Possibile un nuovo intervento al menisco per Diawara

Due infortuni al ginocchio in stagione per Amadou Diawara, che per il primo si è sottoposto ad intervento mentre per il secondo ha optato con lo staff medico per una terapia conservativa.

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Una decisione che sembra aver pagato, con Diawara che prima dello stop del campionato era sceso in campo con la Primavera per un’ora di gioco.
Ma nonostante ciò, come riferisce La Repubblica, Diawara potrebbe decidere di sottoporsi ad un nuovo intervento non appena sia finito questo periodo di quarantena e d’emergenza

FONTE  La Repubblica

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Coronavirus, Maldini: “Forti dolori e stretta al petto”

Paolo Maldini in un’intervista al Corriere della Sera ha ripercorso i giorni da incubo con il Coronavirus: “Sto abbastanza bene, il peggio è passato. Ho ancora un po’ di tosse secca, ho perso gusto e olfatto. Sapevo di averlo perché sentivo che non era come le altre volte, e poi avevo fatto il vaccino per l’influenza. I dolori sono particolarmente forti, e poi senti come una stretta al petto”. 

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“Non so da chi l’ho preso. Mia moglie ha avuto un’influenza molto lunga e strana, è stata a letto tre settimane. Prima ancora, verso metà febbraio, il nostro primogenito, Christian, che ha 23 anni e vive con noi, ha avuto una brutta influenza, in famiglia forse è quello che è stato peggio di tutti. Mia moglie e Christian hanno fatto il tampone e sono negativi, ma siamo convinti che pure loro abbiano preso il virus e ne siano già usciti. L’altro figlio Daniel, 18 anni, è positivo. Anche lui vive con noi, ha dolori e febbre. Ma mi pare che in famiglia sia quello che l’abbia presa in forma più leggera”.

“Io ho avvertito i primi sintomi giovedì 5 marzo – continua Maldini -. Dolori alle articolazioni e ai muscoli, febbre mai più di 38 e mezzo. Il giorno dopo sarei dovuto andare a Milanello e invece sono rimasto a casa, ho saltato anche Milan-Genoa. Non vedevo i calciatori da 14 giorni, nessuno di loro è positivo”. 

“All’inizio non è stato possibile fare il tampone, perché i miei sintomi per quanto forti potevano essere quelli di una normale influenza. Poi ho scoperto che un amico, che avevo incontrato il 23 febbraio, era positivo come un’altra persona che lavora con me. Alla fine sono venuti i medici della Asl con guanti e mascherine, era martedì scorso e dopo due giorni è arrivato il verdetto: positivo”. 

FONTE  Corriere della Sera

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Roma: il club prepara il piano B per ripartire

– Il campionato non riprende, il rischio effettivamente è grande. Gli allenamenti, prima o poi sì, anche se finalizzati a cosa? Non si sa. Le attività atletiche stanno comunque andando avanti, seppur domiciliari.

 

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Si pensa a un futuro che ancora non c’è ma che comunque ci sarà. E il futuro – a meno di piacevoli sorprese – è la prossima stagione. La Roma attende sviluppi della trattativa Friedkin-Pallotta e pensa a come costruire il prossimo team, con un input ben preciso: abbassare il monte ingaggi. Se non ci sarà ancora Friedkin è logico che la strategia sarà quella di conservare il più possibile i big e sfoltire la rosa. Le cessioni ci saranno, come ci sono sempre state. Ma calciatori come Pellegrini e Zaniolo dovranno restare. Diverso è il discorso sui prestiti: la Roma vuole tenere Smalling, ma sarà complicato se il Manchester United non farà sconti sul cartellino. Per quanto riguarda Mkhitaryan, Fonseca lo vorrebbe trattenere, ma data l’abbondanza di trequartisti, è possibile che l’armeno torni a Londra a fine stagione.

fonte    IL MESSAGGERO – ANGELONI

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Tommasi: “Sarebbe un sogno tornare a giocare questa estate”

Damiano Tommasi, presidente dell’AIC, ha parlato ai microfoni di Radio Rai, nel corso della trasmissione Radio Anch’io Sport. Queste le sue dichiarazioni:

Domani riunione in Lega. Si parlerà anche del possibile taglio degli stipendi. Cosa ne pensa?
“Credo che anche questo sia un segnale che non siamo allineati al Paese. Si parla di danni che non sono ancora stati calcolati, vedremo come andrà. I dipendenti dovrebbero prima parlare con i datori di lavoro, non si possono prendere decisioni unilaterali”.

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C’è l’ipotesi di giocare fino ad agosto?
“Se si potesse tornare a giocare sarebbe una notizia positiva, vorrebbe dire che la situazione sarebbe tornata. Giocare avanti con la stagione comporta intervento nei contratti dei giocatori e spostamento delle competizioni, con la stagione 2020/21 che subirebbe delle altre variazioni. Vedremo cosa succederà: sarebbe un sogno tornare a giocare questa estate. Una situazione come quella attuale è veramente eccezionale, è impossibile riuscire a prevederla e di conseguenza è molto difficile prendere decisioni. Alcuni pensano al particolare ma siamo tutti collegati a un fenomeno globale. In questo contesto bisogna trovare una soluzione, senza pensare soltanto al proprio ambito”.

Di quanto tempo ha bisogno un giocatore per tornare all’attività?
“Sicuramente servirà qualche settimana. Il problema è comunque che in questo momento nessuno può spostasi dal proprio Comune, quindi non possiamo programmare una ripresa”.

Come si immagina la ripartenza del calcio italiano?
“Abbiamo parlato di stagione che si prolunga o che non viene conclusa ma di scenari ce ne sono tanti. Potremmo ripartire in tanti modi, le ipotesi sono molteplici. Molto dipende anche dall’Olimpiade di Tokyo. Attualmente non è possibile fare previsioni, dobbiamo solo prepararci a tutte le ipotesi. Ci sono ancora presidenti che pensano alla soluzione solo per la propria squadra ma non è possibile farlo”.

Ha preso contatti con gli altri rappresentanti dei calciatori in Europa?
“Siamo in contatto ma non abbiamo parlato del possibile taglio degli stipendi. Il Barcellona ha parlato con i suoi quattro capitani ma non so se la decisione è stata presa dalla società o dalla squadra. Ho parlato anche con il presidente della Lega A Dal Pino, parleremo di questo ma non in questo momento, dove ci sono altre priorità. Il calcio è meno in difficoltà di altri comparti produttivi del nostro Paese. Parleremo di questo tema, certo, ma lo faremo sottovoce”.

FONTE  Radio Anch’io Sport

 

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Roma e Italia. Zaniolo va di corsa tra allenamenti e… Playstation

Il giallorosso lavora almeno 2 ore al giorno. Poi le serie tv, l’amico Totti, le partite “virtuali” e riposo Il ginocchio è ok, a luglio in campo?

Da una parte c’è mamma Francesca, dall’altra la fidanzata Sara, su cui il gossip racconta di un rapporto che vive di litigi e riavvicinamenti, ma anche di un amore forte, intenso, vero.

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Il mondo attuale di Nicolò Zaniolo balla tutto qui, come riporta andrea Pugliese su La Gazzetta dello Sport, tra le due donne della sua vita (l’altra è la sorella Benedetta, “ferma” a La Spezia con papà Igor). E in quel mondo lì, nella casa dell’Eur, Nicolò vive la sua quarantena. Con un obiettivo fisso in testa: il giorno del rientro, quello in cui potrà rimettere piede in campo.

La sua vita non è che sia cambiata di molto, non essendo uno che si concedeva stravizi o serate mondane. Gli manca fare una passeggiata, è ovvio. Ma riempie le giornate con le serie tv, Netflix a go-go, un occhio a Celebrity Hunted per ammirare le avventure di Francesco Totti (che è stato un idolo, ma è anche il suo padrone di casa…) e poi tante ore di sonno. C’è anche la playstation, con partite online infinite con compagni di squadra e non.

E poi c’è il recupero, che a conti fatti è la cosa più importante. Perché da quel maledetto 12 gennaio in cui il ginocchio ha fatto crac sono passati oltre due mesi e le sensazioni migliorano di volta in volta. Zaniolo lavora per circa due ore ogni pomeriggio, a volte anche due e mezzo. Tutte di filato, spesso anche collegato in video con i preparatori e i fisioterapisti della Roma. Tanto ghiaccio e poi posture ed esercizi. Le sensazioni, i movimenti, anche i sorrisi (molti) o le eventuali preoccupazioni (quasi nulle).  A motivarlo c’è proprio la voglia di tornare a giocare forte come prima.

FONTE    Pugliese  La Gazzetta dello Sport

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Lotito e De Laurentiis contro tutti. Lazio e Napoli vogliono riprendere gli allenamenti

I club d’accordo nel ripartire il 4 aprile, ma biancocelesti e partenopei sono pronti ad anticipare tutti

Non c’è ancora una decisione definitiva, ma l’intenzione di Lazio e Napoli è chiara. O meglio.

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L’intenzione dei due presidenti Claudio Lotito e Aurelio De Laurentiis. Riprendere gli allenamenti prima del 4 aprile, nonostante lo stop forzato. Per i biancocelesti la prima data buona per ripartire è giovedì 26, ma non c’è ancora la certezza. Al momento è possibile un nuovo slittamento alla settimana successiva, scrive La Gazzetta dello Sport. I partenopei hanno colto tutti di sorpresa annunciando la ripresa per il 25.

Le possibilità che alla fine sia Lazio che Napoli decidano di allinearsi agli altri club sono alte. Al momento l’idea è ripartire tutti il 4 aprile, sempre che ci siano le condizioni necessarie per salvaguardare gli staff tecnici e gli stessi calciatori. L’idea di anticipare avuta da De Laurentiis ha fatto reagire il sindaco di Castel Volturno (comune che ospita il centro sportivo del Napoli) Luigi Umberto Petrella: “Lo sport può passare in seconda linea, non è un aspetto prioritario, bisogna chiudere tutto”.

FONTE  La Gazzetta dello Sport

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Tifosi, rischio beffa: rimborsi complicati agli abbonati

In ballo svariati milioni di euro. Con la ripresa che a maggio appare sempre più improbabile si rischia il caos

La questione è articolata, complessa e spinosa. Certo, in uno scenario del genere, con il virus capace di mettere in ginocchio il mondo, sarebbe stato assurdo pensare a un calcio esente dalla rivoluzione. Ma più passano le ore, i giorni e le settimane e maggiori sono le crepe che si aprono. Come scrive Tuttosport, in un calcio che ancora non sa quando potrà ripartire – c’è una componente che non ha ancora alzato la mano per il semplice fatto che non ha un proprio paladino e rischia di essere trascurata se non beffata. Ed è quella dei tifosi. Tra l’altro la porzione più pura, quella degli abbonati.

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Veniamo al dunque, con un “dunque” che contempla in modo sempre più convincente e probabile il fatto che il campionato non potrà riprendere con la disputa dell’oltre 30% non ancora giocato. Con il picco che tarda ad arrivare e quindi il numero di contagi in fase crescente, sembra davvero dura ipotizzare di poter ripartire a inizio maggio. Dunque se la situazione dovesse migliorare soltanto nelle settimane future, la soluzione più praticabile potrebbe risultare quella dei playoff per assegnare scudetto e posti con vista sulle Coppe e playout per le retrocessioni. Ma a quel punto come verrebbero indennizzati gli abbonati? Risponde Stefano Antonelli, ex dirigente di diversi club e ora intermediario per il trasferimento di calciatori di prima fascia. “In Italia il sistema dovrà avere ben chiara la necessità di difendere e tutelare i tifosi e quindi anche gli abbonati che rischiano di aver pagato per non vedere. Non possiamo immaginare un calcio senza di loro, gli appassionati sono il vero motore del football, a loro va il massimo rispetto. Se non si potesse riprendere o farlo solo parzialmente, bisognerà risarcirli: dal rimborso diretto a sconti sulla prossima campagna”.

Giusto. Ma c’è un ma. Ed è legato al fatto che almeno la metà dei club di A nelle condizioni di abbonamento dispone di clausole che non prevedono il rimborso a fronte di partite che si disputino a porte chiuse per cause indipendenti dal club. Questo significa che se si andasse incontro alla ripresa del campionato senza pubblico per evitare il problema dei contagi, gli abbonati potrebbero dire addio alla possibilità di vedersi tornare indietro i soldi. E in ballo ci sarebbero svariati milioni di euro. Per dare un esempio del volume degli abbonamenti, Juve, Inter, Milan e Roma hanno incassato circa 80 milioni dalle tessere. La questione, è complessa, articolata e spinosa.

FONTE    Tuttosport

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Veretout: “Roma adesso è una città morta, è spaventoso. Mi manca il calcio e le sue emozioni”

Il francese: “Durante il giorno gioco con le mie figlie. Proviamo a spiegargli cosa succede cercando di non spaventarle troppo”

Roma è quasi morta”. Jordan Veretout riassume così la sensazione di vuoto che sta vivendo tutti i giorni. L’emergenza coronavirus ci ha costretti a chiuderci in casa. Il francese, ora passa le sue giornate con la moglie Sabrina e le due figlie nella villa di Casal Palocco. In un’intervista a L’Equipe ha raccontato le sue sensazioni:

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“Quando mia figlia mi ha chiesto se poteva uscire in giardino o se ci fosse la bestia, le ho risposto che c’è una piccola bestia nell’aria, ma poteva uscire a giocare in casa. Roma, ora, è una città morta. Di solito è una città sempre affollata, occupata. Le grandi piazze, il Vaticano, solitamente sono sempre piene. Nel mio quartiere c’è sempre rumore di fondo. Lì, quando esco in giardino con le mie figlie, c’è una sensazione di vuoto, di niente, è un po’ spaventoso. Ma viviamo così ora. La situazione è molto grave. Senza la mobilitazione di tutti non ne usciremo”.

Sulle giornate a casa.
“Con le mie figlie realizziamo disegni, giochi da tavolo, abbiamo organizzato una caccia al tesoro. Balliamo e giochiamo nascondino. Quando i giochi saranno finiti, le mie figlie mi taglieranno i capelli. In questo momento, anche loro sono in quarantena. Spieghiamo alla più grande perché dovremmo rimanere in casa, provando a non spaventarla troppo”.

Ha pensato di tornare in Francia?
No perché abbiamo continuato ad allenarci per diversi giorni. Per me e la mia famiglia era un grosso rischio.

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Come ha reagito la Roma all’arrivo dell’epidemia?
Abbiamo continuato ad allenarci fino alla vigilia del match con il Siviglia. Al centro di allenamento l’attenzione era molto alta, c’era un ambiente particolare. Tutti i dipendenti avevano guanti e mascherine. Niente più pasti di gruppo ma individuali, non ci potevamo salutare.

Come segue l’evolversi della situazione?
“E’ complicato vedere le immagini degli ospedali o legate al virus, preferisco vedere quelle dei balconi dove si canta. Non sono sorpreso, gli italiani mostrano sempre solidarietà ed è molto bello”.

Sul calcio.
“Il calcio è la mia passione, quindi mi manca. Quelle abitudini, con allenamento e partite, sono la mia vita. Abbiamo un programma di allenamento basato su corse e altre cose ma che non sostituisce una sessione collettiva e il piacere del gioco. E il calcio riguarda le emozioni da condividere con il pubblico. Mi manca

FONTE  L’Equipe 

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Roma, il ritorno del Faraone

 – Il legame tra El Shaarawy e la Roma non si è mai interrotto, nonostante il trasferimento dell’attaccante in Cina. Il giocatore è infatti tornato nella Capitale ogni volta che ha potuto, complice prima un adattamento non semplicissimo, e poi la paura legata alla epidemia di coronavirus. 

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Roma è rimasta sempre al centro dei pensieri i El Shaarawy. Non a caso già a gennaio c’era stato il tentativo di tornare in maglia giallorossa.  El Shaarawy ha 27 anni e vanta un’esperienza, in Italia e all’estero, con pochi paragoni e Mancini lo stima, quindi  anche lo spostamento dell’Europeo potrebbe essere un’opportunità.
Quali sono allora gli ostacoli per un suo ritorno a Trigoria? Un solo elemento: lo straordinario ingaggio che il Faraone percepisce adesso. L’attaccante, infatti, ha firmato con la società di Shanghai un contratto da circa 14 milioni netti a stagione per tre anni.  Uno stipendio del genere sarebbe ovviamente impossibile da pagare per la Roma , ma El Shaarawy, pur di tornare, sarebbe pronto a fare un sostanzioso sconto, rientrando dentro i parametri del club giallorosso.

FONTE    GAZZETTA DELLO SPORT

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Valeria Biotti….La Pancia del Tifoso “Grazie Roma” dai balconi è un pallone giallorosso all’Autogrill

Nel cofano della macchina ho un vecchio pallone della Roma. Lo stemma e le scritte sono sbiadite, ma i colori sono inequivocabili. Un po’ sgonfio, figlio dell’età e del caldo estivo, occupa un buon quarto del cofano della Smart; ma ne è signore e padrone, per nessun motivo lo toglierei di lì.

È il “Pallone da Autogrill”. Quello che durante i viaggi serve a sgranchirsi le gambe nelle soste tra bagno e caffè, a sentirsi improvvisamente ragazzini e a ritrovarsi a rincorrere e a ridere con sconosciuti cooptati sul posto.

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Il criterio è casuale: ci si trova nello stesso luogo nello stesso istante. Tutto lì. Con storie diverse, punti di partenza e di arrivo che rimangono celati o neanche importano. Come tra bambini, che non pensano a chiedersi il nome e sono già amici.
I bambini, però, poi si salutano e si dimenticano. Perché quel momento era tutto lì, in quell’istante presente; poi può perdersi nel nulla del passato senza malinconia. I piccoli sono nell’ora, nell’oggi.

Noi no. Per noi “nell’età della ragione” tutto è epos. L’Autogrill diventa improvvisamente il Fulvio Bernardini e ogni sgambata si imprime a fuoco nella memoria. Ti ricordi quel torello a Tortoreto Est, sull’A14? Ma che spettacolo quella Tedesca a Sala Consilina! E quel derby cinque contro cinque alla Stazione Ardeatina Esterna? C’era quel ragazzino fortissimo che su ogni palla alta faceva le rovesciate… Quella signora con la tuta della Roma che si era messa in porta… Quello della Lazio che ci voleva frega’ il pallone…

Ecco, guardando la gente che dai balconi canta “Grazie Roma”, a me viene in mente il mio pallone giallorosso che riposa nel cofano, in attesa del prossimo Autogrill. Perché anche noi, oggi, ci ritroviamo per caso nello stesso luogo e nello stesso momento. E anche noi, questo rimpallarci coraggio e appartenenza di casa in casa, non lo dimenticheremo mai.

FONTE   Valeria Biotti    Corriere dello Sport 

Speaker e giornalista   ReteSport fm 104,200 

Dal lunedì al Venerdì dalle  15 alle 18

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Coronavirus e calcio: tutte le decisioni della Uefa

La Uefa ha organizzato una videoconferenza urgente con i rappresentanti dei club europei (ECA), dei campionati (EL) e con FIFPRO Europe per decidere come affrontare l’emergenza per la pandemia di Covid-19 che ha paralizzato l’Europa del calcio, cercando di discutere le soluzioni per i calendari e non solo.

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Le parti chiamate in causa hanno discusso e approvato all’unanimità una serie di decisioni che riguardano la stagione sportiva 2019-20, interrotta per il propagarsi dell’emergenza sanitaria, sia per quanto riguarda le nazionali che per i club. 

Ecco tutte le decisioni per le Nazionali.

– Gli spareggi di qualificazione per Euro 2020 previsti per marzo 2020 sono stati rinviati alla finestra internazionale di giugno 2020, salvo nuove disposizioni dovute all’aggiornamento della situazione.

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– La fase finale di Euro 2020, che avrebbe dovuto disputarsi dal 12 giugno al 12 luglio 2020, è stata rinviata all’11 giugno-11 luglio 2021. Questo per assicurare che l’evento, il primo itinerante per l’Europa, possa essere una grande festa di calcio.

– La terza e quarta giornata delle qualificazioni europee 2024 previste per giugno 2021 sono state rinviate a data da destinarsi.

– Le finali di Uefa Nations League, la finale dell’Europeo U21 e la finale dell’Europeo femminile previste tra giungo e luglio 2021, sono state rinviate e saranno disputate in date successive da definire.

– I club dovranno rilasciare i propri giocatori chiamati in nazionale per tutti i tornei rinviati.

Ecco tutte le decisioni per i Club.

– Accordo per completare tutti i campionati e le coppe europee per club entro la fine di questa stagione, con il 30 giugno come termine ultimo. Questo solo in presenza di una situazione migliorata con il ritorno in campo appropriato e prudente al punto giusto.

– Possibile cambiamento dei calendari che potrebbero portare a partite di campionato infrasettimanali e partite di coppa da disputare nei weekend.

– Se la stagione dovesse concludersi dopo il 30 giugno, i criteri di qualificazione a Champions League ed Europa League potrebbero tenere conto dell’ultima classifica disponibile prima di quella data.

La Uefa ha inoltre formato un gruppo di lavoro composto da rappresentanti di Uefa, campionati e club che esaminerà immediatamente i problemi di calendario, cercando di fornire soluzioni per concludera la stagione nei termini indicati e in una maniera coerente.

Un secondo gruppo composto da rappresentanti di Uefa, campionati, club e giocatori discuterà l’impatto economico e finanziario dello stop forzato per l’emergenza Covid-19, proponendo misure per mitigare le conseguenze della pandemia.

FONTE   SPORTMEDIASET

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Coronavirus, dalle scarpe ai vestiti: quanto serve lavarli spesso

ROMA – Ma quanto vive il coronavirus sulle superfici, sui vestiti, sui giacconi, sulle scarpe? È sicuro rientrare in casa e riutilizzarli, oppure bisogna lavarli subito? O, come viene spiegato da un presunto medico su un audio rimbalzato sulle chat, la malattia rimane viva nove ore sull’asfalto e quindi resta anche sulle suole? Domande che hanno innescato ieri un dibattito ampio, sui social e non solo.

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Anche perché fra le superfici incriminate ci sono anche le buste della spesa, i cibi confezionati e non, che in questi giorni di isolamento forzato per gli italiani sono fra i pochi pericoli provenienti dall’esterno. Sull’argomento è intervenuto il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro per il quale non solo una costante pulizia con disinfettanti, ma anche gli agenti atmosferici – sole e pioggia – possono abbattere la presenza del coronavirus sugli oggetti. Una malattia che tuttavia «è altamente improbabile», secondo Brusaferro, possa essere trasmessa «con i cibi confezionati, anche se non si può escludere».

Per Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, l’audio è una fake news, «perché la carica virale in quel caso è irrisoria». Ma i dubbi restano. Anche perché finora nessuno ha smentito in maniera definitiva due studi, uno tedesco e l’altro cinese, sulla persistenza del virus fino a 9 giorni su acciaio, plastica e vetro, e sulla distanza di sicurezza fra persone a quattro metri e mezzo, con carica virale attiva per mezz’ora. Casi forse rari, comunque contestati dagli studiosi italiani, a cominciare dal responsabile delle Malattie infettive dell’Iss Giovanni Rezza, secondo il quale la via del contagio rimane quella respiratoria e non da superfici contaminate. È comunque fondamentale, riprende Brusaferro, «garantire un’igiene adeguata delle mani e di quello che viene toccato». Indumenti e scarpe compresi. Sempre dal direttore dell’Iss arrivano poi chiarimenti sull’uso di mascherine e guanti alla guida di un veicolo: «Se si è da soli non ha senso indossarli, come per chi fa sport all’aperto – avverte -. In compagnia, con persone con sintomi, invece proteggono»

FONTE   CORRIERE DELLA SERA

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Fonseca ha il problema numero due

C’è troppo affollamento in difesa sulla fascia destra, ma piace anche Faraoni

Vivere sulla fascia, in fondo, è un po’ come fare l’elogio della corsa e della duttilità, scrive Massimo Cecchini su La Gazzetta dello Sport. Alla Roma lo sanno bene, come sanno altrettanto bene che – in tempi in cui la qualità è merce fondamentale per una squadra di vertice – la corsia di destra è una sorta di Fossa delle Marianne in cui sono affondate tante belle speranze.

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Dal 30 giugno in poi, la squadra giallorossa corre il rischio di avere in rosa un numero di esterni difensivi di fascia destra davvero imponente, da cui provare a distinguere il grano dal loglio. Provate a pensarci: ci sarà Bruno Peres (che in fase offensiva non demerita, ma lascia a desiderare in quella difensiva), Davide Zappacosta (per il quale sarà chiesto al Chelsea il rinnovo del prestito, visto che il grave infortunio occorsogli a settembre gli ha fatto perdere in pratica tutta l’attuale stagione, a meno di prolungamenti causa emergenza da coronavirus), Davide Santon (che può giocare anche a sinistra e assicura un buon contributo in entrambe le fasi, pur se limitato da troppi infortuni) e con tutta probabilità tornerà alla base anche Florenzi (che dopo un buon inizio ha avuto problemi legati alla varicella, e non è detto che sarà riscattato). Insomma, una specie di galleria di belle speranze piuttosto che di certezze con cui aprire la nuova stagione.

Ma c’è un terzo Davide sulla rampa di lancio. Si tratta di Faraoni, che già a gennaio era stato cercato dalla Roma, potrebbe essere acquistato per 7-8 milioni, anche se adesso ogni discorso è prematuro.

FONTE  Massimo Cecchini La Gazzetta dello Sport

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Venditti: “Che bello sentire intonare Grazie Roma da tutti”

Il cantautore romanista ha parlato del coro che ha unito tanti tifosi nella capitale: “Io sono orgoglioso di cantare Roma, per tutti i romani e per tutti gli italiani”

Antonello Venditti, cantautore romano legato a filo doppio con la sua città in quanto gradissimo tifoso romanista, in questi giorni sente risuonare tra i balconi della Capitale l’Inno giallorosso, la sua Grazie Roma: dal Centro alla periferia, è decisamente tra i brani più trasmessi dalle famiglie durante i flash mob. Si tratta di qualcosa che, evidentemente, va oltre il tifo. Venditti ha rilasciato un’intervista a ‘Leggo’:

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Da artista, che cosa prova?
Inutile negarlo ma è veramente emozionante”.

Quanto è importante, in questo momento, la forza della musica?
Importantissimo, fondamentale direi. È emozionante e gratificante scoprire quanto le canzoni riescano ad interpretare i sentimenti di appartenenza e di unità.

Ma Roma è fatta così…
Roma è una città generosa ed unica.

Sa che la sua canzone Grazie Roma in questi momenti difficili trasmette tanta forza e viene messa a tutto volume dalle case di Roma alle 18 in punto?
Io sono orgoglioso di cantare Roma, per tutti i romani e per tutti gli italiani.

Cosa vorrebbe dire alle persone che cercano la forza nei suoi brani?
Vorrei che gli arrivasse un grande abbraccio, da Antonello.

C’è una frase, nel testo di Grazie Roma, che si lega particolarmente a questo momento storico…
C’è un cuore che batte nel cuore di Roma.

FONTE    ‘Leggo’

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Valeria Biotti…Ayrton Senna, un dio immortale alla ricerca della felicità

SCENDO A COMPRARE UNA CORNICE
“Leggere questo libro è come vedere uscire dal cilindro di un prestigiatore un dromedario. Ci si aspettava un coniglio, un fazzoletto, un qualcosa che ci riconducesse ad una magia di tipo tradizionale ed invece rimaniamo spiazzati. Scelta geniale, quella di Valeria Biotti, perché Ayrton Senna è un personaggio che è stato raccontato in mille modi, quasi tutti interessanti. L’autrice, però, ha scelto un’altra strada. Quella di frammentare il racconto di una vita in capitoli che sono racconti autonomi, pronti a spaziare dalla tecnica automobilistica alle rivalità, dalla famiglia agli amori, il tutto nobilitato da una scrittura funambolica e attenta ai dettagli.
Un esempio: avete mai sentito fare un processo al casco di Senna? Ebbene, stavolta potrete ascoltarlo, con parole dirette e malinconiche. E le “verità” che ogni storia rivelerà saranno comuni, ma anche strettamente private, perché Senna nell’immaginario di ciascuno racconta anche un po’ del nostro tempo perduto. E se vi capiterà di commuovervi, non stupitevi: è successo anche a noi.”
Grazie a Massimo Cecchini e a Sportweek.

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Ecco, da oggi nelle migliori (ma anche nelle peggiori) librerie: cioè proprio tutte, eh!
E se per voi sarà coinvolgente leggerlo almeno quanto lo è stato per me scriverlo, bello quanto la sua copertina, io ne sarò felice.
C’è dentro un pezzo della mia anima. E il racconto di mille storie, mille voci. Una biografia un po’ inconsueta, fatta di monologhi, aneddoti, emozioni. Lungo la scia di un personaggio straordinario che non può che conquistare. Tutti, anche chi non ama la Formula Uno ma semplicemente ha voglia di lasciarsi trasportare da una miriade di storie epiche di vita e di sport.

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Serie A, piano scudetto: la Roma pensa a un playoff a 12 squadre. Gare secche in Europa

La priorità di tutti i club, però, resta completare la stagione. Con il rinvio dell’Europeo, tra il 2 maggio e il 28 giugno 12 match di campionato e 5 caselle per Champions ed Europa League

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Nella piena emergenza coronavirus anche il calcio fa i conti con il futuro. Il traguardo minimo è evitare il congelamento della classifica attuale e assegnare lo scudetto, con l’ipotesi playoff/playout come l’extrema ratio. L’idea di lavoro della Roma – scrive ‘La Gazzetta Sportiva’ – è quella di un playoff scudetto a 12 (con playout a 8) o a 6 (strada che non piace all’Atalanta). Salvare la stagione, perà, resta in ogni caso l’obiettivo primario di tutti i club. Ma per fare questo l’unica strada è che si convincano i dirigenti europei a rinviare l’Europeo: scenario probabile, non ancora certo.

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Quindi, ricominciamo quando si può, anche ovviamente a porte chiuse, e concentriamo tutto in due mesi. Si pensa alle date: ripartenza sabato 2 maggio, conclusione 28 giugno.

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Una maratona: fra weekend e turni infrasettimanali si arriverebbe a quota 17 caselle. Dodici – 9 domeniche e 3 turni infrasettimanali – per il campionato, cinque potrebbero essere lasciate a Europa League e Champions. Che potrebbero cominciare a muoversi a fine aprile, magari con sfide secche in campo neutro per risparmiare un turno. L’idea di final four taglierebbe ancora il copione. Quanto alla Coppa Italia non ci sarebbe posto: dovrebbe traslocare all’inizio della prossima stagione.

FONTE    La Gazzetta Sportiva’

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