Serie A, Spadafora: “Per ripartire serve intesa sul protocollo. Altrimenti il governo darà lo stop”

Le parole del ministro dello Sport: “Se non si trovasse un accordo, cercheremmo di limitare i danni il più possibile”

È caos in Italia sulla possibile ripresa del campionato. Ieri Spadafora ha parlato di “sentiero sempre più stretto” per la ripartenza della Serie A, ma in serata Gravina ha detto: “Non firmo lo stop”. Il ministro dello Sport stamattina è intervenuto a “Mi manda Rai 3”. Ecco le sue parole.

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Cosa si sente di dire ai cittadini?
Stiamo facendo il massimo in una situazione che nessuno era preparato ad affrontare. Ora abbiamo le idee più chiare sui riscontri negativi sulla pandemia, nel prossimo decreto le misure saranno più mirate e precise.

Si poteva concedere qualcosa in più in termini di apertura?
No, anzi. Il comitato tecnico-scientifico avrebbe concesso qualcosa in meno per evitare una seconda ondata di contagi. Torneremo alla normalità nei limiti del possibile.

Le pressioni per riaprire il campionato sono forti. A che punto siamo?
Faccio un appello per finire qui le polemiche. Il calcio dev’essere simbolo di leggerezza e passione e deve dividerci solo per il tifo. In questi giorni il comitato tecnico-scientifico sta incontrando le parti dello sport per avere approfondimenti sul protocollo. Se questo protocollo troverà un accorgo tra Figc e comitato, si potrà ripartire con gli allenamenti. Altrimenti sarà il governo a decretare la fine del campionato, per fare in modo che il calcio paghi meno danni possibili.

Cosa potremo fare come attività sportive all’aperto?
Sarà consentito nei parchi alle solite distanze di sicurezza. Dobbiamo fare il possibile affinché ognuno rispetti le regole. È anche un test per vedere se poi possiamo aprire altro. Proporremo entro l’inizio della prossima settimana le linee guida per tutti i centri sportivi. Se il comitato dovesse validarceli, speriamo di poter inserire già dal 18 maggio la riapertura di questi centri.

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Fonseca: “Allenamenti a Trigoria, perché no?”

 – La Roma non molla l’osso sulla ripresa dei campionati. A spingere per una ripresa degli allenamenti sui campi di Trigoria – tutto era pronto per iniziare con le visite mediche questa settimana –

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 Fonseca: “È difficile capire perché si possa andare al parco e perché non ci si possa allenare a Trigoria in maniera sicura. La Roma – ha detto l’allenatore ai microfoni di Tele Radio Stereo – può aiutare a dimenticare questo grave problema sociale. Se abbiamo una squadra che può far sognare tutti i romanisti, sicuramente la gente sarà più contenta, lascerà da parte i problemi più facilmente“.

FONTE    IL TEMPO – BIAFORA

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Pallotta tiene aperto l’affare con Friedkin

 – Bocche cucite a Houston, ma da Roma confermano: l’affare tra Pallotta e Friedkin è ancora in corso. Lo si evince dalla relazione del club sulla semestrale chiusa al 31 dicembre 2019 con 87 milioni di perdite, approvata ieri dopo il rinvio per lo stop del campionato.

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 «Sono in essere – si legge nella nota – contatti tra tale società (la controllante con base in Usa, ndr), e un potenziale investitore al fine di permettergli di valutare l’opportunità di un possibile investimento». Poi la Roma specifica che i contatti si sono «rallentati» per l’emergenza coronavirus e nel caso in cui l’operazione andasse in porto, sarebbe proprio Friedkin, non nominato nel comunicato, a coprire i fabbisogni finanziari del club.

Pallotta, a dir poco irritato per il blocco della Serie A imposto dal governo, ha comunque garantito per iscritto in una lettera il supporto finanziario alla Roma dopo aver già versato 89,9 milioni di euro sui 150 totali dell’aumento di capitale. A quanto risulta, il bostoniano, spinto dai soci, è ora pronto a trattare al ribasso il prezzo della vendita del club, accettando una minusvalenza pur di disimpegnarsi definitivamente. 

FONTE    IL TEMPO – AUSTINI

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ROMA, FONSECA VUOLE PEDRO

Per migliorare la Roma, scrive il Corriere dello Sport, bisognerà intervenire soprattutto sulle fasce e il giocatore preferito di Fonseca sarebbe Pedro, che a giugno si svincola dal Chelsea.

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Petrachi ci aveva provato già a gennaio, prima di virare su Carles Perez, ma i Blues avevano respinto la richiesta di prestito. Fonseca è convinto che lo spagnolo, nonostante abbia quasi 33 anni, possa fare un paio di stagioni ad alto livello e migliorare la Roma in fatto di gol. Il club giallorosso aveva già preso contatti con l’entourage del giocatore, offrendo un ingaggio da tre milioni a st

FONTE    Corriere dello Sport

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Coronavirus, Dybala ancora positivo dopo il quarto tampone

L’attaccante della Juventus continua la sua quarantena dal 21 marzo, quando gli è stata diagnosticata la malattia

Paulo Dybala non è ancora guarito dal coronavirus. Il quarto tampone effettuato sul giocatore ha dato nuovo esito positivo,

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riporta El Chiringuito de Jugones. Il primo test era stato effettuato lo scorso 21 marzo, ormai 39 giorni fa. Il giocatore continua il suo isolamento (cominciato volontariamente l’11 marzo) con la sua fidanzata Oriana, ma il suo problema pone un ulteriore punto di domanda sulla ripresa del campionato. Come lui, nella Juventus, erano risultati positivi anche Rugani e Matuidi. Ieri il difensore de Ligt è tornato in Olanda e al suo ritorno sarà costretto a 14 giorni di quarantena.

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Il piano Mkhitaryan

– Il piano è pronto. Fonseca ha chiesto a Petrachi di trovare un modo per tenere Mkhitaryan almeno un altro anno a Roma e il suo procuratore Mino Raiola si è mosso. Fonseca è totalmente innamorato dell’armeno che non a caso in 20 partite disputate ha collezionato 6 goal e 4 assist.

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Il problema è che è un giocatore dell’Arsenal e il nuovo allenatore Arteta ha già detto di volerci contare la prossima stagione. Il piano allora prevede il rinnovo di contratto con i gunners (riducendosi l’ingaggio dai 7 milioni che percepisce attualmente all’anno) in scadenza ora al 2021 per poi prolungare di un’altra stagione il prestito. Il piano B, in caso di qualificazione in Champions, è quello di acquistare direttamente l’armeno ma l’Arsenal lo valuta 20 milioni di euro, troppo considerando anche i numerosi problemi fisici che l’hanno afflitto in stagione.

FONTE    LA GAZZETTA DELLO SPORT – PUGLIESE

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Pallotta finanzia il vaccino

– Miliardari e scienziati uniti per trovare una cura contro il Coronavirus.Il Wall Street Journal ha rivelato l’esistenza di un progetto americano finanziato anche dal presidente della Roma Pallotta

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. L’iniziativa è stata voluta dal medico Tom Cahill. Intanto a Roma fanno sapere di voler portare a termine il campionato, tramite le parole del medico sociale Causarano: “L’ultimo Dpcm ci ha colti un po’ di sorpresa. Stupisce il trattamento riservato agli altri sport a discapito del calcio. Sembra quasi che non ci si fidi del fatto che possa ripartire rispettando le norme di sicurezza“.

FONTE  IL TEMPO – BIAFORA

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Julio Sergio: “Non so come si possa terminare la stagione. Ci sono cose più importanti del calcio”

Julio Sergio, ex portiere della Roma, ha parlato ai microfoni di Football News 24 della Roma e della situazione del calcio italiano:

Come si sta vivendo l’emergenza Coronavirus in Brasile?
“Siamo messi male, la politica fa troppo casino e il popolo soffre. Non c’è un’organizzazione che permetta di affrontare questo momento con sicurezza. Ci sono sempre più casi e più morti, speriamo che il tutto possa essere risolto il più presto possibile”.

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Come crede si risolverà il nodo campionati?
“Non saprei proprio. Sicuramente, se davvero si dovesse terminare questo campionato, le vacanze saranno annullate. Ci sono anche altri problemi, come ad esempio gli sponsor, i soldi, le persone che non potranno entrare allo stadio e tanto altro, quindi davvero non saprei trovare soluzioni. Credo però che si debba provare a terminare, anche se non so come visto che bisognerà giocare, oltre che al campionato Nazionale, la Champions, l’Europa League e le coppe. È davvero difficile trovare una giusta sistemazione al tutto”.

Questa sosta può influire anche negativamente sulle motivazioni o prestazioni di una squadra?
“No, non credo che una squadra possa tornare in campo meno motivata: tutti calciatori sono tutti professionisti. Sicuramente il fatto che torneranno in un momento diverso, inusuale, può influire. Se una società è forte a livello mentale non credo possa avere problemi, sono convinto, però, che ognuno tornerà a modo suo. Non è semplice affrontare una crisi così e poco dopo andare a giocare a pallone.”

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Crede che sarebbe giusto emanare i verdetti in base alla classifica attuale, senza dunque proseguire con il campionato?
“Abbiamo vissuto una guerra, se così si può dire, si è fermato tutto, non solo alcuni settori. È qualcosa di mai visto, quindi non credo che sarebbe giusto dare un verdetto ad oggi. Si può anche dare lo scudetto alla Juventus, ma qualcuno allora deve retrocedere e senza avere a disposizione tutti i risultati non sarebbe corretto. Penso che se proprio si dovesse prendere una decisione, la più opportuna sarebbe quella di fermare tutto e tornare in campo dal prossimo anno, senza che succeda nulla. Ricordiamoci che bisogna mantenere vive le società, cosa che è molto complessa”.

Nella giornata di oggi, il Presidente della Lazio Claudio Lotito ha proposto di giocare una gara secca contro la Juventus per decretare il vincitore dello scudetto. Può essere una soluzione?
“No, per me non ha senso, non riesco nemmeno a commentarla una cosa così. Quindi, che dobbiamo fare? Giocare tutti una partita secca per vedere chi va in Champions, in Europa League o chi retrocede? Non ha senso. Loro stavano facendo bene, purtroppo, però, ci sono altre cose che sono ben più importanti del calcio come, ad esempio, le persone che perdono il lavoro o i morti. Non ha senso dire «Dato che sono secondo voglio giocare contro la Juve per lo scudetto», il discorso è molto più ampio e complesso, non ha senso”.

Da ex portiere della Roma, come vede il lavoro fatto sin qui da Fonseca?
“Iniziare un lavoro non è mai semplice, soprattutto a Roma, dove c’è molta emozione e passione. Secondo me Fonseca è molto bravo, ha un’idea di calcio abbastanza offensiva e questa mi piace molto, riuscire però a introdurla in Serie A, dove la tattica difensiva è molto importante, non è per niente semplice. Prendo come esempio Luis Enrique, lui è un grandissimo allenatore eppure a Roma ha fatto fatica, aveva una mentalità diversa. Il primo anno è sempre di adattamento, anche se in vista del termine della stagione possono fare qualcosa di meglio, ma l’anno prossimo, se dovessero arrivare alcuni rinforzi, possono fare davvero bene”.

E che tipo di rinforzi servono?
Qualsiasi squadra può essere rinforzata, la Roma ha davvero molteplici giocatori di qualità, ma allo stesso tempo tanti giovani con molte responsabilità, quindi non è facile. Ricordo che quando giocavo in Brasile avevo un allenatore che diceva che i giovani guadagnano le partite, non il campionato. L’unica volta che ho visto dei ragazzi vincere un campionato è stato il Santos nel 2002, squadra in cui ero presente. Avere giocatori come Dzeko e Kolarov è importante, fa la differenza, mi auguro che possano rimanere e che nel frattempo arrivi qualcuno, in modo di crescere di qualità”.

Come ha visto il modo in cui Totti, De Rossi e per ultimo Florenzi, hanno lasciato la società?
“L’unica cosa che conta nel calcio, come dice Bielsa, è vincere e solo una squadra può farlo. È bellissimo avere giocatori attaccati alla maglia come Totti, lui era anche un fuoriclasse, però c’è bisogno anche di portare risultati, titoli, trofei e soldi. Anche Zidane era fortissimo eppure è stato venduto, lo stesso Kakà al Milan era un fenomeno e lo hanno ceduto. Francesco ha giocato per la Roma fino a 40 anni, che per un giocatore è un’età importante, tutti sapevano che prima o poi avrebbe dovuto smettere e certamente, magari, il tutto potrebbe essere stato gestito diversamente, però è normale che una squadra viva queste cose. La gestione delle situazioni è importante, però non esiste un giocatore che non possa essere sostituito. Un altro Totti? Non ci sarà almeno per i prossimi cento anni, dobbiamo accettare determinate cose cercando di fare arrivare un altro grande campione, o fare crescere bene un giovane, come potrebbe essere Zaniolo. Anche con De Rossi e Florenzi, forse, sarebbe dovuto succedere qualcosa di diverso”.

Zaniolo può essere il nuovo Totti?
“Non si può caricare sulle spalle di un ragazzo una responsabilità così grande, Zaniolo le possibilità e le qualità le ha, ma creare un’aspettativa del genere in una piazza come Roma è troppo pensante da gestire. Bisogna aspettare che lui dimostri quello che può fare e, piano piano, arriverà il giorno in cui potremmo parlarne. Ad oggi è ancora troppo presto, è ancora un ragazzo per assumersi certe responsabilità”.

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Classifica, diritti e stipendi: cosa succede se non si gioca? Allo studio un progetto complicato da numerose problematiche. Non ci sarebbe un campione d’Italia

Retrocessioni e due ipotesi: la Serie A a 22 squadre? 

Il 2 agosto è il termine stabilito dall’Uefa per la conclusione dei campionati: c’è la fine, manca un inizio. Potrebbe essere il 13-14 giugno, con un po’ di ottimismo (che oggi manca) si potrebbe anticipare a mercoledì 10 o al primo week-end del mese, 6-7. Il campionato verrebbe in ogni caso compresso al massimo, a maggior ragione se la ripresa dovesse ulteriormente slittare come conseguenza di un mancato via libera agli allenamenti del 18 maggio, scrive Alessandra Gozzini su “La Gazzetta dello Sport”. Così il piano (o i piani B) resta allo studio.

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L’idea dei playoff e playout resta dunque la soluzione alternativa più attuale. Ma se le condizioni generali rendessero impossibile la ripartenza vanno definiti altri percorsi. Congelare la classifica sarebbe l’opzione più probabile, con due diversi effetti. In entrambi i casi lo scudetto non verrebbe assegnato e l’Europa sarebbe garantita alle prime 6: cambierebbero le retrocessioni. Nel primo verrebbero congelate e la Serie A 2021-22 si aprirebbe a 22 squadre, cioè alle 2 che salirebbero dalla B (che annullerebbe i playoff). Altra ipotesi è la retrocessione delle ultime due e altrettante due promozioni dalla B. Altro aspetto da considerare: le squadre impegnate in Europa, se le competizioni internazionali continueranno. Ma un pensiero si fa largo: se la A chiuderà i battenti, magari la Liga seguirà la strada. E anche le coppe sarebbero costrette a non assegnare vincitori.

Sconti alle tv e perdite per 440 milioni 

Oggi i club di Serie A sono concordi all’unanimità nel negare sconti o dilazioni ai licenziatari tv. Ma è chiaro che le condizioni cambierebbero in caso di definitivo stop alle competizioni: in questo caso sarebbero le società a non consegnare il prodotto stabilito dagli accordi sottoscritti. E allora sì, stavolta, si aprirebbe una trattativa per rinegoziare termini e cifre. Sky intanto ha già quantificato le richieste nella lettera inviata alla Lega prima dell’ultima riunione: in caso di stop definitivo chiederebbe uno sconto alle società di 255 milioni. Taglio che i club dovrebbero nel caso riconoscere anche agli altri licenziatari per un mancato incasso complessivo di 440 milioni (considerate solo le televisioni). Gli altri mancati incassi (botteghini, sponsorizzazioni, merchandising, altri proventi) farebbero salire le perdite a oltre 700 milioni.

Stipendi, tagli netti: i calciatori si adegueranno

Senza ritorno in campo anche il rapporto tra le società e i rispettivi tesserati verrebbe rivisto. Il presupposto da cui partono i club è semplice: partite e allenamenti sono le prestazioni lavorative che vengono richieste ai propri dipendenti e se il presupposto venisse disatteso allora tutto va rimesso in discussione. Dato che sarebbe il governo a decidere per lo stop definitivo, le società avrebbero validi argomenti da opporre ai calciatori: sempre che non sia il governo stesso a riconoscere uno strumento legislativo che autorizzi le società a intervenire sulla decurtazione degli stipendi. Lo scenario più probabile, se il governo non autorizzerà la ripresa, resta quello di un taglio sostanzioso. E i calciatori dovranno finire per assecondare le richieste.

FONTE  Alessandra Gozzini “La Gazzetta dello Sport”

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Roma, il Lipsia vuole lo sconto del 50% per Schick. L’attaccante: “Felice di restare”

Il club tedesco vorrebbe trattenere l’attaccante. L’agente: “Sono molto soddisfatti di lui, le cose sono chiare”

La Bundesliga è pronta a ripartire per evitare il fallimento e il Lipsia punta a chiudere il prima possibile l’acquisto di Patrik Schick dalla Roma. Il giocatore, in prestito ai tedeschi con diritto di riscatto fissato a 29 milioni, ha dichiarato: “Andare al Lipsia è stata una decisione giusta. Ora i club devono trovare una soluzione. Se arriverà, ne sarò molto felice”.

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Come scrive il portale ceco Sport, l’attuale club di Schick vuole chiedere ai giallorossi uno sconto che si aggirerà intorno al 50 per cento. “Sono molto soddisfatti di lui, le cose sono chiare” ha dichiarato l’agente dell’attaccante Pavel Paska, che la prossima settimana volerà in prima persona in Germania per portare avanti le trattative. Il ritorno alla Roma appare improbabile, ma per lasciarlo andare a titolo definitivo i giallorossi dovranno cedere sul prezzo.

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Nainggolan: “La Roma? Si, ci tornerei…”

 – Tra passato e futuro, Radja Nainggolan si è raccontato in una diretta Instagram, strizzando anche l’occhio alla Roma: “A Roma, ci tornerei perché le partite importanti e l’ambiente mi mancano: se guardi lo stadio San Siro ti fa molto più effetto, però a Roma lo vivi tutta la settimana,

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poi c’era De Rossi che ti caricava per tutta la settimana”. Prima però c’è da capire cosa succederà tra Inter e Cagliari. I sardi vogliono tenerlo a tutti i costi ma difficilmente la prossima stagione potranno soddisfare le richieste del club nerazzurro.

FONTE  LA GAZZETTA DELLO SPORT – PINNA 

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Capello: “Ripartire sarebbe molto bello. De Rossi tecnico? E’ un ragazzo estremamente intelligente”

L’ex allenatore della Roma Fabio Capello ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport. Ecco le sue parole:

Si discute sulla ripresa delle attività

Ripartire sarebbe molto bello. Qualche settimana fa non riuscivo a parlare di calcio: di fronte alle immagini dei camion che trasportavano bare a Bergamo sarebbe stato offensivo. Ora mi sento di affermare che lo sport manca a tutti e ripartire darebbe anche un segnale al paese.

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Credo che concerti, cinema e teatro saranno vietati a lungo. Le partite, ovviamente a porte chiuse, saranno grande fonte di svago. Poi c’è il discorso economico: il calcio è un’industria importante. Nella sua filiera non ci sono solo allenatori e giocatori ma anche migliaia di lavoratori del cosiddetto indotto. Queste persone, con l’attività sospesa, sono in difficoltà economica.

De Rossi ha citato Capello come modello di gestione. Anche lui vuole allenare.

De Rossi è un ragazzo estremamente intelligente e ha giocato a centrocampo, il reparto che ha fornito i migliori tecnici. Ricordo quando lo feci esordire nel 2002 contro la Triestina insieme ad Aquilani. Aquilani sembrava pronto e giocò dall’inizio. Poi entrò De Rossi che, oltre ad entrare in campo con grandissima personalità, segnò su rigore nella lotteria finale. Dopo la partita dissi ai dirigenti: “questo ragazzo resta con noi, non va da nessuna parte”.

FONTE     Gazzetta dello Sport.

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Derby “virtuale”, raccolti 21mila euro

 –  Alla fine ha vinto la Roma (3-1), ma ha vinto soprattutto il Policlinico di Tor Vergata. Tutti contro Covid, il derby delle donazioni che nella giornata di ieri ha coinvolto giocatori e tifosi giallorossi e biancocelesti,

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che sono riusciti a raccogliere 21.052 euro, arrivati da 413 donatori diversi. Per segnare un gol servivano tremila euro, con la quota che si alzava di 500 a ogni rete. Alla cifra raggiunta si aggiungono i 25mila euro donati dalla Centrale del Latte.

FONTE  CORRIERE DELLA SERA

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Mancini: “L’obiettivo è la Champions”

– Va alla Roma il derby della solidarietà con la Lazio, ma a vincere in realtà sono tutti i tifosi che hanno effettuato le donazioni in favore del Covid Hospital di Tor Vergata. “In questo momento di difficoltà ci siamo uniti tutti, facciamo una cosa utilissima, molte persone ne hanno bisogno, i dottori e gli infermieri combattono da mesi.

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Chi è fortunato e sta a casa deve fare qualcosa“, l’intervento di Gianluca Mancini durante la partita virtuale. Il difensore ha poi parlato anche di campo e del futuro: “Non vediamo l’ora di tornare in campo, il calcio è il nostro tutto, viviamo per questo e per far gioire i tifosi, ma la cosa fondamentale è ripartire in sicurezza. La Lazio? Abbiamo seguito il loro percorso ma siamo proiettati ai nostri obiettivi. Vogliamo arrivare in Champions. Pensiamo a noi, la Roma è la squadra di Roma“.

FONTE    IL TEMPO – BIAFORA

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Fonseca sorride: dietro a Dzeko tanti tris diversi Ce n’è per tutti i gusti: da quello più equilibrato, a quello più prolifico passando per il più tecnico

Il calendario che si va profilando (un match ogni 3 giorni) non ammetterà pause, scrive Stefano Carina su Il Messaggero. Tuttavia, dovendo vincere più partite possibili per annullare il gap in classifica con l’Atalanta, Fonseca non può di certo lamentarsi. La rosa a disposizione è ampia. Soprattutto nel reparto offensivo.

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I calciatori da ruotare nel tridente del 4-2-3-1 dietro Dzeko, considerando prima o poi anche Zaniolo, sono quasi tre per ruolo (8): l’ex interista, Pellegrini, Mkhitaryan, Pastore, Under, Perez, Kluivert e Perotti.

Un tridente per ogni occasione, per ogni avversario, da cambiare a gara in corso o ruotare in un inevitabile turn over.

Ce n’è per tutti i gusti. Da quello più equilibrato (e probabilmente più forte negli interpreti) con Zaniolo-Pellegrini-Mkhitaryan a quello più prolifico (Zaniolo-Mkhitaryan-Kluivert, in tre 14 reti). Dal trio tecnico (Mkhitaryan-Pastore-Perotti) al più offensivo (Under-Mkhitaryan-Kluivert), passando per quello inedito e dinamico (Under-Perez-Kluivert) fino ad arrivare a quello più “esperto” (Mkhitaryan-Pellegrini-Perotti) capace in determinate situazioni di gioco di leggere meglio la gara.

fonte    Stefano Carina su Il Messaggero

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Conti al vertice, De Rossi sr. resta in Primavera

Il papà di Daniele verso un anno in più in panchina. Under 18: in ascesa il turco Tanrivermis. Ecco i talenti più in vista

La rivoluzione prevista è destinata ad essere rimandata, scrive Chiara Zucchelli su La Gazzetta dello Sport. Almeno di un altro anno.

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La società aveva pensato di cambiare guida per la prima squadra del settore giovanile, ne aveva parlato con lo stesso De Rossi, che era ben contento di togliere la tuta, indossare la giacca e iniziare a lavorare come dirigente insieme a Petrachi, De Sanctis, Zubiria e, soprattutto, Bruno Conti (che avrà al suo fianco ancora Stefano Desideri). Il sogno era lasciare la panchina a suo figlio Daniele ma, in ogni caso, le due storie non erano collegate, perché Alberto De Rossi e la Roma, da mesi, avevano deciso di comune accordo e con tanti progetti insieme.

L’emergenza Coronavirus ha però rimesso tutto in discussione e il club è pronto a far firmare a De Rossi padre un contratto, da allenatore, di un altro anno.

Qualche cambiamento, invece, potrebbe esserci alla guida dell’Under 18 dove adesso c’è Alessandro Toti, ma il turco Tugberk Tanrivermis è dato in grande ascesa. Ha poco più di trent’anni, parla quattro lingue, lo ha portato a Roma Monchi, e allena i 2005, tra cui Cristian Totti. Non è detto, però, che il cambio anche in questo caso sia immediato.

Con i giovani dall’estero che non saranno più strapagati (vedi Bianda) e gli stipendi che non supereranno i 70mila euro l’anno, la Roma punta a formare in casa giocatori non solo da vendere per fare cassa, ma che possano essere anche un serbatoio importante per la prima squadra.

I nomi di cui da tempo si parla sono quelli di Bouah, che dopo le due operazioni al ginocchio potrebbe restare un anno e fare la spola tra grandi e piccoli, visto che piace molto a Fonseca, Calafiori e Riccardi (potrebbero andare in prestito), mentre il centrocampista Zalewski, polacco nato a Tivoli nel 2002, dovrebbe restare, anche per resistere alle tentazioni di vari club che lo cercano da tempo. Così come Bove (2002 anche lui) che nei mesi scorsi è stato visionato da Arsenal e Psg.

fonte    Chiara Zucchelli La Gazzetta dello Sport. 

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