Coronavirus, El Shaarawy aiuta l’Italia: donazione di mascherine e kit d’emergenza

L’ex giallorosso e il suo personale impegno nella lotta alla diffusione del contagio

Sono stati tanti i personaggi dello spettacolo a sensibilizzare sui giusti comportamenti da adottare nell’emergenza coronavirus. non è mai mancata però la risposta del mondo dello sport.

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In prima linea anche Stephan El Shaarawy, che su Instagram lancia la sua sfida al virus attraverso una campagna strutturata in tre parti: il “match emergenza” con l’obiettivo raccolta fondi a 50.000 euro da donare all’Ospedale San Paolo in Liguria (la clinica dove Stephan è nato). C’è poi il “match prevenzione”, in cui El Shaarawy e colleghi hanno donato migliaia di mascherine, occhiali, tute e kit di emergenza. Si chiude infine con il “match ricerca”, in cui il Faraone ha già erogato il suo personale contributo, invitando gli amici a fare lo stesso. “Il campionato è fermo ? Giochiamo (e vinciamo) la nostra partita fuori dal campo”, queste le parole dell’ex giallorosso per incitare l’Italia a non mollare in questo momento di emergenza.

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Trattativa Roma, motori al minimo e Premier nel mirino

L’emergenza coronavirus ha rallentato anche la trattativa per la cessione della Roma. Al momento non si capisce quale potrà essere l’esito finale, ma in caso di mancata cessione a Friedkin,

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Pallotta sarà pronto a compensare l’aumento di capitale di 50 milioni necessario per il mercato estivo e a non abbandonare la società. I soci però sanno che quando e se la trattativa riprenderà allora sarà tutto diverso, soprattutto il prezzo del club giallorosso che potrebbe essere rivalutato.

Nel frattempo però la Roma inizia a pensare alla prossima stagione. In particolare il tentativo sarà quello di riconfermare tutti i giocatori presi quest’anno dalla Premier League, quindi Smalling, Mkhitaryan e Zappacosta. Per il reparto difensivo sembra esser stato proposto il difensore argentino Marcos Rojo, attualmente all’Estudiantes ma di proprietà del Manchester United.

FONTE    CORRIERE DELLA SERA

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Francesca Ceci….”ci voleva il virus per farci stare più insieme”.

Leggo da più parti, “ci voleva il virus per farci stare più insieme”.

E allora, proprio in questi giorni che per molti di noi somigliano ai peggiori vissuti fin qui, fatti di regole e divieti, mi piace pensare che alla fine di tutto questo ne usciremo sicuramente più forti ma forse anche migliori perchè oltre alla paura conserveremo a lungo una lezione che ci cambierà nel profondo.

In questi anni fatti di trasgressione ed eccessi, forse ci ricorderemo che seguire le regole non è poi tanto male, perchè stavolta saranno proprio le regole a salvarci la vita.

In questi anni, fatti di troppa apparenza, forse, dalla chiusura di parrucchieri, palestre e centri estetici capiremo che si può vivere bene (anche meglio) senza extension,unghie, ciglia finte, culo un po’ meno sodo e addominali meno scolpiti. E al decimo giorno di quarantena forse ci scapperà persino un sorriso perchè torneremo ad amarci per come siamo davvero, non per come qualcuno ha imposto si debba essere. E magari ritroveremo il coraggio – oggi spesso smarrito – di mostrarci per come siamo, senza finzioni.

Capiremo pure che si può vivere felici senza fare “l’ape”, nella “location” più cool del momento e perchè non importa dove sei, ma con chi sei. E, se sei con la persona giusta, pure l’angolo cottura diventa Parigi. Perchè Parigi non è una città, no. Parigi è una persona. Parigi è tutte le persone che amiamo.

Ed ecco che allora, quando ne usciremo, avremo davvero vinto se da una disgrazia avremo saputo cogliere il meglio, trasformandola in opportunità di capire che se siamo in pace con noi stessi dentro quattro mura quando saremo di nuovo liberi di uscire, il mondo, fuori, sarà ancora più bello.

Adesso, però, restiamo ancora a casa. Tornerà – presto – il tempo di uscire, di abbracciarci, di guardare il mare. Non è ancora il momento di abbassare la guardia, per questo noi “Non ci tireremo indietro e prima di essere schiuma saremo indomabili onde”.

“United we stand, divided we fall
Uniti siamo in piedi, divisi cadiamo”

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La Serie A chiede il sacrificio dell’Europeo per finire la stagione

Senza Europeo e in condizioni sicure il campionato può ripartire il 2 maggio. Agnelli contro Lotito e De Laurentiis

Riprendere il campionato e portarlo a termine. Servono però due presupposti: il primo è legato alla condizione di emergenza sanitaria, l’altra è che la Uefa rinvii gli Europei al 2021, scrive Alessandra Gozzini su “La Gazzetta dello Sport”.

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Si verificassero le condizioni necessarie, la Lega potrà distribuire le gare concentrate in due mesi, dal 2 maggio al 30 giugno prossimi. Ma molti club hanno sospeso le sedute. Chi è risultato positivo, compagni di squadra e avversari deve inoltre superare le due settimane di quarantena. Il tono muscolare si perde di conseguenza. Il presidente della Lazio Lotito, appoggiato dal collega del Napoli De Laurentiis, sosteneva che gli allenamenti non possano essere sospesi e che anzi vadano ripresi al più presto. Andrea Agnelli ha replicato a tono: dietro i codici citati, ci sarebbe solo un interesse di classifica, i giocatori vanno lasciati lontano dai campi.

Se non si riuscisse a concludere la stagione? Lo scenario più verosimile resta la cristallizzazione dell’attuale classifica, assegnazione o meno dello scudetto, nessuna retrocessione e due promozioni dalla B (e dalla C verso la B) per una Serie A a 22 squadre, da ridurre a 20 nella stagione successiva. Restano ipotesi: come si risolverebbero i contratti con le televisioni? E come sostenere i club che senza tv e incassi rischierebbero di non avere la forza economica di iscriversi al prossimo campionato? Oggi serve una certificazione che attesti il pagamento degli stipendi fino a maggio: vincolo che potrebbe essere anticipato a marzo. Per tutto occorrerebbero nuove norme, con il governo chiamato in causa.

FONTE    Alessandra Gozzini “La Gazzetta dello Sport”.

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