Assemblea di Serie A, la maggioranza dei club vota per la ripresa al 13 giugno

E’ in corso un’assemblea tra i 20 club di Serie A per decidere la data di un’eventuale ripresa. Da quanto emerso, e come riferito da tuttomercatoweb.com, la maggioranza dei club ha votato per il 13 giugno come data per la ripresa.

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Adesso si aspetta la risposta del Goveno che, come detto dal Ministro Spadafora, si prenderà ancora del tempo per decidere e dare il via livera alla ripartenza del campionato.

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Lettera di Fonseca: “Difficile immaginare di giocare senza l’abbraccio dei tifosi”

Paulo Fonseca, allenatore della Roma, ha inviate una lettera ad A Bola, in cui ha parlato delle sensazioni provate durante la quarantena e lontano dal lavoro e dagli affetti familiari:
“Quasi sessanta giorni di isolamento. Inimmaginabile una separazione del genere con il mondo, soprattutto con il mio mondo.
Devo confessare, egoisticamente, che questa separazione mi ha donato alcuni momenti di felicità che la mia professione, di solito, non mi permette di avere.
Il tempo mi ha abbracciato con calore, regalandomi semplici momenti trascorsi a casa, con mia moglie e mio figlio.
Ma il tempo ha anche alimentato un sentimento di enorme mancanza nei confronti del resto della mia famiglia, un incredibile desiderio di riabbracciare i miei altri due figli, che sono in Portogallo, i miei genitori e gli altri familiari.

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E poi il tempo mi ha costretto a pensare e riflettere in modo diverso, ha anche generato dubbi e incertezze.
Non sono uno di quelli che sostengono con forza che il mondo cambierà completamente, ma sono convinto che ci saranno perdite a tutti i livelli, che non potremo recuperare mai.
Torniamo al mio mondo, il mondo del calcio. Anche qui si percepiscono gli immensi cambiamenti in arrivo.
Durante questo periodo di quarantena ho cercato di scacciare pessimismo e paura: credo che il mio mondo diventerà più forte e unito che mai. Fino al nostro ritorno è necessario prendere decisioni immediate e prenderle ora è quasi come arbitrare una partita senza fischietto e senza cartellini
Presto ci tornerò, nel mio mondo. Finalmente. Ma, da quanto si intravede, so già che tornerò in un mondo che sarà comprensibilmente diverso.
Protocolli rigidi e necessari stanno trasformando la nostra quotidianità: allenamenti individuali, equipaggiamento dei giocatori a casa o nelle loro stanze dei centri di allenamento, divieto di incontri e tutto il resto.
E, quando si tornerà a giocare, bisogna rispettare una serie di altre misure. Tutti quanti, in modo da poter vivere in sicurezza. Sono misure indispensabili, che trovano il mio sostegno.
Ma è difficile per me immaginare…immaginare di giocare senza la passione dei tifosi e soprattutto di giocare senza QUELL’ ABBRACCIO.
Sì, QUELL’ ABBRACCIO con cui celebriamo il momento più alto del calcio, il gol. Il momento in cui il giocatore che segna viene schiacciato in mezzo a tanti abbracci, il momento in cui corre nella direzione di colui che lo ha sostenuto per abbracciarlo e dedicargli il gol. Io come festeggerò? Non abbraccerò più i miei assistenti come faccio di solito? Quanto è stata emozionante la mia carriera nel celebrare questa magia. E che momenti ho avuto quando QUELL’ ABRACCIO ha deciso il mio destino.
Nel mio primo anno di Shakhtar, e in una partita in cui siamo passati da 0-2 a 3-2 negli ultimi minuti di gioco, tutti i giocatori sono venuti ad abbracciarmi per festeggiare l’ultimo gol. Non lo dimenticherò mai. E a Braga, con il gol di Marcelo che ci ha regalato la Coppa nazionale. Non lo dimenticherò mai. O a Paços (de Ferreira), con il gol di Manuel José che ci ha qualificato per i playoff di Champions.
O ora a Roma, con il gol all’ultimo minuto di Dzeko a Bologna. Sono così tanti i gol che finiscono con QUELL’ABBRACCIO che non dimenticherò mai.
Come sarà senza QUELL’ ABBRACCIO all’inizio o alla fine della partita all’allenatore avversario? Qui in Italia ci sono molte persone che mi piace abbracciare, per vari motivi. E come sarà confortare i nostri giocatori, nei momenti difficili, senza QUELL’ ABBRACCIO? E come sarà quando vinceremo titoli e trofei senza QUELL’ABBRACCIO? E come sarà guardare gli spalti senza intravedere QUELL’ABBRACCIO tra i tifosi?
Ma devo confessare che la cosa più difficile da immaginare è lo spogliatoio senza QUELL’ABBRACCIO. Forse per chi non ha mai condiviso questo spazio sacro è difficile da capire. Ma immaginate le tonnellate di energia presenti in QUELL’ABBRACCIO. Soprattutto prima della partita. Quel semplice gesto che trasmette ciò che le parole non possono trasmettere. Questi sono momenti di grande importanza per me. E la maggior parte dei giocatori lo capisce.
Oggi ho con me un calciatore che capisce e vive quel momento come nessun altro, Fazio. Che ABBRACCIO! Che emozione! Che energia! Incredibile! Il calcio, ne sono sicuro, non sarà lo stesso senza QUELL’ABBRACCIO.
Ci sono tantissimi abbracci con molta più importanza degli abbracci nel calcio in questo momento, lo so. E so anche che presto torneranno tutti quegli abbracci che hanno molta più forza e significato nella nostra vita. E poi con tutti gli altri abbracci tornerà QUELL’ABBRACCIO. E il calcio continuerà ad essere lo spettacolo più emozionante del paese, come è sempre stato”.

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Perrotta: “Il cambio di modulo è stato un colpo di genio di Spalletti. Rigiocherei Roma-Sampdoria”

Simone Perrotta, ex giocatore della Roma e della nazionale campione del mondo 2006, ha parlato ai microfoni di Sky Sport:
Cosa serve oggi a un giovane per affermarsi?
“Non basta solo il talento, ci vogliono una serie di dinamiche da saper cogliere. Non credo nella fortuna, devi essere bravo a saper cogliere le occasioni che ti vengono date”.
La Roma degli ultimi anni?

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“Fare un paragone col calcio di prima è superficiale. Il calcio è cambiato, così come il rapporto che c’è nello spogliatoio. Ad esempio ai miei tempi il telefonino era bandito, c’era la multa se lo usavi. Nello spogliatoio prima si condivideva di più, oggi con l’uso dei telefoni e dei social ci si conosce di meno. A livello di campo la mia Roma è nata da un’esigenza, col cambio di modulo nato per emergenza visto che mancavano le punte. Ci siamo tolti belle soddisfazioni, potevamo ottenere qualcosa in più, ma evidentemente c’erano altre squadre che meritavano di più”.
Il 4-2-3-1?
“È stato un colpo di genio. La squadra stava andando male, c’era un’aria molto tesa, Spalletti era in discussione. Lui poi ebbe questa genialata, facemmo undici vittorie consecutive e la storia cambiò. Totti segnò con una continuità mai vista prima, io giocavo da trequartista atipico, Tommasi mi defini d’interdizione e credo fosse appropriata come definizione. Ero il primo a pressare il mediano loro e spesso mi trovavo come uomo più avanzato, perché Totti si abbassava”.
Il cambio ruolo?
“Vivevo un momento particolare, il mister mi disse che avrei fatto il trequartista e subito mi chiesi dove avrebbe giocato Totti. Io non avevo quelle qualità, ma il mister mi disse di giocare come sapevo e ci aveva visto lungo. Mi sono molto divertito in quel ruolo”.
Vecino ti somiglia?
“Vecino è un giocatore che segue molto bene l’azione, ha fatto gol determinanti, è molto forte. Mi fa piacere che mi paragonate a lui”.
Il tuo ruolo?
“Ho cambiato spesso ruolo, ma mi piaceva come cosa perché mi permetteva di crescere”.
Il giocatore più importante con cui hai giocato alla Roma, togliendo Totti.
“L’importanza di un giocatore non si vede solo in campo, ma anche nello spogliatoio. In quella Roma c’erano molti giocatori di personalità, Burdisso è una persona eccezionale, mi ha trasmesso la mentalità giusta per affrontare ogni situazione. Era sempre concentrato. Poi c’era Montero alla Juve, mi ha aiutato moltissimo”.
La Nazionale?
“Ho avuto un po’ di fortuna, mi sono trovato al posto giusto al momento giusto. Il mondiale 2006 ha per me una storia pazzesca, mio fratello si doveva sposare e io dovevo fargli da testimone. Ero fuori dal giro della Nazionale da un anno e mezzo e quindi abbiamo fissato il matrimonio a luglio, l’11. Non credevo di andare al mondiale, tanto meno in finale, e invece fu così. Finale di mondiale il 9 luglio. poi di corsa il matrimonio l’11. Io fui convocato in Nazionale nel marzo 2006, il mister mi disse che non c’era il mio ruolo in squadra e quindi pensavo che non avrei mai giocato. Invece arrivai al ritiro in grandissime condizioni e giocai sempre”.
Il ricordo più bello del mondiale?
“Quando diedi la coppa a mio padre. L’ho ripagato di tutti i sacrifici che ha fatto, ora da genitore capisco cosa ha provato”.
Ti fa strano non vedere Totti alla Roma?
“Certo che è strano non vedere Francesco a Trigoria e sentire che non entra più lì, che è casa sua. Totti è Roma, quando vado all’estero e dico che sono di Roma, tutti dicono subito Francesco Totti. Vederlo lontano da Roma stride un po’, spero che possa tornare l’amore che ha contraddistinto Totti e la Roma”.
Ora chi è il giocatore più forte della Roma?
“A detta di mio figlio, Zaniolo”
Il rimpianto più grande?
“Lo scudetto 2009-2010. Eravamo a un passo da realizzare un sogno, poi quando fai una cavalcata come quella che abbiamo fatto noi, vivi delle situazioni come quel derby vinto 2-1, pensi che siano segnali propizi. In realtà poi con la Samp giocammo un bellissimo primo tempo, ma perdemmo e sfumò quel sogno. Però un calo d’energie mentali purtroppo ci stava”.
Hai mai giocato in squadra con un tuo idolo?
“No, io ero tifoso del Napoli, in casa tutti tifavano Juve, nel mio paese si tifavano solo squadre del nord, ma io scelsi il Napoli e non giocai mai con i giocatori di quel Napoli che tifavo. Però da piccolo li incontrai in un albergo e feci molte foto con loro”.
Una partita che vorresti rigiocare?
“Roma-Sampdoria. L’unico rammarico è non aver vinto qualcosa di importante con la Roma”.

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