Lo spavento, un accendino sulla testa di Pellegrini Un gesto di follia pura non macchia una prestazione autorevole del classe ’96

Dalla gioia alla paura. Come riporta Il Tempo, dal sesto e il settimo assist in dieci partite al sangue sulla maglietta. “Ma adesso sto bene”. È stata una serata praticamente perfetta per Lorenzo Pellegrini fino a quando qualcuno dalla tribuna dello stadio Fatih Terim ha deciso di lanciargli un accendino, colpendolo in testa.

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Il romanista stava battendo una rimessa laterale e all’improvviso ha sentito l’oggetto piombargli poco sopra la fronte: mani sul capo, un misto di dolore e rabbia, ma nessuna scenata. La ferita gli ha fatto perdere un po’ di sangue, il gioco è stato interrotto per quasi cinque minuti e mentre il centrocampista veniva medicato dai medici giallorossi davanti alla panchina l’arbitro ha chiesto al delegato Uefa di far leggere dallo speaker un annuncio di avvertimento ai tifosi, poi tradotto erroneamente anche in italiano.

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No, stavolta non era razzismo ma un gesto di follia pura che poteva avere conseguenze peggiori. “Non ho capito cosa mi abbiano lanciato – racconta Pellegrini lasciando lo stadio – ho solo sentito il colpo e ho pensato a farmi curare. Sto bene e non c’è stato bisogno di mettere i punti”. L’episodio, documentato nel referto, sarà ora oggetto della disciplinare dell’Uefa e il Basaksehir rischia di vedersi squalificare lo stadio. Qualche problema nel pre partita per i tifosi romanisti: alcuni sono stati fermati fuori dallo stadio per dei controlli più accurati e per la prima mezzora non si sono sentiti cori dal settore ospiti. Striscioni vietati dalla polizia turca. A ieri sera non risultavano fermi né arresti.

fonte    Il Tempo

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Valeria Biotti..La Pancia del Tifoso “Come tutti gli altri” A lezione da Fonseca (e da Florenzi)

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Alla domanda del giornalista, Fonseca quasi non capisce. “Che stile ha usato per spiegare a Florenzi la panchina di queste settimane, visto che non è un calciatore come tutti gli altri?”. Una ruga sottile vena la fronte del Mister: il pericolo incombe ancora, anche se Florenzi è entrato titolare ed è uscito tra gli applausi.

“Devo essere sincero – dice perplesso – io non ho bisogno di spiegare ad ogni giocatore. Con Florenzi ho parlato della situazione con grande equilibrio, come con altri”.


Insomma, no, non è vero che Florenzi è diverso dagli altri: Florenzi è proprio come tutti gli altri. È il Capitano ma, insieme, è anche come gli altri.
Qui a Roma appare un controsenso, qualcosa di impensabile. Eppure è solo un fortunato equivoco, figlio della storia.

Essere Capitano è una responsabilità, non un privilegio. Lo sanno bene i predecessori di Florenzi, che hanno vestito la fascia con stili differenti e con carisma personale. Ma se con campioni straordinari come Totti o come il miglior De Rossi era impensabile che “il Cap” non fosse in campo dal primo minuto, oggi può invece accadere di avere un Capitano meno evidente, meno altisonante; che esprime la squadra standoci nel mezzo e non dal tetto.
Chissà, magari la specialità di questo Florenzi con la fascia sarà davvero la sua normalità. Una normalità che non è una deminutio e che può essere libero di esprimere con gesti non pensati. La tenerezza di quando copre la testa della bimba col Gagliardetto della Roma, lo sguardo triste di quando sbaglia qualcosa e se ne scusa. Ma anche con la maturità delle dichiarazioni di questi giorni, oneste e toste, semplicemente perfette. In fondo, essere “come tutti gli altri” non è così male, se questi altri sono Dzeko, Pellegrini, Smalling, Mancini, Kolarov, Zaniolo, Veretout, Kluivert, Pastore, Mkhitaryan, Under, Perotti, Lopez e così via.

Non sarà poi così male essere nella norma, se questa norma è e sarà composta da giocatori veramente “da Roma”.

 

FONTE   Valeria Biotti    Corriere dello Sport 

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