Stretta sullo stadio della Roma: Cpi compra i debiti di Eurnova La società ceca acquisterà a breve 50-60 milioni di crediti da UniCredit. Il passaggio successivo è la cessione dei terreni per impianto e business park

Se lo stadio della Roma si farà sarà grazie a un gruppo ceco. È infatti Cpi, dell’immobiliarista Rodovan Vitek, che sta per acquistare da Unicredit i crediti ipotecari che gravano su Eurnova. 

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Trattative serrate dovrebbero portare, come si legge su Il Sole24 Ore, alla firma del preliminare per l’acquisto di tali crediti in meno di due settimane. Eurnova ha debiti per 50-60 milioni di euro con Unicredit. A fare gola sono lo sviluppo dello stadio della squadra Roma e del business park di Slp. Si tratta di due progetti che insieme valgono 1,3 miliardi di euro sui quali Vitek vuole mettere le mani, per poi rivenderli. Per i nuovi progetti ci sono 250 milioni di investimento di opere urbanistiche, infrastrutture al servizio dello Stadio, anche se la convenzione urbanistica non è stata ancora firmata. Sull’asset stadio sono puntati gli occhi della Roma, che non è proprietaria di nulla al momento e in futuro dovrà trattare con Vitek. Per il tema stadio il tavolo è a tre tra Comune, l’ AS Roma ed Eurnova, proprietaria dei terreni di Tor di Valle dove sorgerà la nuova struttura: il futuro stadio della squadra giallorossa costerà 600 milioni di euro. Il nodo è oggi legato alla ristrutturazione di Eurnova, operazione alla quale è legata tutta l’operazione con Cpi. Un iter tutto in salita e senza l’importante passaggio della ristrutturazione del debito, l’operazione non si può fare. Passaggio essenziale è quindi la volontà e la possibilità di Eurnova di mettere ordine nei conti per vendere poi a Cpi i terreni. In questo caso la vendita si potrebbe concretizzare nel giro di due mesi.

FONTE  Il Sole24 Ore

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Nel derby Capitale è Pellegrini il vero re degli assist

Lazio e Roma sono vicine, insieme a Cagliari e Atalanta, e si stanno giocando i due posti in Champions League. Da una parte Luis Alberto, dall’altra Lorenzo Pellegrini, i due re degli assist di questo campionato.

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Sono 9 finora in Serie A per il biancoceleste e 6 per Pellegrini, con una differenza però: il romanista ha giocato metà delle partite dello spagnolo a causa dell’infortunio ed ecco che diventa lui il vero re, con una media più alta. “Mi piace molto fornire assist ai miei compagni, ho sempre detto che per me è come fare un gol. Certo, mi piacerebbe anche segnarne qualcuno, perché l’emozione di segnare è unica” ha detto lui in conferenza.

FONTE  LA GAZZETTA DELLO SPORT

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Smalling-Lukaku: nemici per caso

 – Chris e Romelu hanno scelto di lasciare Manchester, come fu qualche anno fa per Dzeko, che poi a Roma ha cominciato una, e pure brillante, seconda vita. La Premier era diventata troppo grande per loro, l’aria che si cominciava a respirare stava diventando un po’ pericolosa, c’era aria di esclusioni, di un ciclo che si stava esaurendo: Smalling e Lukaku non rientravano nei piani dello United, quindi meglio cercar fortuna altrove: il difensore giallorosso lì era praticamente cresciuto (dieci anni di fila, con la maglia rossa dello United), il belga doveva cominciare il terzo anno.

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SVOLTA – Ecco che il ds della Roma, Gianluca Petrachi, dopo aver corteggiato Lovren ha colto l’occasione Smalling, e dall’altra parte, Piero Ausilio, ha accontentato Conte, pagando Lukaku al Manchester fior di milioni, 65 più bonus. La Roma non ha speso, l’Inter sì, alla fine sono entrambe più che soddisfatte, e alla fine lo è stato anche il Manchester. Chris e Smalling sono amici, sono stati avversari, compagni di squadra, oggi ancora amici e di nuovo avversari venerdì a Milano. Le strade si sono separate in estate, dopo aver vissuto una tournée con il broncio, dopo aver capito che per loro, allo United, c’era davvero poco spazio in futuro. Venerdì toccherà a Chris tenere d’occhio il suo amico gigante Lukaku, come ai tempi in cui il belga vestiva la maglia dell’Everton. Sfide accese, fisiche. Si era pure più giovani. Per la Roma a San Siro sarà l’esame di maturità per la difesa, Smalling è suo il docente e il migliore studente: da quando è titolare, la Roma ha incassato solo sei reti su azione. Chris è quello che ha cambiato l’assetto difensivo (con l’ottimo supporto di Mancini, ormai sono una coppia di fatto: Lecce, Cagliari, Sampdoria, Brescia, Basaksehir e Verona sono le sei partite in cui sono stati schierati entrambi al centro della difesa, incassati due gol, con una media di 0,33 a partita, quando non sono insieme, è tutto diverso, gli expected goal – calcolati con un algoritmo – passano da 1,3 a 0,67). Non a caso la squadra di Fonseca, da che imbarcava gol, dal mese di ottobre viaggia come migliore difesa del campionato. Nelle ultime nove partite, sei reti incassate, l’Inter ne ha presi il doppio.

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L’ESORDIO – Chris ha esordito in A nella sfida contro l’Atalanta e da quel momento ha giocato dieci partite in A e tre in Europa League, tutte da novanta minuti. Fonseca lo considera imprescindibile, Dzeko gli ha addirittura donato per qualche minuto la fascia da capitano, a lui che non è nemmeno definitivo nella Roma. Come noto, il Manchester lo ha solo prestato ai giallorossi: servono quindici-diciotto milioni di euro, più un solido – scontato – contratto a lui che, a quanto pare, ha voglia di restare qui e a trent’anni ha pure la necessità di ottimizzare. La prova della difesa a San Siro contro l’attacco dell’Inter, che è niente male, e non prevede solo il suo amico Lukaku, che fino a oggi conta dieci gol in campionato (e uno in Champions). Lautaro è il compare del belga, otto reti in A e cinque in Champions: l’Inter ne ha segnati 31, quindi c’è lavoro per tutti, non solo per Smalling, insomma.

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VOCI CONTRO IL RAZZISMO – Con Lukaku c’è unione forte pure nella lotta contro il razzismo. Sono due attivisti. Pronti a uscire dal campo in caso di insulti. «So che sarebbe una decisione difficile, perché deluderemmo i tifosi che non c’entrano nulla, ma penso che prima o poi sarà necessario fare qualcosa. Forse così si può spingere le autorità ad agire più velocemente. Purtroppo prima di poter vedere un vero cambiamento deve succedere sempre qualcosa di grave, questo è vero in tutti gli ambiti, ma io credo che finché non ci sono sanzioni davvero severe, ci avvicineremo sempre di più allo scenario in cui i giocatori abbandonano il campo. Se un giocatore viene preso di mira, allora la squadra deve unirsi intorno a lui, e così sarà», il pensiero dell’inglese. Lukaku condivide.

fonte    IL MESSAGGERO – ANGELONI

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Dubbio Kluivert, febbre per Dzeko. Florenzi cerca spazio sulla fascia

 – Dzeko ha la febbre, Kluivert invece un edema al flessore sinistro. Di colpo Fonseca, si ritrova con l’attacco dimezzato. Se Kalinic ha nell’Inter una delle sue vittime preferite (4 gol in 5 gare, tracui una clamorosa tripletta a San Siro), il tecnico portoghese conta comunque di recuperare almeno il bosniaco per venerdì. Rimane in dubbio l’ex Ajax: non essendoci lesione si spera nel recupero ma nessuno a Trigoria vuole rischiare. L’ultima parola spetterà al calciatore.

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Qualora dovesse dare forfait, ballottaggio a tre tra Perotti (favorito), Mkhitaryan e Florenzi. Chissà che per il capitano quella con l’Inter non sia una sorta di sliding-door. A fronte di quella porta che in giallorosso rimane sempre più chiusa (appena una gara da titolare negli ultimi 40 giorni) potrebbe aprirsene un’altra a tinte nerazzurre. Alessandro, per ora, non ci pensa. E punta ad una maglia da titolare. Ma è chiaro che se entro Natale non dovesse trovare spazio, a gennaio potrebbe partire. Buone notizie sul versante Cristante: dopo un consulto medico con il professor Orava, ha avuto l’ok per aumentare i carichi di lavoro. Mirante nuovamente in gruppo, Pastore è invece ancora alle prese con la contusione tra anca e bacino.

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TRATTATIVA FRIEDKIN L’attesa per la gara con l’Inter, non deve far perdere di vista la partita che si gioca su altri tavoli. Sono giorni febbrili, di trattative che ormai si stanno svolgendo per lo più negli Usa per l’entrata del magnate Friedkin all’interno della Roma.A seconda degli sviluppi dei negoziati, il tycoon texano (e/o il figlio) dovrebbe tornare in Italia la prossima settimana o quanto meno prima di Natale. Benché l’intenzione di Friedkin sia quella di diventare l’azionista di maggioranza del club, lo schema del suo ingresso è già tracciato.

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Il primo step riguarderà la partecipazione al prossimo aumento di capitale. Con Pallotta disposto a coprirne una parte (40 milioni), toccherà a Friedkin garantire gli altri 90 milioni (considerando la quota spettante a Pallotta: 130 su 150). Sullo sfondo rimane la questione-stadio. Intanto la compagnia che raggruppa le aziende attive in Africa della Friedkin Group ha definito «falsi e ingannevoli» gli articoli apparsi sul settimanale keniano Jamhuri riguardo alcune operazioni poco lecite in Tanzania, volte a eludere il fisco.

fonte  IL MESSAGGERO – CARINA 

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Tra Pallotta e Friedkin trattativa negli States

 – Dieci giorni al massimo e la Roma conta di ufficializzare la chiusura con il gruppo Friedkin per l’ingresso in società, a meno che il banco non salti. In attesa di trovare il definitivo accordo economico e di capire quanto sarà effettivamente l’impegno dei texani, si continua a trattare negli States.

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Entro metà mese le parti vorrebbero raggiungere l’accordo su cui preparare i passi futuri. Sarà certamente l’attuale management a gestire il futuro, ma intanto gli avvocati di Friedkin stanno per completare la due diligence, per poi passare agli atti formali, considerando che l’aumento di capitale al quale parteciperà andrà eseguito entro il 31 dicembre 2020. 

fonte  LA GAZZETTA DELLO SPORT

Tra Pallotta e Friedkin trattativa negli States