ti vedo più libero, anche più spavaldo, si vede che in campo ti diverti. Hai fatto uno step in più anche legato al ruolo?
Sono d’accordo sul fatto di essere più libero, sono cresciuto mentalmente e anche a livello di responsabilità. So che ci si aspetta tanto da me. Mi piace avere responsabilità, tira fuori il meglio di me.

Sul ruolo più avanzato.
Mi piace molto, mi dà libertà di movimento e di fare quello che voglio in campo. Con il gioco del mister mi piace anche giocare da mediano, amo toccare tanti palloni.

In carriera hai fatto tutti i ruoli. In Nazionale addirittura l’esterno. Perché?
Quando ho saputo che in Nazionale avrei fatto l’esterno ho cercato di guardare i miei compagni di squadra che lo facevano da tempo per vedere qualche piccolo movimento e qualche piccola considerazione che loro tenevano in conto e che io magari non tenevo in conto, visto che non l’avevo mai fatto. Forse è il fatto che io riesca a rubare con gli occhi o che mi interessi imparare.

Ti sentire un calciatore intelligente?
Secondo me è meglio essere un uomo intelligente piuttosto che un calciatore. Essere un calciatore intelligente è un riflesso di come sei come uomo.

Ti senti un uomo intelligente?
Sì, mi sento una persona intelligente. Ma questo qualità ha tante sfaccettature, la voglia di imparare, rubare e stare sempre sul pezzo per me vuol dire essere una persona intelligente.

Gli mostrano un video di Totti che parla di lui: “Gli ho promesso tante cose, che spero possano avverarsi”.
Francesco Totti ti ha promesso la maglia numero 10?
Della maglia con Francesco non abbiamo mai parlato. Ora ho la fortuna di dire che lui per me è un amico, per qualsiasi difficoltà so che posso contare su di lui. Se va male la partita mando un messaggio a lui. Ancora non l’ho fatto, spero di non doverlo fare fino a fine stagione. Ci sentiamo, il nostro rapporto è bello perché siamo schietti. Essere romani ci aiuta. Lui per me adesso è solo Francesco, ma resta anche una leggenda. Solo il fatto che lui dica queste cose, è come avere dieci magliette con il numero 10 sulle spalle.

Se lui tra cinque anni viene da te e ti dà la 10 che fai? La prendi?
Non si rifiutano mai le richieste di Francesco (ride, ndr). A parte gli scherzi, devo trovarmi nella situazione. Non scambierei mai il rapporto che ho con Totti per il numero 10 della Roma.

De Rossi lo hai sentito?
Lo sento sempre, sta bene. Gli piace. Ci manca tanto qui, glielo dico sempre. Lui ha preso la sua strada, è stata la scelta di Daniele. Lui non è mai banale, è speciale e ha fatto una scelta che gli fa onore nonostante in tutti questi anni non abbia mai sbagliato una virgola.

Il tuo Boca qual è?
Il mio Boca è la Roma adesso. Non sono stato come Daniele e Francesco, prima di ritagliarmi il mio spazio qui sono stato due anni al Sassuolo, poi ho scelto di tornare e adesso fatemi godere gli anni alla Roma. Poi ci pensiamo… Daniele lo ha fatto dopo 16 anni.

Senti la pressione di essere già visto come un leader?
La vivo serenamente. Faccio quello che mi fa stare bene.

Fonseca vi fa stare bene?
Sì, lui è molto bravo in questo. Ci fa stare sereni, ci fa lavorare perché capisce che per far rendere un giocatore al 150% si deve divertire. Noi lo facciamo tutti i giorni in allenamento e questo non ti fa sentire la fatica. Caratterialmente sembra tranquillo, ma quando vuole una cosa se la va a conquistare. Le cose ce le spiega sempre in maniera tranquilla per farcele capire serenamente, senza mettere pressione. Se però non giochiamo un buon primo tempo si arrabbia. Sul 4-0 contro il Sassuolo ci ha detto di non abbassare la guardia perché altrimenti avremmo rischiato.

Gli obiettivi?
Quest’anno non ne abbiamo, se non quello di tornare in Champions che è fondamentale. E’ l’anno della ripartenza e per questo ci serve un po’ di tempo.

Sei uno dei tre centrocampisti più forti d’Italia?
Non mi sento uno dei centrocampisti più forti d’Italia in questo momento. Penso di poter imparare ancora tanto e soprattutto mettere nel bagaglio personale tanta esperienza ancora. Un giocatore si fa soprattutto con l’esperienza. Ho voglia di imparare e sbagliare ancora e per questo c’è tempo.

FONTE    Dazn

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Jesus e la Roma: daspo al razzismo

– Espulso a vita. È questa la risposta da parte della Roma al tifoso che ieri, via Instagram, ha pesantemente insultato Juan Jesus, utilizzando epiteti razzisti: «Stai meglio al giardino zoologico li mort… tua. Un’altra volta, maledetto scimmione. Negro». Una presa di posizione forte e decisa da parte del club giallorosso che vieta quindi al soggetto (le cui iniziali sono A.D.A.: non risulta attualmente essere abbonato e non ha comprato tagliandi per assistere alle gare con Genoa, Sassuolo e Basaksehir) l’entrata a vita per le partite casalinghe dei giallorossi.

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IL COMUNICATO – Questo il comunicato del club, apparso su Twitter in serata: «Il gestore di questo account Instagram (Pomatinho, il nick name, ndc) ha inviato insulti razzisti disgustosi a Juan Jesus, attraverso un messaggio diretto. Abbiamo segnalato l’account alla Polizia e a Instagram. La persona responsabile sarà daspata a vita dalle partite della Roma». Un’iniziativa che in qualche modo Juan Jesus s’era augurato nella replica garbata avuta sul social. Inizialmente il difensore brasiliano ha risposto girando la conversazione sul profilo ufficiale del club giallorosso, per poi aggiungere il proprio commento: «Sapete già cosa fare con un tifoso così. Orgoglioso di essere quello che sono».

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APPLAUSO – La reazione veemente da parte della Roma merita un plauso. Tra l’altro è la prosecuzione di un lavoro da parte della società che già da tempo (più o meno un anno) aveva recepito il protocollo del Ministero riguardo al fatto che i club dovessero dotarsi all’interno dello stadio di un regolamento di condotta.

IL ROSSO – In questo è previsto anche l’espulsione in caso di atteggiamenti razzisti. Ieri la Roma, arbitrariamente, ha deciso di estenderlo per la prima volta anche all’esterno. Una mossa, questo è l’augurio, che possa essere replicata anche da altre società, molte delle quali alle prese con episodi di razzismo, vedi il caso Lukaku. In Inghilterra, ad esempio, il Manchester United era intervenuto in passato dopo che Pogba era stato insultato pesantemente su Twitter dopo un rigore sbagliato. I Red Devils avevano incontrato la delegazione di Twitter, chiedendo alla piattaforma di stoppare gli insulti di matrice discriminatoria. La Roma ha fatto di più. Nel giro di poche ore è risalita all’autore delle offese e lo ha daspato a vita dallo stadio. Un esempio da seguire. Quando ormai il caos non era più calmo, il tifoso in questione ha pubblicato un post nel quale spiegava di non essere lui e che «erano entrati nel mio account e hanno scritto insulti razzisti a più giocatori. Non sono io ovviamente». Ma il ragazzo comunque, anche in vecchi post, c’era ricaduto.

FONTE    IL MESSAGGERO – CARINA 

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Ok all’aumento di capitale di 150 milioni

 – Oltre ad essere a caccia di un rilancio sul campo la Roma cercherà di dare maggiore stabilità alle risorse finanziarie del club, sempre in attesa del futuro stadio.

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Ieri a Trigoria si è infatti riunito il consiglio d’amministrazione della società che ha convocato per il 28 ottobre l’assemblea degli azionisti, che avrà come punti all’ordine del giorno l’approvazione del progetto di bilancio chiuso al 30 giugno scorso (i ricavi saranno sopra ai 200 milioni grazie alle entrate della Champions League), la relazione sulla remunerazione dei dirigenti e soprattutto la deliberazione sull’aumento di capitale fino ad un massimo di 150 milioni di euro.

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Con questa mossa, utile a rimpinguare il patrimonio netto pari a 7.5 milioni dopo l’ultima assemblea straordinaria, il presidente Pallotta e i suoi soci, che tramite AS Roma Spv Llc posseggono l’86.577% delle azioni della Roma, investiranno almeno altri 129 milioni nella società giallorossa, arrivando a quota tre aumenti di capitale da quando nel 2011 hanno rilevato la proprietà da Unicredit. Intanto guardando al campo Fonseca incrocia le dita per Spinazzola, che oggi si sottoporrà alla risonanza magnetica al flessore della coscia sinistra per valutare l’entità dell’infortunio. Il laterale difficilmente ce la farà per il Lecce (sarà out anche Zappacosta), ma la speranza è che non ci sia alcuna lesione. Sui social invece Jesus ha denunciato un “tifoso” che gli aveva rivolti insulti razzisti: “Roma, sapete già cosa fare con un tifoso così. Orgoglioso – ha scritto il difensore su Instagram – di quello che sono”. Curiosità dal Brasile: Bruno Peres passa in prestito dal San Paolo allo Sport Recife, club della seconda divisione, fino a fine anno, quando tornerà nella Capitale.

FONTE  IL TEMPO – BIAFORA 

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Fonseca è già sotto esame: troppe lacune difensive da rivedere

– Era stato profetico Paulo Fonseca nell’avvertire l’ambiente romanista sui pericoli di un’eccessiva euforia dopo la sofferta vittoria di Bologna. Alla fine ha avuto ragione il tecnico portoghese, sia quando ha invitato a rimanere coni piedi per terra sia quando ha ammesso di aver iniziato ad italianizzarsi. Il guaio è che il passo indietro registrato contro Atalanta ha ferito profondamente le ambizioni della sua Roma, che ha perso 7 punti in 5 giornate e si vede ora costretta a rialzare la testa il prima possibile.

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Per sua fortuna il calendario le viene in soccorso, perché domenica è in programma la trasferta contro il Lecce neo promosso in Serie A, mentre giovedì volerà in Austria per la seconda giornata di Europa League contro il piccolo Wolfsberger. Sulla carta, non dovrebbero destare particolari patemi d’animo neanche le altre due gare di campionato all’orizzonte, ovvero quella di domenica prossima all’Olimpico contro il Cagliari (che è addirittura avanti in classifica) e quella dopo la sosta per le nazionali quando i giallorossi affronteranno la Sampdoria dell’ex tecnico Di Francesco, attualmente ultima in classifica.

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In ogni caso, per rimettersi in carreggiata e tornare stabilmente nei primi quattro posti che valgono la Champions, la Roma dovrà dare una bella sistemata alla difesa. La buona prestazione di Smalling, che contro l’Atalanta faceva il suo debutto in maglia giallorossa, lascia intravedere segnali di speranza, proprio mentre Fazio e Juan Jesus sembrano sempre più in crisi, «È stata una bellissima sensazione scendere in campo con la maglia della Roma – ha scritto il difensore inglese sui social – peccato solo per il risultato». I nove gol incassati in cinque partite restano comunque un campanello d’allarme che Fonseca non può ignorare.

Nel frattempo, continua ad aggirarsi come uno spettro per Trigoria l’incubo degli infortuni. Contro l’Atalanta è stato costretto a fermarsi pure Spinazzola, bloccato da un guaio all’adduttore che a Trigoria non sanno più come maledire. Dopo quelle di Pastore, Under, Zappacosta, Smalling e Perotti, questo era ll settimo infortunio muscolare, poiché Spinazzola si era già fermato una volta. Di questo passo, si rischia di superare perfino il record negativo della scorta stagione quando gli stop muscolari furono addirittura più di cinquanta.

FONTE    LA REPUBBLICA – MORRONE 

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